Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Mozzo di Curdomo (Bg) il 22.12.1907, ha frequentato la scuola fino alla terza elementare, muratore e boscaiolo, antifascista. Ha 5 fratelli e 2 sorelle. In tre diversi periodi, tra il 1930 e il 1940, emigra in Francia, a Chateaurduy (dipartimento Indre), dal 5.11.1930 al gennaio 1931; Muormellon-le-Grand (Marne, Grand Est) dal marzo 1931 al novembre 1935 e Chatillon-sous-Bagneux (Hauts-de-Seine, Île-de-France) dal gennaio 1937 all’agosto 1940. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, si trova nei pressi di Parigi e in quanto italiano viene internato in campo di concentramento, da dove viene liberato dalle truppe tedesche, ma il 19.8.1940, per evitare il servizio militare nell’esercito francese, rientra a Curdomo, dove lavora come contadino in un campo di proprietà del padre. Nell’ottobre 1941 si iscrive al Pnf ma pochi giorni dopo, nel novembre 1941, si avvicina alla sede del fascio del suo paese e sulla pubblica via spara due colpi di fucile, gridando verso l’abitazione del segretario politico fascista del luogo, Candido Gamba: “ladro, pelandrù, becù, schifoso te, il tuo papa ed il tuo Mussolini. Ladri tutti gli italiani”. In Francia, stando alle sue affermazioni, ha lavorato nel film “Progresso”. Inoltre, secondo la sua stessa ricostruzione del 16.12.1941, avvenuta nelle carceri giudiziarie di Bergamo, “non ero stato ancora pagato perciò puntavo di tornare in Francia. I miei compaesani di Curdomo, venuti a conoscenza di questo volevano che io facessi venire il film in Italia e poiché io non volli si misero ad insultarmi per le strade e nelle osterie, e dovunque mi incontravano mi facevano scherzi di cattivo genere. Io per protestare contro questo contegno dei miei compaesani la sera del 1° dicembre sulla facciata della chiesa vecchia di Curdomo, servendomi di un pennellino e di pittura verde, scrissi la frase ‘Viva Rosvel viva Churchil. L’Italia superba vincerà i suoi debiti da pagare?’. Poi dopo per impaurire i compaesani sparai per terra un colpo di fucile caricato solo a polvere. All’indomani, io stesso sono andato a dire al vice-fiduciario del fascio quello che avevo fatto, pregandolo di dirlo al fiduciario ed anche ai carabinieri. Al giorno dopo, cioè il martedì 2 dicembre fui arrestato. Io sono stato riformato per il servizio militare per deperimento organico e per infermità mentale, però non sono mai stato al manicomio, dove è ricoverata una sorella di mia madre con una figlia di anni 30 circa”. Tra le carte del fascicolo sono presenti anche 2 lettere riservate, su carta intestata ‘Partito Nazionale Fascista – Federazione dei fasci di Combattimento – Bergamo’, indirizzate al prefetto dal segretario federale, che si firma ‘Sansepolcrista Gino Gallarini’. Nella prima, dell’1.12.1941, allegando copia del rapporto scritto dal segretario fascista di Curdomo a proposito degli spari indirizzati contro di lui da Mazzola, informa di avere “subito inflitto il provvedimento del ‘ritiro tessera’ a carico del Mazzola”, mentre nella seconda, del giorno dopo, scrive che Mazzola “si sarebbe pure reso colpevole di scritte murali inneggianti al nemico”. Nell’interrogatorio a cui viene sottoposto dai Cc di Ponte S. Pietro alle 19.30 del 2.12.1941 da parte del maresciallo maggiore Manlio Falavena, tra le altre cose afferma che “sono perseguitato dai fascisti di Mozzo e da altri del paese perché pretendono da me un ‘film’” a cui ho partecipato in Francia nel 1939 e durante la cui esecuzione mi hanno ‘magnetizzato’.” Il 3.12.1941 Mazzola viene tradotto presso le carceri giudiziarie di Bergamo, dove viene interrogato. Nella sua relazione del 24.12.1941 alla Questura e al comando dei Cc di Bergamo, il capitano dei Cc Alberto Lanoce scrive che Mazzola “in questi ultimi tempi aveva tenuto discorsi sconclusionati, tra cui una pretesa persecuzione da parte dei fascisti e della Francia, a causa di una sua prestazione in quello Stato estero per una pellicola cinematografica”. Inoltre, nel concludere il suo rapporto, il capitano Lanoce rileva che tra i parenti di Mazzola ci sono altre due persone affette da squilibri mentali: la zia materna Angela Limonta, a sua volta sposata ad un Mazzola, di 56 anni e in quel momento ricoverata presso l’ospedale psichiatrico di Bergamo, e la cugina di Mazzola, figlia della Limonta e di Angelo Mazzola, Beatrice, (32 anni, casalinga, più volte ricoverata all’ospedale psichiatrico). Il 31.12.1941 viene visitato dal medico delle carceri giudiziarie di Bergamo, Dr. Gualteroni, che lo trova idoneo al regime del confino ma, nel contempo, rileva “un certo squilibrio mentale, che non è pericoloso ma che, tenendo l’a. in osservazione, potrebbe essere chiarito e diagnosticato da uno specialista psichiatra”. Processato e condannato, dalle carceri giudiziarie di Bergamo il 6.1.1942 viene ricoverato presso l’Ospedale Neuro-psichiatrico Provinciale di Bergamo, accolto dal medico di guardia Dr. C. Ventriglia. Viene dimesso il 25.3.1942 dal direttore Dr. Alberto Rostan in via di esperimento e affidato alla famiglia. (G. Mangini)