Galbiati Giuseppe Angelo




Angelo
muratore
Da questo momento in poi, nelle carte conservate nel fascicolo inizia ad intrecciarsi una storia che ha due Galbiati protagonisti: l’una è quella del ‘vero’ Galbiati il quale, avendo smarrito il suo passaporto, il 9 o il 10.12.1930 ottiene dal Consolato di Parigi un foglio di via per il rimpatrio a proprie spese e il 12.12.1930 si presenta al valico di frontiera di Domodossola; l’altra è quella del ‘falso’ Galbiati, che entra in possesso del passaporto del primo (molto probabilmente da lui sottratto al legittimo proprietario) ma che in seguito il Galbiati ‘vero’, grazie ad una fotografia sottopostagli dalla Questura di Bergamo, riconoscerà come quella di un connazionale conosciuto in Francia. La posizione politica comunista del ‘falso’ Galbiati favorisce la confusione con il ‘vero’ Galbiati, le cui vicende si prestano ad essere interpretate in chiave antifascista. Il ‘vero’ Galbiati, infatti, rientrato a Bergamo presso la famiglia, nei giorni successivi si fa notare nei locali pubblici del quartiere di Campagnola elogiando la Francia, a proposito della quale Galbiati dice che ci si può vivere senza avere tante noie, aggiungendo che spera di ritornarvi per sempre. Qualcuno riferisce questi commenti al fiduciario del fascio di Campagnola, che lo minaccia di denuncia. Nonostante le sue affermazioni, tuttavia, Galbiati non lascia più l’Italia perché, pur avendo ottenuto di nuovo la concessione del passaporto nel febbraio 1931, non riesce a procurarsi lavoro in Francia. Questo mancato ritorno permette di chiarire la questione del ‘vero’ e del ‘falso’ Galbiati. In primo luogo va rilevato che la domanda inoltrata da Galbiati in Questura per il rinnovo del passaporto, alla luce del fatto che in precedenza era stato arrestato a Parigi il 1° maggio e che era stato segnalato negativamente dal fiduciario fascista di Campagnola, induce la Questura a svolgere indagini su di lui. Da tali indagini, però, come riferisce il prefetto di Bergamo al Cpc il 14.2.1931, emerge che è lo stesso Galbiati ad avere spontaneamente ammesso il suo arresto a Parigi, a proposito del quale, data la giornata di mobilitazione sindacale e politica, ne sottolinea le generiche ragioni di pubblica sicurezza e l’assenza di una qualche motivazione specifica; emerge inoltre che il rifiuto di rinnovo della tessera fascista al suo rientro dall’Africa nel 1929 era dipeso “da contrasti con i dirigenti locali. Attualmente però sta regolarizzando la sua posizione”. La conclusione è che il prefetto non ritiene Galbiati un antifascista, si dichiara favorevole al rinnovo della concessione del passaporto e alla sua radiazione dall’elenco dei sovversivi e chiede di conoscere le decisioni in tal senso del Ministero dell’Interno. Con un telegramma del 22.2.1931, il Ministero concede sia il rinnovo del passaporto che la radiazione di Galbiati dal novero dei sovversivi. E’ a questo punto che si inserisce la vicenda del ‘falso’ Galbiati, del quale non conosciamo il nome ma solo il soprannome. Si tratta di un uomo che, dopo essere stato a Parigi ed avere conosciuto il ‘vero’ Galbiati, al quale molto probabilmente ha sottratto il passaporto, il 15.10.1930 lascia la Francia e passa in Belgio, iscrivendosi all’indirizzo di rue du Grand Central 34 nel comune di Ransart (provincia dell’Hainaut, regione Vallonia), un sobborgo di Charleroi, dove fa parte della cellula comunista locale e legge il periodico comunista «Riscatto». Mentre il ‘vero’ Galbiati si avvia a concludere il suo soggiorno a Courbevoie e tornare in Italia, il ‘falso’ Galbiati in Belgio rimane senza lavoro e la direzione della polizia belga l’11.5.1931 decide la sua espulsione, che gli viene notificata il 19.5.1931. Costretto a lasciare Ransart il 22.5.1931, il ‘falso’ Galbiati dichiara di recarsi in Italia, ma a tutto luglio 1931 nessun valico di frontiera ne ha registrato l’ingresso. Nel frattempo, una spia fascista lo aveva segnalato al Consolato italiano di Bruxelles come propagandista comunista, in rapporto con Umberto Strocchi (n. Ravenna nel 1887, calzolaio e poi minatore, in RF, al Cpc b. 4975, fasc. 030599, 1914-1942, poi espulso dal Belgio proprio per motivi politici) e Germano Poggiaspalla (n. Fermignano, Ps, il 25.3.1902, contadino, comunista, residente a Fontaine-l’Evêque, in RF), aggiungendo di averlo già notato il 28.9.1930 in un caffé di Montignies-sur-Sambre, sobborgo di Charleroi, ad una “festa comunista organizzata dalla lega italiana antifascista del bacino di Charleroi e della S.R.I. della stessa regione. Galbiati era intento a scrivere su un taccuino di Poggiaspalla”. La segnalazione prosegue poi elencando i nomi delle persone con le quali Galbiati alloggia, tutte definite “politicamente sospette”: Guerrino Pegoraro (n. Montorso, Vi, l’11.6.1903, falegname, Cpc b. 3814), Mario Rossi (n. Montorso l’1.5.1905, bracciante, comunista, Cpc b. 4452), Fortunato Miola (n. Montorso il 3.5.1904, minatore, comunista, Cpc b. 3306), Bortolo Balzan (n. Quinto Vicentino il 6.4.1907, contadino, comunista, Cpc b. 297), Angelo Dotto (n. Arzignano il 5.7.1908, contadino, comunista, Cpc b. 1857), Arturo Montanari (n. Cesenatico il 2.4.1910, bracciante, comunista, Cpc b. 3362). In seguito a questa segnalazione, il 30.6.1931 Cpc dispone che Galbiati sia inserito nel BR e in RF con l’indicazione “fermare” e chiede alla Prefettura di Bergamo, “ai fini della regolarizzazione di questi atti, di far conoscere il mestiere che esercita il Galbiati”. Va però notato che l’iscrizione in BR e RF viene effettuata con i dati del Galbiati ‘vero’, ma si tratta del Galbiati ‘falso’. Il 24.7.1931 il Cpc, infatti, invia al prefetto di Bergamo un’informativa in cui ricostruisce cronologicamente i movimenti del ‘falso’ Galbiati in Belgio, nella convinzione che si tratti del Galbiati ‘vero’, dato che agli occhi del Cpc e della polizia fascista si tratta di una sola persona. Nella stessa informativa, inoltre, il Cpc informa la Prefettura di Bergamo che si riserva “di inviare due copie di fotografie del sovversivo predetto, riprodotte da altra pervenuta dalla stessa fonte”, cioè dalla fonte confidenziale, o informatore fascista che dir si voglia, che ha fornito le indicazioni sul ‘falso’ Galbiati, militante comunista. Il Cpc, infatti, il 14.8.1931 invia alla Prefettura di Bergamo due copie della fotografia tratta dal passaporto del ‘falso’ Galbiati. Come scrive il 31.8.1931 il prefetto di Bergamo nella sua risposta al Cpc, tale fotografia viene sottoposta al ‘vero’ Galbiati, rientrato a Bergamo nel dicembre precedente, e questi “ha dichiarato di riconoscere in essa un connazionale, del quale ignora il nome, chiamato da tutti col nomignolo di ‘Sansone’ o il ‘Grosso’ che dimorava nello stesso suo recapito in via Passée Brunoire 5. Il Galbiati stesso opina che il ‘Sansone’ gli abbia sottratto il passaporto (che egli infatti aveva in precedenza smarrito) sostituendone la fotografia”. Galbiati racconta inoltre che la conoscenza con ‘Sansone’ a Parigi è avvenuta nei pressi della Gare de Lyon, dove i due dimoravano nello stesso albergo, adiacente alla trattoria ‘Venezia’ dove Galbiati consumava i pasti e dove l’esercente era un cugino di ‘Sansone’.
Il 27.11.1931 il Cpc scrive alla Prefettura di Bergamo, informando che sono stati disposti accertamenti per scoprire l’identità della persona che si è fatta passare per Galbiati, ma soprattutto rimproverando di negligenza a Prefettura, alla quale vengono richiedeste spiegazioni: “questo Ministero deve far rilevare che codesta Prefettura solo nell’agosto u.s. ha riferito che l’individuo in oggetto (ndr: il ‘vero’ Galbiati) non era più riespatriato e quindi non poteva identificarsi con l’omonimo di cui sopra (ndr: il ‘falso’ Galbiati). Precedentemente invece, codesto Ufficio aveva anche richiesto l’iscrizione del Galbiati Giuseppe di Isaia nella Rubrica di Frontiera e nel Bollettino delle Ricerche, senza prima accertare se lo stesso si trovasse effettivamente all’estero. Ciò premesso, mentre si prega di far revocare tali iscrizioni, si prega altresì di fornire chiarimenti circa l’omissione rilevata”. Infine, si chiede alla Prefettura di Bergamo “di precisare in quale città il Galbiati risiedeva allorché conobbe il Sansone”. A questo scopo Galbiati il 30.11.1931 viene convocato in Questura e l’1.12.1931 il prefetto di Bergamo riferisce al Cpc su quanto ha dichiarato Galbiati in Questura, secondo il quale per identificare ‘Sansone’ utili informazioni potrebbero venire dall’esercente della trattoria ‘Venezia’ di Parigi, posta accanto all’albergo dove Galbiati ha risieduto e dove, verosimilmente, è avvenuto il furto del suo passaporto. Inoltre, rispondendo al rimprovero del Cpc sulle mancate informazioni da Bergamo circa il fatto che il Galbiati ‘vero’ non era più tornato in Francia, il prefetto aggiunge che “ho disposto che il funzionario responsabile sia richiamato ad un maggior diligenza nella trattazione delle pratiche”. Nel luglio 1933 Galbiati vive ancora nel quartiere di Campagnola e alla data del 25 dello stesso mese l’agente Sante Jacobazzi della squadra politica della Questura esprime parere negativo alla radiazione di Galbiati dall’elenco dei sovversivi perché “continua a mantenere regolare condotta morale e politica ma cela sempre le sue idee antifasciste. Non è iscritto al P.N.F., è iscritto al Sindacato Fascista edile”. Il Cpc, intanto, prosegue le indagini per identificare la persona denominata ‘Sansone’ che si è fatta passare per Galbiati, ma l’11.8.1933 informa il prefetto di Bergamo che non vi è ancora riuscito. Radiato l’1.9.1933. Nel fascicolo sono conservate tre diverse fotografie, ma qual è quella del Galbiati ‘vero’? Alla luce della vicenda qui sopra ricostruita, è ragionevole pensare che la fotografia ‘giusta’ sia quella che è stata inviata dalla Prefettura di Bergamo al Cpc insieme all’informativa del 17.7.1930. Tale fotografia, infatti, è stata allegata da Galbiati alla sua domanda alla Questura di Bergamo per il rilascio del passaporto con il quale si è poi trasferito in Francia. Le altre due immagini fotografiche conservate nel fascicolo sono quelle recuperate in Belgio, dove il ‘vero’ Galbiati non è mai stato e dunque raffigurano il ‘falso’ Galbiati. (L. Citerio, G. Mangini, R. Vittori)
(padre)
(madre)
Bergamo
Lombardia
Italia
via Campagnola 41
(1906/01/02 – )
Courbevoie
Île-de-France
Francia
(1929 – 1930)
Bergamo
Lombardia
Italia
(1930 – )
1930
Durante il suo soggiorno inFrancia viene derubato del passaporto da parte di un ignoto militante comunista. che usa il documento in Belgio.
fotografia da documento identificativo
fotografie private
(foto-tessera diversa dalle precedenti)