Bolis Antonio Bortolo


Bortolo
contadino
manovale
“la sera del 1° dopo aver bevuto del vino si sono diretti verso la frazione Cereda per recarsi alle loro abitazioni nell’altra di Pratomolone. Giunti in Cereda, verso le ore 22.30 – 23 circa, hanno cantato diverse canzoni e schiamazzato, specie indirizzando le canzoni di una giovane del luogo ex fidanzata di Bolis Pietro di Carlo. Data l’ora tarda i giovani sono stati invitati dalla popolazione del luogo ad andarsene a casa, ma essi gridarono ancora di più insultando le persone che si erano affacciate e gridando evviva il 1° maggio. Essi si allontanarono verso le ore 24 circa. Il 3 maggio c.a. li chiamai in comune rimproverandoli e ritenendo che la cosa non fosse grave, per aver detto evviva il 1° Maggio, mi limitai ad invitarli per gli schiamazzi fatti, a versare la somma di L. 400 complessiva a beneficio delle opere assistenziali. Subito non aderirono; poscia si decisero ed accettarono; ma sino ad oggi non hanno versato nulla. L’11 Giugno 1933 venni a conoscenza che essi avevano gridato anche ‘Bandiera Rossa’ per cui riferii verbalmente, in qualità di Segretario Politico, il fatto alla Federazione Provinciale Fascista, il 13 andante in occasione della mia venuta a Bergamo”. Al termine della lunga escursione dei testimoni, il tenente dei Cc Eusilde Merello spedisce il 10.7.1933 il suo rapporto finale sulla vicenda alla Questura di Bergamo. Nel rapporto del 30.7.1933 redatto dal questore per il prefetto, i 4 cugini vengono definiti “di carattere un po’ spavaldo” ma immuni da precedenti; tuttavia, “poiché la manifestazione avvenne proprio nella ricorrenza del primo maggio e fece penosa impressione tra la quieta e laboriosa popolazione di Erve”, il questore ne propone l’ammonizione. In realtà Bolis viene diffidato il successivo 7.8.1933. Il 15.11.1934 il tenente dei Cc di Bergamo, Aniello D’Oro, informa la Questura che Bolis non è iscritto al Pnf e “non ha dato alcuna priva di ravvedimento”. La stessa considerazione viene fatta dal tenente dei Cc di Bergamo Emilio Scoccia il 12.10.1936 e il 23.11.1938. Nel 1938 Bolis risulta sposato con Ernesta Bolis. Con un’informativa del 23.9.1941 indirizzata alla Questura, il tenente Angelo Magistri dei Cc di Bergamo ne propone la radiazione dallo schedario dei sovversivi perché “da qualche anno e precisamente dal 1935, il Bolis frequenta compagnie di fascisti, prende parte alle cerimonie patriottiche, ed è entrato in simpatia a tutti gli appartenenti al P.N.F.”. Tuttavia, nello stesso documento, poche righe prima del passo appena citato, si rileva che Bolis “negli anni 1919, al 1925, militò nel partito socialista come semplice gregario, non risulta abbia svolto propaganda in seno al Partito stesso”. Si tratta di un’affermazione priva di senso, dato che Bolis nel 1919, quando cioè avrebbe iniziato la sua militanza socialista, aveva solo 8 anni. Nel fascicolo è conservata la sua carta d’identità obbligatoria come sospetto politico e una sua fotografia. Radiato nel 1942. (G. Mangini, R. Vittori)
(padre)
Morto in seguito ad una malattia contratta sotto le armi durante la prima guerra mondiale.
(madre)
(sorella)
Nata a Erve il 5.5.1913.
(sorella)
Nata a Erve l’8.7.1915
(moglie)
Nata nel 1915.
Erve
Lombardia
Italia
frazione Pratomolone
(1911 – )
1933/05/01
La sera del 1° maggio 1933, insieme ai cugini, tutti ubriachi inneggiano al 1° maggio e cantano ‘Bandiera rossa’.
(1933/08/07 – )
fotografia
carta d’identità come sospetto politico