Trovesi Michele

calzolaio
“Questa mattina fu chiamato avanti il Tribunale penale certo Trovesi Michele, che ha al suo attivo una collana di condanne di tutte le autorità giudiziarie del Regno. É imputato di avere il 4 febbraio u. s. in Calusco d’Adda minacciato pubblicamente di morte S. E. l’on. Suardo, cui attribuiva di essere stato causa della perdita della pensione quale mutilato. A Calusco si spacciava ex-capitano dei bersaglieri, si vantava di essere stato in Svizzera assieme all’on. Mussolini, di avere altra volta sparato contro l’on. Suardo cinque colpi di rivoltella e un tubo di gelatina, e di voler fargli la pelle alla prima occasione. Tutta questa… sparatoria insussistente doveva far ritenere il Trovesi o ubbriaco o pazzo. Arrestato, ripeté al maresciallo dei RR. Carabinieri le stesse fanfaluche, che oggi in Tribunale gli procurarono la condanna a 4 mesi di reclusione ed a 100 lire di multa, che serviranno a tarpargli le fantasie”. Dopo la carcerazione e la relativa ammonizione, rimane a Scanzorosciate fino al 4.10.1925 lavorando come calzolaio, per poi allontanarsi senza lasciare traccia. Inizia così un fittissimo intreccio di richieste di informazioni e ordini di rintraccio, in cui accade che il nome di Trovesi venga scritto in modo erroneo (Travesi o Pratesi), con la conseguenza che le stazioni dei Cc di Bergamo e provincia, le Prefetture e le Questure e gli uffici del Ministero dell’Interno cercano anche la fotografia di un uomo che non esiste. In realtà, la difficoltà di rintracciarlo, come lo stesso Trovesi afferma nel verbale d’interrogatorio del 22.5.1926 da parte del commissario di Ps, dipende dal fatto che “conducevo vita miserrima non essendo riuscito a trovare alloggio ed essendo costretto a dormire in un fienile. Vistomi perciò nell’impossibilità di condurre una vita possibile ed essendomi anche accaduto di essere stato derubato dei ferri del mio mestiere decisi di andare altrove allo scopo di trovare una onesta e proficua occupazione. Mi recai pertanto a Lecco ove dopo sei o sette giorni trovai un padrone che mi offrì lavoro del mio mestiere in Val Trompia e precisamente a Ome (vicino al lago d’Iseo) presso il sig. Mangili Costante ove rimasi fino al 6 gennaio u.s.”. Il 9.12.1925 la Pretura di Pontremoli (Ms) emette mandato di cattura nei suoi confronti per non aver pagato l’ammenda di 30 lire inflittagli per ubriachezza. Intanto, dalla metà di dicembre 1925 alla fine di gennaio 1926 Trovesi lavora come calzolaio nella frazione Martignaga del comune di Ome (Bs), nel mese di febbraio svolge lo stesso lavoro a Rocca d’Anfo (Bs) presso il calzolaio addetto alla caserma dei Cc locali, mentre dagli inizi di marzo al 10.5.1926, sempre come calzolaio, lavora nella frazione San Giovanni del comune di Polaveno (Bs). Il 22.3.1926 la Prefettura di Roma con telegramma urgente chiede a quella di Bergamo di confermare il possesso di una fotografia di Trovesi, aggiungendo che comunque è già stata inserita in BR del 22.10.1925 n. 246, schedina 7996. Il 17.5.1926 i Cc di Seriate (Bg) lo arrestano definendolo sovversivo, contravventore all’ammonizione e come tale già condannato dalla Pretura di Bergamo il 5.2.1926 a un mese di reclusione e a un anno di vigilanza speciale di Ps. Il 18.6.1926 viene dimesso dalle carceri giudiziarie di Bergamo e ricondotto a Scanzorosciate. Il 10.11.1926 il maresciallo capo a piedi Vittorio Dall’Aglio, comandante dei Cc di Seriate, informa la Questura di Bergamo che Trovesi, benché ammonito, ha lasciato la sua abitazione di Scanzorosciate “per ignota destinazione rendendosi contravventore alla giudiziale ammonizione ed alla vigilanza speciale di Ps”. Pertanto, il 27.11.1926 il pretore di Bergamo lo condanna a un mese di reclusione per contravvenzione all’ammonizione (art. 234 nuovo CP): la pena, comprendendo i giorni di carcerazione già scontati, deve terminare il 15.12.1926. Il 12.12.1926 il Ministero dell’Interno invia un telegramma alla Prefettura di Bergamo in cui, dopo aver preso atto delle condanne al confino inflitte dalla Commissione Provinciale di Bergamo, dispone che Alessandro Caglioni, Battista Bonomi, Giuseppe Beltrami, Vittorio Barcella, Guido Galimberti, Gaetano Ghirardi ed Egidio Corti siano destinati alla colonia di Lampedusa; Angelo Leris, Dino Secco Suardo e Amedeo Cominetti verranno destinati al confino solo dopo il loro arresto, non ancora avvenuto, mentre per Luigi Vitali e Michele Trovesi, già detenuti, si attende il completamento delle pene in esecuzione. Nel frattempo, per avere espresso propositi di omicidio nei confronti del gerarca fascista bergamasco conte Giacomo Suardo, l’1.12.1926 viene condannato a 4 anni di confino di polizia, che il Ministero dell’Interno, con telegramma dell’11.1.1927, indica doversi trascorrere a Lipari. Durante la detenzione nelle carceri giudiziarie di Bergamo, in attesa di conoscere la sua sorte Trovesi scrive di suo pugno una lettera (il testo originale è conservato nel fascicolo), senza data ma molto probabilmente del dicembre 1926, indirizzata al prefetto di Bergamo, nella quale respinge tutte le accuse che gli vengono rivolte. Dimesso dalle carceri di Bergamo il 21.1.1927, il giorno stesso viene fatto partire per il confino. Giunto a Lipari il 9.2.1927, viene liberato l’11.3.1927 perché il 5.2.1927 la Commissione d’Appello accoglie parzialmente il suo ricorso contro la condanna, convertendo la detenzione in ammonizione, che gli viene inflitta dalla Questura di Messina. Questo il testo del suo ricorso:
‘Ill.mo Sig.or Prefetto – Bergamo
Io qui sottoscritto Trovesi Michele, già dal 15 Novembre qui detenuto in queste C. G. per contravvenzione alla monizione e vigilanza speciale, oltre più avvisato dalla Comizione presediuta dalla S. V. qui riunitasi in Bergamo per esaminare, assecondo più o meno gli uomini pericolosi al Regime in fatti di politica o soversivi fra i quali fui annoverato anch’io sotto l’imputazione di difamato per delitti di minacce e mendicità e ubriachezza perché professo principii soversivi.
Tuttociò mi si addice, a mio carico sta pure giudicare lo stato di condotta che da dopo guerra invalido di guerra abbandonato qual convalesciente sprovisto di casa nella più squallida condizione convalesciente e impotente guadagnarmi per vivere dopo reiterati ricorsi invane erano le mie supliche mi recai a piedi a Roma.
Questo è il compenso e le promesse di assistenza coll’inviarmi al confine!
Mi si dichiara difamato per delitti e io domando a questa comizione i delitti difamanti che mi si addebita.
Vedo in questo ambiente di dolore uomini dediti ai delitti di furto rapina agrezione ecc. che più volte qui condanati difamati in altri e più delitti e non sono questi esseri più depravati dime; ma al contrario passano come dei più onesti sono considerati al merito. Tuttociò chiamazi giustizia a che giova i tribunali se oggi si condanna un uomo senza conoscerlo solo sotto un’imputazione ovvero a giudizio di qualche persona che gode stima e fama di fronte alla legge o rapresenta un gruppo di cui fan parte tanti di coloro che amministrano l’ordine publico son questi gli uomini che eseguiscono col colpire più o meno uomini colpevoli o non colpevoli basta dimostrino di aver fatto il lor dovere verso la società e verso i suoi superiori e verso lo stato.
Vedo pure uomini infondano le mani nelle casse, ma pur suo onor non è leso la sua sorte sempre migliore.
Oggi mi si minaccia mi si insulta mi si difama mi si dichiara pericoloso alla società al regime.
Io debbo tacere?
Perché mi si vuol far bere il calice dell’amarezza e farmelo inghiottire dolce è forse questo quello che mi son guadagnato coll’amor patrio coll’ubidienza coll’espormi all’arduo cimento della morte che la metralia nemica non risparmiava, dove sono i moralisti che spingevano all’arduo cimento flotte di uomini colle più dolci parole colle più grandi promesse, coi più santi affetti dipingeva l’amor patrio.
Haime dove sono questi uomini oggi?
Cosa fanno codesti condottieri?
Che diranno dei suoi fedeli?
Vorrei bene una risposta a queste tre mie domande e a tutte 3 farei ben conosciere che i miei 46 anni non le ho consumati nel disordine di una vita randagia e non fui mai a carico di nessuno e oggi mi si vuol metter a carico dell’erario dello Stato. Ben meglio sarebbe mi avessero a darmi quella meschina penzione che mi anno da due anni tolta.
Da ben due anni reclamo un passaporto e non mi si fu mai concesso mi si dia a me la 4a parte del costo che si assume la provincia per il mantenimento di quatro anni al confine e io gli dimostrerò di non esser pericoloso alla società come pure al regime.
Con tutto questo dichiaro chi si condanna a il diritto di esporre le sue ragioni di fronte ai suoi giuduici e chi osserva leggi debbono saper giudicare colla persverante disciplina impostagli dale leggi e all’ora il giustiziato conoscierà il suo suplizio come colpa e non rinfacierà al mondo l’odio e la persecuzione che nascie nei ceti della società odierna.
Null’altro mi resta a dire che da due mesi mi trovo in questa casa di dolore. Voglio e desidero sapere quanto sia deciso a mio riguardo.
Con osservanza l’umil supplicante
Trovesi Michele”.
Rientrato a Scanzorosciate il 15.3.1927, il giorno stesso viene sottoposto a vigilanza speciale. L’1.4.1927, con il consenso dei rispettivi podestà, si trasferisce a Pradalunga per lavoro. Tuttavia, già il 6.4.1927 Trovesi si allontana senza indicazione alcuna sulla sua destinazione, lasciando piccoli debiti per cibo e bevande. La Questura di Bergamo dirama subito le ricerche, che all’1.6.1927 sono infruttuose. Il 25.11.1927 viene arrestato a Chignolo Po (Pv) e denunciato per contravvenzione alla vigilanza speciale. Tuttavia, con sentenza 17.1.1928 del Tribunale di Pavia viene assolto dall’imputazione di aver contravvenuto alla vigilanza speciale. Rientrato a Scanzorosciate il 28.1.1928, viene di nuovo sottoposto all’ammonizione, sospesa per il periodo della vigilanza speciale e per quello del confino. Il 10.2.1928, però, contravviene di nuovo all’ammonizione. Arrestato a Zogno (Bg), viene denunciato e condannato il 29.2.1928 dal pretore di Zogno a 3 mesi e 15 giorni di arresti, ridotta a 2 mesi ma con l’aggiunta di 2 anni di vigilanza speciale per effetto della sentenza del Tribunale di Bergamo del 28.4.1928. Dimesso dal carcere il 14.5.1928, lo stesso giorno rientra a Scanzorosciate. Nel luglio 1931 viene arrestato dai Cc dell’Aprica su ordine di cattura della Pretura di Bergamo, dovendo scontare 84 giorni di reclusione per inosservanza di pena. Tradotto nelle carceri di Tirano (So), ne esce il 28.11.1931, quando viene rimpatriato con foglio di via obbligatorio. Come riferisce la Questura di Sondrio nel suo rapporto del 18.2.1932 al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato e alla Questura di Bergamo, Trovesi viene arrestato il 5.2.1932 dalla Milizia Confinaria di Madonna di Tirano (So) perché in una trattoria di Villa di Tirano si era qualificato come ex-capitano degli arditi e aveva pronunciato frasi contro Mussolini, ricostruite dal Commissario dell’ufficio di Ps di confine di Tirano, Michele Cutuli, dopo aver interrogato in proposito alcuni testimoni. Tra questi, Paolo Merlo dichiara che Trovesi, rivolto ad un gruppo di persone che stavano giocando a carte, avrebbe detto: “Durante la guerra ero capitano nel reparto d’assalto e fui confinato per la mia cattiva condotta. Entro il 1932 Benito Mussolini dovrà morire oppure l’ammazzano i suoi compagni”. Il testimone Pietro Bassi riferisce le seguenti parole di Trovesi: “Durante la guerra per 96 giorni fui capitano degli arditi, riportando delle ferite alla testa e alle mani. Trovandomi insieme col Capo del Governo, questi si prestò a curare le ferite da me riportate. A guerra finita mi sono rivolto al Duce per avere degli aiuti economici ed Egli mi inviò lire 500”. Nella ricostruzione della questura di Sondrio “il Trovesi avrebbe aggiunto che per l’aiuto ricevuto doveva essere grato a S.E. il Capo del Governo, ma che, con suo rammarico, sarebbe stato ucciso dai compagni nel 1932 oppure si sarebbe suicidato. La comitiva raccolse ridendo le suddette frasi, nella persuasione che si trattasse di un ubriaco o di un esaltato. Il Trovesi infatti era alticcio”. La perquisizione effettuata nella sua abitazione a Villa di Tirano ha avuto esito negativo, che per la Questura locale costituisce un’indiretta conferma del fatto che Trovesi non ha svolto alcuna propaganda sovversiva in sede locale. Il 9.4.1932 viene condannato dal pretore di Tirano a 4 mesi di arresti per ubriachezza. A tutto il 21.5.1928 accumula 19 condanne per reati contro la proprietà e le persone. Dal 1934 lascia Scanzorosciate senza farvi ritorno. Il 20.11.1941 il Cpc segnala alla Prefettura di Bergamo che è dalla nota n. 4850 del 17.6.1929 che non riceve più informazioni su di lui. Il 21.8.1947 è incluso come apolitico nell’elenco dei confinati politici durante il regime fascista. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. Cpc, b. 5231, fasc. 045411, 1925-1941. (G. Mangini)
(padre)
(madre)
(fratello)
Torre de’ Roveri
Lombardia
Italia
(1880 – ?)
Scanzo
Lombardia
?
(1934 – )
1915
– 1918
Partecipa alla prima guerra mondiale.
1925
In stato di ubriachezza, più volte minaccia pubblicamente di morte il fascista conte Giacomo Suardo.
(1926/12/01 – 1927/03/11)
Per avere espresso propositi di omicidio nei confronti del gerarca fascista bergamasco conte Giacomo Suardo, l’1.12.1926 viene condannato a 4 anni di confino di polizia.
( – )
Il 5.2.1927 la Commissione d’Appello accoglie parzialmente il suo ricorso contro la condanna al confino, convertendo la detenzione in ammonizione, che gli viene inflitta dalla questura di Messina.
fotografia
Busta
5231,
Fascicolo
045411