Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bergamo il 29.3.1880, dove risiede nel quartiere Campagnola in via dei Prati 9, socialista, muratore. Il 28.4.1904 si sposa a Pagazzano (Bg) con Giuseppa Elisabetta Boselli (n. a Pagazzano il 10.6.1884). Pregiudicato, ex-combattente nella prima guerra mondiale nel periodo 1916-1918. Il 26.10.1907 la Corte d’Appello di Brescia lo condanna a 5 mesi di reclusione per lesioni. Il 30.1.1928 la Pretura di Bergamo lo condanna a 240 lire di ammenda per contravvenzione alla legge “Ass. Soc.”. Il 30.3.1930 la Pretura di Bergamo lo condanna a pagare 30 lire di multa per ubriachezza. L’1.5.1931 viene arrestato alle ore 18 dai Cc in via Campagnola a Bergamo perché, come riferiscono per telegramma i Cc di Bergamo al Ministero dell’Interno, al comando generale dell’Arma a Roma, al comando di legione dei Cc di Milano, alla Prefettura di Bergamo, al comando dei Cc di Bergamo e alla Questura di Bergamo, “alterato vino, inneggiava festa comunista 1° Maggio et pronunciava frasi offensive Capo Governo”. Il 5.5.1931 viene condannato dal Tribunale di Bergamo a 3 mesi e 15 giorni di reclusione e al pagamento di 300 lire di multa. Il 25.9.1931 viene ammonito dalla Commissione Provinciale di Bergamo, composta dal vice-prefetto comm. nob. Dr. Mario Caccialupi Olivieri, dal questore Vincenzo Giannitrapani, dal sostituto procuratore del Re cav. dr. Socrate Martucci, dal capitano dei Cc Salvatore Amoroso, dal seniore comandante interinale della XIV legione Mvsn cav. Guido Paglia. Il 20.10.1931 viene aperta la sua scheda biografica. Il 24.2.1932 i Cc di Bergamo informano Prefettura e Questura locali che Galbiati ha detto “Lazzarone di Mussolini, delinquente di Mussolini, i preti sono tutti impostori e vigliacchi e al Governo ci sputo in faccia”. Nel luglio 1932 viene condannato a un anno e due mesi di reclusione perché ubriaco indirizza frasi oltraggiose a Mussolini e al termine della detenzione viene ammonito il 30.7.1933. Il 15.3.1937, mentre per strada passano in bicicletta due guardacaccia fascisti, Zenone Riva e Antonio Capitanio, Galbiati li apostrofa dicendo “Mussolini è un mascalzone”. Il 5.4.1937 viene condannato a tre anni al confino di polizia dalla Commissione Provinciale e destinato alle isole Tremiti (Fg), poi a Cittanova (Rc), dove giunge il 17.7.1937 e dove nel 1938 viene condannato a 6 mesi di arresto per ubriachezza e bestemmia e internato nel carcere di Palmi (Rc). L’1.1.1939 viene trasferito a Morano Calabro (Cs), mentre il 14.3.1940 viene trasferito alla colonia di Pisticci (Mt). Il 22.7.1940 torna a Bergamo da Pisticci per fine pena. NNel frattempo la moglie sopravvive a stento facendo ogni tanto qualche lavoro come domestica di famiglie vicine e vivendo in un unico locale, del quale deve comunque pagare l’affitto. I due coniugi hanno avuto 13 figli, dei quali però nel 1939 ne sopravvivono solo tre, sposati e fuori di casa, Giuseppe, Tarcisio e Mario, i quali, trovandosi in difficili condizioni economiche, non sono in grado di aiutare la madre, tanto che il 12.12.1939 il capitano Giuseppe Passanisi dei Cc di Bergamo si rivolge alla Questura, esprimendo parere favorevole alla “concessione di un sussidio straordinario alla moglie. Non si ritiene invece il caso di esprimere parere favorevole per il condono di un anno di confino, trattandosi di elemento che per i suoi precedenti politici non può essersi ravveduto al punto di meritare un atto di clemenza”. Il 27.8.1940 Galbiati scrive al questore una lettera autografa, conservata nel fascicolo, nella quale chiede di essere aiutato a trovare un lavoro. Sullo stesso foglio, il commissario di Ps annota un appunto rivolto alla squadra politica “perché all’occasione inviti il Galbiati a presentarsi al Sindacato di categoria; in caso la questura interverrà per raccomandarlo” e, subito sotto, è apposto un altro appunto: “31.8.1940. Comunicato all’interessato quanto sopra è detto. Belmonte”. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. Il 21.8.1947 viene inserito come socialista antifascista nell’elenco dei condannati politici durante il regime fascista. Cpc, b. 2233, 1931-1941, scheda biografica. (L. Citerio, R. Vittori)