Visentini Gustavo

Visentini Gustavo

Busta
117
Fascicolo
3505
Primo estremo
1939
Secondo estremo
1939
Cognome
Visentini
Nome
Gustavo
Presenza scheda biografica
no
Luogo di nascita
Data di nascita
1879/04/10
Professione

commerciante

Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Campagna Lupia (Ve) il 10.4.1879, commerciante, antifascista, dal 1922 con la famiglia si trasferisce a Bergamo (formalmente nel giugno 1927) in via A. Locatelli 34 con la moglie, il figlio Gino e la madre e proviene da Badia Polesine (Ro). Nel 1939 risiede temporaneamente a Milano in via Tasso 8. Nel luglio 1939 una ‘fonte fiduciaria’ della Questura di Milano informa che Visentini frequenta spesso una latteria di via Santa Maria della Porta e che, durante la sua permanenza nel locale, si abbandona sempre a commenti critici e a giudizi negativi contro il regime fascista. La Questura di Milano incarica il vigile urbano Secondo Moroni, in realtà uno degli addetti all’Ufficio Politico della Questura, di recarsi nella stessa latteria e fingersi un avventore casualmente seduto al tavolo insieme a Visentini. Questi cade nella trappola, dato che si lascia andare ad affermazioni che poi vengono puntualmente riferite alla Questura di Milano dal Moroni. Visentini afferma così che le imposte sarebbero state aumentate del 30% perché “al Governo, per tirare avanti la baracca traballante, occorrevano sette miliardi di lire”; poi, che “la politica del Duce è costruita sull’arena e al minimo soffio tutto dovrà cadere”, commentando che “quell’uomo è un pazzo ed un ubbriaco, non comprende più nulla, ha la mania dell’applauso”. Inoltre, per sostenere quest’ultima affermazione, racconta che suo figlio Gino, critico della rivista «Cinema», gli ha riferito che Mussolini vuole essere applaudito quando si incontra con i ministri nei corridoi della Camera. Ancora, che gli italiani non hanno energia e non sanno scuotere il giogo fascista e che preferiscono restare in Italia pur rimanendo oppressi, mentre lui se ne andrebbe volentieri se appena potesse perché “la patria è dappertutto dove si mangia” e, infine, che “basta andare a Roma con un po’ di biglietti da mille da regalare ai Ministri per ottenere qualsiasi concessione”. L’1.8.1939 la Commissione Provinciale di Milano (composta dal prefetto Mario Di Goitzeta, dal Procuratore del Re avv. Michele Dello Russo, dal questore Gaetano Laino, dal Comandante dei Cc Raffaele Galleani e dal Console Mvsn, Giuseppe Achilli) lo condanna al confino di polizia per 5 anni “per avere manifestato sentimenti di netta avversione al regime” e per offese a Mussolini. Confinato a Maida (Cz) per 5 anni, poi ridotti a 3 in appello, viene liberato nel giugno 1942. Nel fascicolo è conservata una sua foto segnaletica in doppia posa. Cpc, b. 5441, fasc. 138433, 1939-1942, con scheda biografica. (G. Mangini)
Familiari
Visentini Luigi

(padre)

Isoli Mia Domenica

(madre)

Visentini Gino

(figlio)

Nato a Badia Polesine il 10.4.1907, pittore, iscritto all’Accademia Carrara di Bergamo a partire dall’a.a. 1924-1925, è uno degli ultimi allievi di Ponziano Loverini (cfr. Il Premio Bergamo 1939-1942. Documenti, lettere, biografie, Electa, Milano 1993, p. 365). Fondatore della rivista “Cronache” (I, 1932), stampata a Clusone, collabora alla rivista quindicinale “Cinema” (Roma, il primo n° esce il 10.7.1936) dal febbraio 1937, e alla rivista “Il Selvaggio” di Mino Maccari a partire dal 30.9.1933. Nel 1935 si trasferisce definitivamente a Roma. Nel dopoguerra lavora anche come sceneggiatore cinematografico, collaborando tra gli altri con Pier Paolo Pasolini.

Luoghi di residenza

Badia Polesine

Veneto

Italia

(? – 1927)


Milano

Lombardia

Italia

via Tasso 8

(1939 – 1939)


Maida

Calabria

Italia

confino di polizia

(1939 – 1942)

Fatti notevoli

1939/07

– 1939/07

Nel luglio 1939, in una latteria di Milano, alla presenza di un informatore della Questura, Visentini si abbandona a commenti critici nei confronti del fascismo e di Mussolini, come il fatto che le imposte sarebbero state aumentate del 30% perché “al Governo, per tirare avanti la baracca traballante, occorrevano sette miliardi di lire”, che “a politica del Duce è costruita sulla rena e al minimo soffio tutto dovrà cadere”, commentando che “quell’uomo è un pazzo ed un ubbriaco, non comprende più nulla, ha la mania dell’applauso”.

Sanzioni subite
confino politico

(1939 – 1942)

L’1.8.1939 la Commissione Provinciale lo condanna al confino di polizia per 5 anni di confino a Maida (Cz) “per avere manifestato sentimenti di netta avversione al regime” e per offese a Mussolini. La pena viene ridotta a 3 anni in appello.

In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
no
Esclusione dallo schedario
no
Documentazione allegata

fotografie scattate dagli organi di polizia

Altre fonti archivistiche
(ACS-CPC) Archivio centrale dello Stato (Roma), Casellario Politico Centrale

Busta

5441,

Fascicolo

138433

Riferimenti bibliografici
Antifascisti Cpc 1998, vol. 19

riferimento p. 110

Pubblicato in 1931-1940, Anagrafe sovversivi, antifascista, Busta 117, Campagna Lupia (Ve), commerciante, Condanna, Confino politico, Esclusione dallo schedario: no, Foto, Genere maschile, In Bollettino ricerche: no, In Rubrica di frontiera: no.