Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Mologno di Casazza (Bg) il 30.10.1906, residente a Casazza, manovale, bracciante, celibe, antifascista. Ha prestato servizio militare come soldato di fanteria. Emigrato in Francia dal 1928, rientra a Casazza nel 1939. Il 12.5.1940 nell’albergo Fonti di Gaverina (Bg), gestito da Achille Battaglia (fu Pio e Stella Guarnieri, n. Pieve San Giacomo, in provincia di Cremona, l’11.2.1883), dopo aver bevuto dice pubblicamente: “Viva la Francia! Viva La Russia! Rispetto il Re, ma gli altri capi e governanti non li conosco. Queste sono parole che vengono dal cuore”. Le parole vengono udite da Bortolo Suardi (di Giovanni, n. a Gaverina il 7.11.1911) segretario del Pnf di Casazza, e dall’albergatore Battaglia, che allontana Totis dal locale, sollecitato a ciò anche dalla sorella Maria Totis, di 21 anni, con la quale era entrato nel locale per cenare, che lo riaccompagna a casa. Il giorno dopo, 13.5.1940, alle 6 del mattino viene arrestato dal brigadiere a piedi Pompeo Schiavio, comandante della stazione dei Cc di Casazza che, una volta in caserma, lo interroga alle 6.30. Totis ammette di aver detto ciò che gli viene imputato, giustificandosi col dire che, al suo ingresso nel locale, aveva sentito qualcuno dei presenti dire “‘É qui il francese”. Indispettito per il commento, aveva pronunciato le frasi incriminate. Nel verbale del 5.6.1940, di suo pugno scrive: “Pronunziai le frasi che mi si contestano perché non volevo essere ritenuto francese e perché avevo bevuto, ma non avevo in animo di fare dell’antifascismo”. Nel rapporto alla Questura e al comando dei Cc di Bergamo, a proposito di Totis il brigadiere Schiavio riferisce che “nei riguardi della sua condotta politica finora non ha mai dato luogo a rimarchi, però da un anno è rimpatriato dalla Francia dove aveva trascorso 11 anni e si dice abbia subito un procedimento penale per omicidio. Di limitata cultura. Non è iscritto a partiti o ad associazioni del regime, non ha mai partecipato a manifestazioni patriottiche per cui è da ritenersi che le sue idee siano sovversive”. Dopo aver avuto l’autorizzazione da parte del Ministero degli Interni all’assegnazione al confino, giunta per telegramma il 22.5.1940, il 5.6.1940 la Commissione Provinciale di Bergamo lo condanna a 2 anni confino politico in quanto “pericoloso per l’ordine nazionale”. Tuttavia, grazie alla circolare del 21.1.1939 n. 700 del confino di polizia, può beneficiare del condono di un terzo della pena, in virtù del quale il termine previsto del periodo di confino è il 10.10.1941. Il 16.8.1940 la direzione delle carceri giudiziarie di Bergamo informa la Questura che Totis deve essere tradotto alla colonia dei confinati di Pisticci (Mt), dove giunge il 24.8.1940 dopo essere sceso alla stazione ferroviaria di Bernalda (Mt) e poi trasferito a Pisticci. Totis chiede subito il permesso di corrispondere con Giovanna Totis (n. a Mologno di Casazza il 24.3.1879, via dei Santi 53, Casazza), che gli viene accordato nel novembre 1940 perché, come scrive il 23.9.1940 il capitano dei Cc di Bergamo Ermete Magnaghi alla Questura di Bergamo e alla direzione della colonia di confino di Pisticci, “zia del suddetto confinato politico colla quale il medesimo viveva; fra i due intercedono rapporti di solo affetto. Si esclude che gli stessi possano valersi del mezzo epistolare per svolgere attività antinazionale. Pertanto, si esprime parere favorevole in merito”. Totis presenta anche ricorso alla Commissione d’Appello contro la condanna al confino. Il Ministero dell’Interno si rivolge allora per ulteriori informazioni alla Questura di Bergamo e questa, il 29.8.1940, ai Cc di Bergamo, i quali così rispondono l’11.9.1940: “una commutazione dell’impugnato provvedimento produrrebbe buona impressione nel paese. Quest’arma non crede che ciò richiederebbe particolari misure per prevenire incidenti. Ciò premesso, il parere di questo comando sarebbe l’accoglimento parziale del ricorso del Totis commutando la pena del confino con l’ammonizione”. L’accoglimento, però, giunge solo nel marzo successivo. La Commissione d’Appello proscioglie Totis dal confino il 18.3.1941. Rilasciato da Pisticci in seguito all’accoglimento del suo ricorso, il 22.3.1941 rientra a Casazza. Il 24.6.1941 il Ministero dell’Interno Direzione Generale Pubblica Sicurezza – AGR scrive alla Prefettura di Bergamo che “nulla osta al rilascio del passaporto per la Germania dell’ex-confinato”. Dalla documentazione conservata, tuttavia, non risulta che Totis si sia trasferito in Germania nel corso del 1941. Risulta invece trasferito a Verona, in cerca di lavoro, nel novembre 1941, presso la famiglia Carusi (o Garusi) in via Nuova 6. Il 10.12.1941 è a Quinzano (Vr) come raccoglitore di funghi. Il 21.8.1947 è incluso nell’elenco dei confinati politici del regime fascista. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. (G. Mangini)