Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Zogno (Bg) il 19.10.1883. Il suo certificato penale, redatto nel 1935 e presente nel fascicolo, inizia nel 1904 e finisce nel 1930, alternando condanne a multe e detenzioni per somme e durate diverse. Le motivazioni si richiamano l’una con l’altra: violenza e minacce verso Cc e guardie di Ps, danneggiamento, lesioni, oltraggio, violazione di domicilio. omicidio preterintenzionale (10 anni 8 mesi di reclusione), minaccia a mano armata, diffamazione, ubriachezza, violenza a pubblico ufficiale. Nel 1930 lavora come prestinaio e vive in via San Tomaso 86 ma è domiciliato a Zogno. Il 13.2.1930 gli agenti di Ps lo arrestano perché all’uscita del ristorante ‘Moro’ a Bergamo viene sorpreso a cantare, ormai ubriaco, ‘Bandiera rossa’, come testimonia il manovale Cesare Brega (di Giuseppe e Adelaide Brega, n. a Bergamo il 14.12.1883, residente in via della Milizia 33) che lo ha accompagnato fuori e ha cercato di impedirgli di cantare per evitargli guai, e gli stessi questore e commissario di Ps, presenti sul luogo. Nella sua deposizione, rilasciata il giorno dopo, il testimone Brega dice che “io conosco poco il Tiraboschi, ma credo che anche lui, come tutti i prestinai, fosse una volta di idee anarchiche. Adesso non so se si interessi di politica. Ieri sera si mise a cantare la bandiera rossa di colpo e senza motivo. Lui mi disse ieri sera di essere stato 4 volte al manicomio”. Effettivamente Tiraboschi è stato ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Bergamo per 4 volte, una nel dicembre del 1922, due volte nel corso del 1924 e una nel 1926, per periodi di qualche giorno e di qualche mese. Per aver cantato ‘Bandiera rossa’, la Pretura di Bergamo lo condanna a 8 giorni di detenzione per “manifestazione sediziosa”. In seguito risiede a Bergamo in via Fantoni 3, è celibe ma convive con Maria Cortinovis, che è sposata con un altro. É nullatenente e ricava di che vivere solo dal suo lavoro di panettiere. Alle 19.30 del 26.1.1935 un impiegato Inps, Bruno Toninelli (di Giovan Battista e Candida Belli, n. a Milano il 19.9.1907 e abitante a Bergamo in via Moroni 47), in viale Roma all’altezza di via San Francesco, sente distintamente Tiraboschi esclamare per tre volte “fascisti di merda”. Lo ferma con l’aiuto di un’altra persona, gli chiede spiegazioni e poi lo porta nella sede della federazione fascista, che per telefono fa intervenire due agenti della Questura perché Tiraboschi sta dando in escandescenze, così la guardia scelta Sante Jacobazzi e il vicebrigadiere Pasquale Perrone lo portano in carcere. Due giorni dopo, il 28.1.1935, il prefetto chiede istruzioni sul da farsi al Cpc, che il 4.2.1935 risponde di trattenere in carcere Tiraboschi per 20 giorni dalla data dell’arresto per poi sottoporlo ai vincoli dell’ammonizione. Tiraboschi in carcere si spazientisce perché è all’oscuro di ciò che lo aspetta e l’8.2.1935 scrive al questore in tono sarcastico una lettera, con firma autografa e su carta intestata ‘Direzione Carceri Giudiziarie centrali’, dettata da lui ma scritta da altra mano: “Lo scrivente onorasi informare che da circa 14 giorni lo si tiene in stato di arresto dalla locale R. Questura senza sapere il perché e di che cosa lo si vuole imputare, e poiché il sottoscritto sapendo di non avere nulla commesso, fa voti di preghiera affinché la S.V. Ill.ma si compiaccia benignarsi di provvedere per il rilascio e dare la vita ad un povero padre di famiglia che tanto ha bisogno di procurare il pane ai propri bambini. Ossequente ringrazia”. Il 16.2.1935 Tiraboschi viene scarcerato. Sulla base del rapporto del 23.1.1935 dei Cc di Bergamo, che propongono l’ammonizione ma informano anche che Tiraboschi è seriamente malato di tubercolosi polmonare, oltre un mese dopo, il 29.3.1935, il questore scrive al prefetto per l’episodio del gennaio precedente proponendo di infliggere a Tiraboschi l’ammonizione, anche in considerazione dei suoi precedenti, del suo carattere ‘violento’, della sua ‘pericolosità’ per l’ordine pubblico quando è preso dal vino e del suo essere un ‘accanito’ antifascista, tanto più che una “precedente condanna nel 1930, per manifestazioni sovversive, non è valsa a correggerlo, perché finora non ha dato alcun segno di ravvedimento”. L’8.4.1935 viene intimato a Tiraboschi di presentarsi davanti alla Commissione Provinciale, ma due giorni dopo il brigadiere di Ps Tito Calanca informa che Tiraboschi è ricoverato all’ospedale di Bergamo ‘Principessa di Piemonte’ già dal 20 marzo precedente. La Commissione Provinciale il 16.6.1935 gli rinnova l’intimazione a presentarsi il 22.6.1935 per presentare le sue difese. Alla data stabilita del 22.6.1935 la Commissione Provinciale si riunisce senza l’accusato, al quale infligge l’ammonizione, mentre Tiraboschi è ricoverato all’ospedale di Bergamo in gravissime condizioni, che lo portano alla morte pochi giorni dopo, il 13.7.1935. Cpc, b. 5103, f. 064892, 1927-1935. (G. Mangini, R. Vittori)