Tiraboschi Alessandro Antonio Luigi
Antonio
Luigi
avvocato
significativo successo elettorale del partito. Tiraboschi, tuttavia, non si riconosce nell’orientamento assunto da un numero crescente di socialisti, favorevoli all’ingresso nell’Internazionale Comunista o Comintern, che prevede però l’espulsione dei riformisti dal partito e l’assunzione del nome ‘comunista’ e non più di quello ‘socialista’. Per questo, in vista del XVII congresso socialista, previsto a Livorno dal 15 al 21.2.1921, Tiraboschi partecipa al convegno di Reggio Emilia del 10-12.10.1920. In tale convegno la componente cosiddetta ‘concentrazionista’, alla quale il socialista bergamasco si riferisce, predispone un documento nel quale, pur confermando l’adesione del partito al Comintern, si rifiuta l’adozione meccanica del modello bolscevico per la realizzazione del socialismo, si rivendica la positività del lavoro politico e organizzativo svolto dal partito, si sostiene la necessità di mantenerlo unito e si afferma il mantenimento del nome. Pochi giorni dopo, il 20.10.1920, il prefetto di Bergamo informa il Ministero dell’Interno che Tiraboschi “ha partecipato al convegno centrista di Reggio Emilia, e fu eletto a tenerne la presidenza in concorso con altri”. Inoltre, aggiunge la nota prefettizia riferendosi alle elezioni amministrative del 1920, “nelle recenti elezioni comunali di questa città è stato eletto consigliere, nella minoranza. Continua a spiegare opera attiva nelle vertenze operaie. In quella dei meccanici, ha sostenuta la necessità della resistenza. Si è interessato della agitazione del personale addetto alle ferrovie secondarie e di quella dei tramvieri dipendenti dalla locale Azienda municipale. Dimora tuttora in via Porta Dipinta, n. 25”. La documentazione conservata nel fascicolo presenta una lacuna che va dal 1920 al 1925. Nel corso di tali anni Tiraboschi nel 1921 viene nominato presidente dell’Associazione di Mutuo Soccorso di Bergamo, che manterrà fino allo scioglimento voluto dal fascismo; viene anche eletto deputato alla Camera per il partito socialista unitario per la XXVI legislatura (11.6.1921-25.1.1924). Si ripresenta come candidato socialista unitario per le successive elezioni politiche dell’aprile 1924 ma non viene eletto. Per aver partecipato alle manifestazioni di protesta per l’assassinio di Matteotti, al quale si era avvicinato politicamente, viene arrestato e passa alcuni giorni in prigione. La documentazione nel suo fascicolo riprende il 17.6.1925, quando una nota informativa della Questura di Bergamo, firmata dagli agenti Luigi Guidolotti, Tito Calanca e Sante Jacobazzi, riferisce che Tiraboschi è abbonato sia al quotidiano «L’Avanti!» che al periodico «La Giustizia», sorto a Reggio Emila e organo dei socialisti unitari, poi edito a Milano. In seguito all’attentato compiuto da Tito Zaniboni contro Mussolini il 4.11.1925, tutti i ‘sovversivi’ vengono arrestati e le loro abitazioni perquisite. Questo vale anche per Tiraboschi. Già il 5.11.1925, cioè il giorno successivo all’attentato, l’azione poliziesca si svolge in modo sistematico e capillare. In serata il brigadiere di Ps Guidolotti e l’agente Jacobazzi ‘da ordini superiori’ procedono al fermo di Tiraboschi nella sua abitazione in viale Vittorio Emanuele 18, mentre il mattino dopo, alle 8.30 del 6.11.1925, gli stessi agenti di Ps, alla presenza della moglie Giulia Gregori, effettuano una perquisizione domiciliare, della quale redigono immediato rapporto nella stessa giornata: “abbiamo proceduto ad una minuta perquisizione domiciliare perché sospetto detentore armi e documenti sovversivi. La perquisizione ha avuto esito negativo”. Inoltre, nella stessa giornata del 6.11.1925, al prefetto di Bergamo perviene anche il rapporto del commissario di Ps Arnaldo De Franceschi sulla perquisizione, effettuata alle ore 9 quasi in contemporanea con quella domiciliare, dello studio legale di Tiraboschi, situato nel palazzo del Credito Italiano, per “addivenire al rintraccio, e relativo sequestro, di armi e di quanto potesse avere relazione ad attività massonica, socialista, comunque contraria alle attuali istituzioni e governo. Alla perquisizione assistettero le signorine di studio: Frisari Guia di Mauro e Veronesi Dolores di Giuseppe. Fu verificato, attentamente, quanto si contiene sul tavolo, nelle scansie, nei vari tiretti. Non furono trovate armi. Lo studio è colmo di colti di clienti, di libri e pubblicazioni legali. Ho proceduto al sequestro di una fotografia dell’On. Matteotti, di un quadro col ritratto di esso onorevole e la riproduzione delle parole di Filippo Turati «era il più forte e il più degno: doveva essere il più atrocemente colpito…». Inoltre, n. undici tessere del Partito Socialista italiano al nome del Tiraboschi, altra di ammissione dello stesso Tiraboschi al convegno nazionale socialista in Bologna del 16.5.1915, relazione del Segretario del Convegno Nazionale del Partito Socialista Unitario Italiano, marzo 1925, la relazione sulla situazione politica di Gino Baldesi e Filippo Turati allo stesso Convegno, due opuscoletti “Il vindice sacrificio di G. Matteotti celebrato da Filippo Turati”, l’opuscoletto “Matteotti” di Pietro Gobetti, l’opuscoletto di Matteotti “Il Fascismo della prima ora”, l’opuscoletto “Una pagina di Martirio” di Genuzio Bentini, la relazione di Claudio Treves “Partito e Sindacato” al sopra menzionato convegno. Furono sequestrati, poi, un foglio con “alcune disposizioni che si propongono pel nuovo statuto”, un foglio di carta della Camera con una specie di cifrario, una azione di lire cento della Società An. Ed. Socialista “Avanti”, lettera 14.1.1924 dell’On. Matteotti a Tiraboschi, lettera di Molteni all’On. Tiraboschi, copia di lettera dell’Amministrazione della Giustizia, corrispondenza varia, minute di articoli e corrispondenze. Quanto precede venne da me ritirato e portato in Questura. Letto, confermato e sottoscritto”. Del materiale sequestrato a Tiraboschi e minuziosamente elencato da De Franceschi non c’è traccia nel fascicolo. Lo stesso 6.11.1926 la Questura di Firenze informa quella di Bergamo che “per opportuna notizia e per eventuali accertamenti, comunico che da un elenco di sottoscrittori al 20 febbraio 1926 per la tacitazione dei creditori della Società Anonima “La Giustizia” di Milano, recentemente qui sequestrato, rilevansi i seguenti nomi di persone appartenenti a codesta Provincia con l’ammontare del contributo versato. Tiraboschi On. Avv. Alessandro, Bergamo L. 1.000; N. N. a mezzo On. Tiraboschi, Bergamo L. 3.000; Avv. D. Gennati, Bergamo L. 2.000”. Dal 20.7.1928 al 2.9.1938, attraverso 29 segnalazioni della Prefettura di Bergamo (2 del 1929, 2 del 1930, 1 del 1931, 1 del 1932, 2 del 1933, 5 del 1934, 4 del 1935, 4 del 1936, 2 del 1937, 5 del 1938), non ci sono rilievi di polizia nei suoi confronti. Nel 1930 il suo studio è presso la sua abitazione. La trentesima nota, dell’1.10.1938, rileva che “da molti anni non si occupa di politica, serbando regolare condotta. Essendo venute a mancare le caratteristiche di pericolosità, il Tiraboschi, in seguito ad autorizzazione ministeriale n. 69341/86707 del 16 settembre 1938, è stato depennato dallo schedario dei sovversivi, continuando a rimanere nel novero dei sovversivi da vigilare”. Nel periodo indicato, tuttavia, e più precisamente nell’ottobre 1935, si colloca un interessante episodio che però non avrà seguito. Infatti, la Direzione Generale di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno il 2.10.1935 invia al prefetto di Bergamo il seguente telegramma: ‘Pregasi urgentissime informazioni condotta precedenti morali politici professione condizione economica sociale data iscrizione P.N.F. Tiraboschi Alessandro per carica Sindacale. Il Capo della Polizia Bocchini’. Dato che Tiraboschi non ha mai avuto nessun tentennamento filo-fascista, l’interessamento del Ministero non è facile da spiegare, così come non è facile capire a quale carica sindacale si riferisse il telegramma citato. Si potrebbe forse ipotizzare un intervento del senatore fascista bergamasco Giacomo Suardo, l’uomo che aveva battuto Tiraboschi e gli altri candidati bergamaschi nelle elezioni del 1924, come indirettamente suggerirebbe il testo della risposta fornita da Bergamo a Roma alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza già due giorni dopo, il 4.10.1935. La bozza di base del testo, conservata nel fascicolo, viene redatta dal brigadiere Calanca in servizio alla questura di Bergamo: “Pregiomi comunicare alla S.V. Ill.ma che il soprascritto risulta di buona condotta morale. Politicamente in passato, e precisamente fino al 1926, prese parte attiva al movimento del partito socialista unitario del quale è stato anche Deputato al Parlamento. É inscritto fra gli affigliati a partiti sovversivi biografati. Il Tiraboschi dal 1926 ad oggi non ha più dato luogo a rimarchi con la sua condotta politica disinteressandosi di qualsiasi attività politica. É di condizioni economiche floride e socialmente è ritenuto buono sotto ogni rapporto. Professionalmente riscuote buona fama ed estimazione per la sua capacità professionale e per la sua onestà. É legale della Congregazione di Carità di Bergamo ove è Presidente S.E. il conte Giacomo Suardo. Il predetto Tiraboschi non è inscritto al Pnf ma verso lo stesso Partito si dimostra favorevole affiancando persone fasciste”. Nel fascicolo non ci sono altri documenti che consentano un approfondimento di questo episodio. In ogni caso, sono proprio le parole del brigadiere Calanca, che descrivono Tiraboschi come ormai da tempo del tutto estraneo all’attività politica, che spiegano perché il prefetto di Bergamo, il 5.9.1938, con il rapporto 03439 propone al Cpc di togliere la qualifica di ‘schedato’ a Tiraboschi, che, come ricordato in precedenza, il Cpc accoglie il 16.11.1938. Durante il fascismo non sono solo i poliziotti e i carabinieri a sorvegliare ‘sovversivi’ e oppositori, c’è anche una parte della popolazione che si impegna ad osservare, ascoltare e riferire a fascisti e polizia. Accade anche ai danni della famiglia di Tiraboschi. Infatti, su carta intestata ‘Partito Nazionale Fascista – Federazione dei fasci di combattimento – Bergamo’, il 7.11.1941 giunge in Prefettura un pro-memoria, a sua volta giunto nella sede fascista come una vera e propria delazione. Il testo è il seguente: “Promemoria. Da fonte attendibile viene segnalato che nell’abitazione dell’Avv. Tiraboschi, sita in Viale Vitt. Emanuele 18, si nota da qualche tempo un movimento di persone, per lo più giovani studenti, che si radunerebbero in detto locale su invito del figlio dell’avv. Tiraboschi, studente universitario. Questi, per quanto iscritto al Guf si dimostrerebbe elemento politicamente assai tiepido e per nulla fidato. Si vuole che risenta notevolmente della influenza del padre, notoriamente esponente dell’antifascismo socialista locale, già deputato dello stesso partito socialista. Chi fa la segnalazione si dice mosso dalla preoccupazione di non vedere ‘traviati’ giovanissimi elementi, appartenenti a famiglie di ottima reputazione, perché si ha ragione di ritenere che i discorsi, le conversazioni e i conciliaboli che si svolgono in casa Tiraboschi scivolino facilmente sul piano politico. Sta di fatto che in un giorno dell’agosto scorso, verso il 26, in casa Tiraboschi si radunarono diversi giovani studenti che si abbandonarono a manifestazioni chiassose nel corso delle quali fu distintamente udita la seguente frase: ‘Dio salvi l’Inghilterra’, seguita da un nutrito battimani. Per quanto la stagione fosse calda, in quella occasione tutte le finestre e le porte erano ermeticamente chiuse. Il padrone di casa dell’avv. Tiraboschi è l’industriale Testa di Gandino”. Questa informativa di fonte fascista genera accertamenti da parte della Prefettura. Infatti, tra le carte conservate nel fascicolo c’è anche una nota informativa del successivo 12.11.1941, le cui notizie sono attribuite al ‘ragionier De Ambrosis’. Si tratta di Emilio De Ambrosis, che conosceva bene Tiraboschi essendo stato uno dei consiglieri dell’Associazione Generale di Mutuo Soccorso di Bergamo di cui Tiraboschi era stato presidente e con il quale aveva anche rapporti professionali. Interrogato sulle possibili presenze in casa Tiraboschi, De Ambrosis fornisce alcune informazioni, qui trascritte alla lettera: “Avv. Poloni, avv. Cavalli, avv. Cernuschi potrebbero essere stati in casa del Tiraboschi il 26/8. – Avv. Poloni. Il 26/8 (S. Alessandro) onomastico dell’on. si bevette e si mangiarono dei dolci. L’avv. Poloni, presente, non intese nulla. Non c’erano studenti; Tiraboschi, già deputato socialista, via V. Emanuele 18, frequenta il caffè Nazionale S.A. di cui è presidente. Ha un figliolo studente universitario. É amico del Conte Suardo, Pres. del Senato. L’avv. Invernizzi frequenta la casa di Tiraboschi. Col 1° Dic. 41 il figlio di Tiraboschi sarà chiamato alle armi. La signora dell’avv. Invernizzi è frequentatrice della casa Tiraboschi”. A completamento del quadro informativo raccolto dalla Prefettura c’è anche la nota del giorno dopo, 13.11.1941: “La signora Invernizzi afferma che la Sig. Tiraboschi è di sentimenti fascisti. Il 26 agosto fu festeggiato l’onomastico dell’on. Tiraboschi. Essa però non vi fu presente. Da tanto tempo, anche per la disgrazia avuta del figlio, non si reca in casa Tiraboschi”. Tuttavia, a conclusione delle indagini, la delazione si risolve in nulla, come viene scritto nella nota informativa interna della Prefettura del 18.11.1941, secondo cui non risponde al vero quanto segnalato dai fascisti locali, né sul figlio né sul padre Tiraboschi. Gli ultimi documenti conservati nel fascicolo coincidono con le ultime fasi della seconda guerra mondiale. Il 16.2.1945 viene spiccato un mandato di cattura nei confronti di Tiraboschi per ordine del procuratore generale del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, avv. Amedeo Gibilaro, un ex-avvocato militare in pensione richiamato in servizio. Tiraboschi, insieme ad Ezio Zambianchi e ad Aristide Piccinini, è accusato di “avere in Bergamo, sul finire del 1944, organizzato una federazione del partito socialista italiano di unità proletaria, aderente al Comitato di Liberazione nazionale, Centrale di Milano, che si proponeva lo scopo di costituire bende armate e squadre d’azione per compiere atti di sabotaggio negli stabilimenti industriali, ponti, linee di comunicazione, deposito merci e viveri, alfine di sovvertire violentemente i poteri costituiti dello Stato ed eventualmente favorire l’occupazione nemica”. La settimana successiva, il 23.2.1945, la Questura repubblicana di Bergamo redige il verbale di ‘vane ricerche’ nei confronti di Tiraboschi, che risulta risiedere in viale Italia n. 18, cioè allo stesso indirizzo di viale Vittorio Emanuele, rinominato in senso anti-monarchico dal fascismo repubblicano. Il verbale viene poi trasmesso l’1.3.1945 al giudice istruttore del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato – Posta da Campo 749. Pochi giorni dopo il procuratore generale Gibilaro chiede alla Questura di Bergamo se Tiraboschi ed Ezio Zambianchi siano stati arrestati oppure no. L’ultimo passaggio si compie il 12.4.1945 quando, su carta intestata ‘Tribunale Speciale per la difesa dello Stato – Procura generale’, Posta da Campo 749, ancora Gibilaro scrive al questore di Bergamo: “Comunico che con sentenza del Giudice Istruttore in data odierna Tiraboschi Alessandro è stato assolto dal reato attribuitogli per non aver commesso il fatto. É pertanto revocato l’ordine di cattura emesso a carico del predetto in data 16/2/1945 XXIII. Si prega cotesto Ufficio di voler provvedere alla restituzione dell’ordine di cattura medesimo”. In realtà Tiraboschi è stato attivo in città nel contribuire ad organizzare la Resistenza. Alla morte di Ezio Zambianchi, primo prefetto di Bergamo liberata su nomina del Cln, avvenuta il 22.12.1945, gli viene proposto di subentrargli nella carica ma Tiraboschi rifiuta. Nel 1945, comunque, ricostituisce l’Associazione di Mutuo Soccorso, che presiederà fino alla morte, avvenuta nel 1961. Cpc, b. 5103, f. 086703, 1907-1942, scheda biografica. (G. Mangini, R. Vittori)
(padre)
Nato nel 1936, morto nel 1883, bibliotecario, linguista, storico e demologo, è stato uno dei maggiori studiosi italiani delle lingue e delle culture locali.
(madre)
(moglie)
Di Giulio, n. a Trescore Balneario
(figlio)
N. Bergamo il 27.4.1919.
(figlia)
N. Bergamo il 23.6.1923.
(figlia)
N. Bergamo il 3.4.1928.
Bergamo
Lombardia
Italia
(1894 – 1961)
1894
– 1894
Segnalato dal prefetto di Siena quale propagandista socialista.
1904/11/03
– 1904/11/06
Nel novembre 1904, in vista delle elezioni del giorno 6, chiude la campagna elettorale socialista polemizzando duramente con Federico maironi e Filippo Turati, ai quali non riconosce la qualifica di socialisti.
1911/10/15
– 1911/10/18
Partecipa come delegato al XII congresso straodinario del Psi a Modena del 15-18 ottobre 1911.
1912/07/07
– 1912/07/10
Partecipa come delegato al XIII congresso del Psi di Reggio Emilia del 7-10 luglio 1912.
1913/03
– 1913/03
Nel marzo 1913 entra a far parte del Consiglio d’amministrazione dell'”Avanti”.
1914/04/25
– 1914/04/29
Ppartecipa come delegato al XIV° congresso nazionale del Psi di Ancona il 26-29 aprile 1914.
1919/11/05
– 1919/11/08
Partecipa come delegato al XVI congresso socialista di Bologna del 5-8.11.1919.
1921/06/11
– 1924/01/25
Viene eletto deputato alla Camera per il partito socialista unitario per la XXVI legislatura (11.6.1921-25.1.1924).
1935/10
– 1935/10
Nell’ottobre 1935 il capo della polizia Bocchini si interessa a Tiraboschi per un ipotetico incarico sindacale che però non avrà seguito.
(1924 – 1924)
Sconta alcuni giorni di prigione per aver partecipato ad una manifestazione di protesta contro l’assassinio di Giacomo Matteotti.
(1925/11/06 – 1925/11/06)
Nella stessa giornata del 6.11.1925 subisce due perquisizioni, una domiciliare e una presso il proprio studio legale, entrambe senza esito, anche se dallo studio vengono sequestarti documenti (tessere socialiste, opuscoli, corrispondenza) relativi alla militanza socialista di Tiraboschi.
(repubblicano)
(repubblicano)
(socialista)
(socialista)
(socialista rivoluzionario)
(socialista)
ACS, Cpc, b. 3014
(fascista)
Busta
5103,
Fascicolo
086703