Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Susegana (Tv) il 11.4.1881, sposato con figli, antifascista. Dopo la prima guerra mondiale si trasferisce in Svizzera, a Mendrisio. Rientra in Italia nel 1925. Dall’aprile 1926 al 17.7.1928 lavora a Valbondione (Bg) come capo centrale alla centrale idroelettrica, in località Dossi, della SIB – Società Idroelettrica Anonima ‘Barbellino’. Il 1.7.1928, con una dichiarazione scritta consegnata ai Cc di Clusone, viene denunciato dall’operaio meccanico Alessandro Tasca (ma anche da Gianmaria Conti e Isacco Geniotal, Giuseppe Bonacorsi, Giuseppe Semperboni e altri operai di Gromo e Clusone) e arrestato il 2.7.1928 per avere pronunciato la frase “Cosa vuoi che sappia il Duce che è un muratore qualunque”, e per omessa denuncia di essere in possesso di munizioni di guerra. A conclusione del proprio rapporto al prefetto sulla vicenda, il 6.7.1928 la tenenza dei Cc di Clusone, dopo averlo definito come affetto da mania di persecuzione perché non riteneva di godere della “simpatia sia da parte dei dipendenti operai che dai superiori”, propone per Severin il confino di polizia. Prima dell’arresto e della denuncia, Severin era stato invitato dai Cc ad essere più equanime con i propri dipendenti e a non formulare apprezzamenti pubblici su questioni e personalità politiche, così come era stato esortato a denunciare il possesso delle munizioni. Un capo d’imputazione contro di lui è una copia del «Corriere della Sera» del 3.5.1928 dove, a p. 5, compare l’articolo di Sven Hedin, La caccia a un ladro nel deserto, sotto il quale Severin scrive “e quelli di Roma?”. É polemico con la campagna demografica del regime fascista, sostenendo che i figli portano solo miseria, e anche con le organizzazioni giovanili fasciste, che determinano solo spreco di denaro. Difeso dall’avvocato Andrea Guizzetti di Clusone, l’11.7.1928 il pretore di Clusone lo assolve dall’accusa di aver offeso Mussolini per insufficienza di prove, dato che in udienza Severin ha citato numerosi testimoni a suo favore, mentre l’accusa era sostenuta solo dall’operaio Tasca. Riguardo al possesso di munizioni, viene invece condannato a 10 giorni di arresto per l’illegale detenzione di 84 cartucce da moschetto austriaco. Scarcerato il 12.7.1928, licenziato dalla società per cui lavorava, il 20.9.1928 Alberto Saccani, dirigente della SIB, rilascia a suo favore una dichiarazione in cui afferma che Severin, addetto al montaggio e alla messa in servizio di macchinari di grande potenza, ha mostrato buone capacità tecniche. Dopo il licenziamento si trasferisce a Milano e poi torna in Svizzera, a Mendrisio, dove nel 1934 contrae nuove nozze. Era ancora vivo nel 1940. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. (G. Mangini)