Sanga Fabio
negoziante di tessuti
industriale di bevande gassose
In seguito ad alcune sue corrispondenze pubblicate sui giornali «Vita Nuova», socialista, e «Il Campanone», cattolico intransigente, il 7.5.1913, all’oratorio di Covo davanti a circa 500 persone si tiene un pubblico contraddittorio tra il parroco di Covo, don Luciano Canapa, e lo stesso Fabio Sanga. Don Canapa lo aveva anche denunciato per calunnia, ma poi ritira la querela. Nell’agosto 1913 Sanga costituisce il Circolo socialista di Antegnate, che aderisce alla Federazione socialista di Bergamo. Nell’ottobre 1913 la Sotto-prefettura di Treviglio segnala al prefetto il ruolo attivo di Sanga nel partito socialista locale. Nella primavera del 1914 viene incaricato di rappresentare il Circolo socialista di Covo, al quale aderiscono circa 30 soci, al XIV Congresso Nazionale Socialista di Ancona (26, 27 e 28 aprile 1914). Allo scoppio della prima guerra mondiale Sanga è anti-interventista, ma la maggior parte dei soci del circolo di Covo, durante la guerra, è sotto le armi. Nell’ottobre 1914 è ancora segretario del circolo socialista di Antegnate ed è un attivo propagandista socialista riformista, anche se dai Cc di Treviglio non è ritenuto ‘pericoloso’. Nel 1915 si trasferisce a Milano quale direttore della Unione Cooperativa Fabbricanti Acque Gazose d’Italia, con sede in via Visconti 14. In virtù del Decreto Luogotenenziale del 6.3.1918 n° 305, il 9.5.1918 la Prefettura di Bergamo vieta a Sanga di risiedere a Covo e ne dispone il trasferimento ad Arezzo “per gravi ragioni di pubblico interesse”. Il successivo 15.5.1918 il Comando del Corpo d’Armata di Milano, pur condividendo il provvedimento adottato dalla Prefettura di Bergamo, si rivolge a quest’ultima osservando che “sarebbe stato opportuno che preventivamente codesta Prefettura avesse preso accordo con questo Comando. Comunque, lo scrivente, esprime parere favorevole sul già disposto internamento ad Arezzo del Sanga”. Il prefetto di Bergamo il 13.5.1918 si affretta a rispondere al Comando del Corpo d’Armata di Milano per giustificare il proprio operato: “Siccome la segnalazione dell’opera che svolge il Sanga mi venne fatta dal Comando di codesta Divisione Territoriale, ho creduto che non fosse necessario rivolgere la proposta a codesto On. Comando. Assicuro che in avvenire non tralascerò di prendere preventivi accordi con l’eccellenza Vostra”. Solo il 25.5.1918 effettivamente riceve dalla Questura di Bergamo l’ordine di internamento ad Arezzo e il giorno stesso, su carta intestata del suo ufficio, lo stesso Sanga scrive in questi termini al prefetto di Bergamo: “Oggi la questura di qui mi comunica l’ordine dalla S.V. emanato del mio internamento ad Arezzo. Certo he la S.V. è stata male informata, in caso contrario sarebbe incomprensibile il mio internamento. Da circa tre anni mi sono stabilito a Milano quale Direttore di questa Cooperativa, e mi occupo solo del mio Ufficio. A Covo mi reco solo poche ore alla Domenica per passarle in famiglia. Quindi non comprendo dove diavolo l’abbiano pescati gli estremi per denunziarmi come disfattista. A meno che non si voglia prendere a pretesto la mia opera pacificatrice e assistenziale alle famiglie dei richiamati nelle poche ore di mia permanenza colà. Ad ogni modo Lunedì sarò a Bergamo e spero poter presentare alla S.V. la prova della insussistente e diabolica denunzia”. Il comportamento di Sanga viene segnalato al prefetto di Bergamo il 25.6.1918 dal comando del ‘Deposito Convalescenza e Tappa VIIa Armata di Romano di Lombardia: “Si ha l’onore di trasmettere alla S.V. Ill.ma un rapporto del Comandante del Presidio Militare di Covo a carico di tal Sanga Fabio, di idee avanzate e noto disfattista, il quale per il suo contegno viene a menomare il prestigio dell’Autorità Militare e esercita, in questi peculiari momenti, un pernicioso influsso sulla popolazione di Covo, già di per sé stessa, in massima, non favorevole alla guerra”. Per questo viene chiesto l’allontanamento di Sanga da Covo. La stessa situazione viene denunciata il 26.10.1918 dal Tenente Generale Angelotti, comandante del Corpo d’Armata di Milano, alla Prefettura di Bergamo. Sanga, infatti, “continua indisturbato le sue gite a Covo. In una sua recente andata cominciò a sobillare la popolazione contro la locale amministrazione comunale, ma non potè completare tale sua opera perché improvvisamente partì. Vi ritornò, dopo non molto, ed ora trovasi a Covo, ove l’opera sua disfattista, malgrado la vicinanza dell’Arma dei CC.RR., può trovare proseliti nella credula ed ignorante popolazione, specie nel momento storico che attraversiamo”. Sanga ricorre contro il provvedimento che lo relegherebbe come internato ad Arezzo, incaricando di ciò l’avvocato socialista Alessandro Tiraboschi e attribuendo il provvedimento alla malevolenza del sindaco di Covo, da Sanga pubblicamente dichiarato responsabile di cattiva gestione dell’amministrazione comunale, mentre il sindaco definisce Sanga come “intromettitore impenitente”. Il provvedimento nei suoi confronti, emesso dalla Prefettura di Bergamo, dopo un primo rinvio nel giugno 1918 viene sospeso con disposizione proveniente direttamente dal Ministero dell’Interno. A favore di Sanga si dichiara don Giuseppe Radici, parroco di Romano di Lombardia, che il 30.6.1918 scrive direttamente a Sanga: “Fabio carissimo. Dolente di non essere stato interpellato in merito al noto incidente, che La mise in pericolo di essere rovinata nei suoi interessi, tengo a dichiarare apertamente che, se fossi stato richiesto, avrei manifestato la mia sorpresa, perché in molteplici circostanze, pur dichiarando a me personalmente le proprie convinzioni politiche cui manteneva inalterata la fede, asseriva la necessità della resistenza e che i soldati dovevano fare tutto il loro dovere per liberarci dall’invasore, mentre la popolazione civile doveva dar prova di grande forza d’animo per sostenere il morale dei combattenti. A conferma delle Sue asserzioni so che anche a Covo ha prestato la sua opera generosamente e gratuitamente sia nel confortare le famiglie dei richiamati, che nel sostenere il coraggio di chi combatte. Con tutta stima don Radici”. Sanga trasmette subito, a sua difesa, la lettera di don Radici al prefetto, il quale interpella in proposito il sacerdote, che così scrive alla prefettura di Bergamo il 6.7.1918:
“A proposito della mia dichiarazione sul contegno del sig.r Fabio Sanga, dichiaro che la medesima riguardava un fatto avvenuto in treno da Romano a Treviglio sulla fine dell’anno scorso, quando essendo usciti parecchi soldati in invettive contro la guerra, il sig. Sanga, pur dichiarandosi neutralista convinto e socialista, ebbe ad asserire la necessità da parte dei soldati di fare il loro dovere, nel momento e quando l’invasore premeva il suolo della patria. Quanto poi alle sue opere di umanità in Covo, posso dire soltanto essere voce comune di popolo il suo interessamento per lenire i dolori delle famiglie dei richiamati: nulla posso dire quanto all’opera di resistenza e di azione patriottica. Da quattordici anni conosco il Sanga, ed interpellato sul suo modo di vedere quanto al medesimo, dichiaro di crederlo convinto appieno nella sua fede neutralista e quindi nemmeno capace di sostenere ideali che farebbero a pugni colla fede stessa: che però possa dirlo capace di tornare di danno a chi fa il proprio dovere verso la patria, mi sembrerebbe un giudizio azzardato, e come tale non saprei esprimerlo. Che sia poi capace di fare una propaganda nel vero senso patriottico questo lo escludo, perché allora cesserebbe di essere quello che sempre vantò di essere. Quanto poi ai suoi rapporti colla Amministrazione Comunale di Covo, essi non sono mai stati cordiali, e certamente la causa, in parte, risaliva al Sanga stesso, che voleva portare nuove teorie in una popolazione vergine, servendosi di propagandisti non sempre a tutti accetti: l’opera del Sanga in paese, umanitaria sotto un aspetto, fu certamente partitante per farsi dei proseliti, e quindi nessuna sorpresa che, attesa la sua fede, e per ottenere i propri scopi di propaganda nella popolazione rurale, di sentimenti scarsamente patriottici, facesse in altri luoghi e con altre persone propaganda inversa di quella cui io ebbi ad assistere in treno. Ripeto però che ciò non mi consta. Potrebbe però darsi che la dichiarazione in treno fosse fatta con fine retto, ma si comprenderà benissimo come io non potessi e non possa giudicare delle intenzioni. Se del Sanga si volesse poi indagare la vita nelle sue relazioni coi partiti, questo, lo posso dire, che il Sanga fu sempre un partitante. In fede Don Giuseppe Radici”. L’ 8.8.1918 il capitano Marinelli dei Cc di Covo scrive al Comando del Presidio Militare di Covo che da diversi giorni Sanga “contro il quale era stato spiccato mandato di internamento, continua liberamente a viaggiare da Covo a Milano e viceversa. Tale sua presenza in detto paese, può indirettamente influenzare sullo spirito pubblico della popolazione, che fino a questo momento si è dimostrata rispettosa e calma, senza dar luogo ad inconvenienti di sorta”. Nel settembre successivo, tuttavia, viene disposto il suo trasferimento a Macerata con foglio di via obbligatorio, ma dalle carte conservate nel fascicolo nemmeno in questa circostanza sembra realizzarsi il provvedimento restrittivo nei suoi confronti, dato che il 26.10.1918 anche il Tenente Generale Angelotti, comandante del Corpo d’Armata di Milano, scrive alla Prefettura di Bergamo che Sanga “continua indisturbato le sue gite a Covo. In una sua recente andata cominciò a sobillare la popolazione contro la locale amministrazione comunale, ma non potè completare tale sua opera perché improvvisamente partì. Vi ritornò, dopo non molto, ed ora trovasi a Covo, ove l’opera sua disfattista, malgrado la vicinanza dell’Arma dei CC.RR., può trovare proseliti nella credula ed ignorante popolazione, specie nel momento storico che attraversiamo”. In effetti, nell’autunno del 1918 da Milano compie frequenti visite a Covo, svolgendo attiva propaganda antimilitarista e contro l’amministrazione comunale locale. Tra concessione di proroghe e dichiarazioni di malattia, Sanga nel novembre 1918 è ancora a Milano e a Macerata non si dovrà trasferire, anche per la fine della guerra. Rientrato a Covo, nel gennaio 1919 è coinvolto in una discussione a Romano di Lombardia con un reduce mutilato, che ne riferisce al sotto-prefetto di Treviglio il 20.1.1919: “Mi faccio dovere di portare a conoscenza della S.V. Ill.ma che in un pubblico caffè di Romano Lomb. certo Sanga Fabio di Covo, che Ella ben già conosce, leader dei socialisti di quella zona, in presenza di parecchie persone ebbe a diffamare l’on. Comitato nazionale pro Liberati e Liberatori, dicendo, invece di elogiarlo, si mangia lui stesso il ricavo delle pubbliche oblazioni. A questa dichiarazione aggiungeva che, ora è necessaria la rivoluzione, perché è tempo di finirla che il governo turlupini la gente. Io cercai energicamente di ribattere tale accusa, massime quando disse che il governo a poco a poco pagherà più nessuna pensione; cercai di fargli capire quanti disturbi ebbe già per queste cose, ma nulla valse, anzi dicendo che se ne infischiava altamente di tutte le Autorità Superiori, dissemi che io stesso quale mutilato di guerra rubavo la pensione al Governo e ne ricevetti anche uno schiaffo. Per la mia offesa personale ho già provveduto. Procedere a regolare querela davanti alle autorità giudiziarie. Nello stesso tempo però mi sono ritenuto in dovere quale mutilato, e membro di diverse istituzioni ed associazioni di Bergamo, di comunicare quanto sopra alla S.V.Ill.ma facendo altresì notare come qui in Romano la popolazione se ne fa alta meraviglia, come un disfattista simile, sia così indisturbato e le sia concesso passare da un ambiente all’altro a mettere dei disordini. Scusandomi, con tutto ossequio Schivardi Cesare (mutilato braccio destro)”. Si presenta alle elezioni politiche del 15.5.1921 come candidato comunista per il collegio di Bergamo e Brescia, ma non viene eletto. Prima della marcia su Roma ospita a casa propria a Covo l’ex onorevole Misiano, da lui conosciuto al congresso socialista di Ancona del 1914, dove si reca con l’incarico di rappresentarvi il Circolo Socialista di Covo. Si allontana di nuovo da Covo nel 1922, trasferendosi stabilmente a Milano in via F.lli Bronzetti 35, mentre nel giugno 1925, sempre a Milano, risiede in corso XXII Marzo 29, dov’è negoziante di birra.Il 5.5.1925 la Sotto-prefettura di Treviglio si rivolge ai Cc di Treviglio (che dipendono dalla Legione Territoriale dei Cc di Milano) per avere notizie di Sanga. Il 16.5.1925 i Cc di Treviglio rispondono osservando che “dopo essersi trasferito definitivamente a Milano non tiene più relazione con elementi sovversivi di questa giurisdizione. Durante il tempo che dimorò in Covo si palesava apertamente fervente comunista e come tale esplicava attiva e palese propaganda e fu anche provocatore esecutivo di disordini. Non è stato possibile accertare se egli nel luogo dell’attuale dimora esplichi tuttora palese od occulta attività sovversiva, però essendo in questa plaga conosciuto per individuo positivo nelle sue idee, è ritenuto tuttora pericoloso in linea politica”. Dall’agosto 1928 risiede a Genova in via Zara 4 insieme alla sua famiglia. L’8.9.1932 giunge di nuovo a Covo. La sua presenza in paese non passa inosservata ai fascisti locali e già il 12.9.1932 il segretario federale del Pnf, Giuseppe Beratto, scrive al Prefetto di Bergamo, Vincenzo Giannitrapani: “Mi reco a dovere portare conoscenza di V.S. Ill.ma che, dopo dieci anni di assenza, ha fatto la sua ricomparsa nel comune di Covo, prendendo alloggio in una trattoria del paese, il noto comunista Sanga Fabio, che prima della marcia su Roma era solito ospitare presso di sé l’ex-onorevole Misiano. Trattandosi di elemento pericolosissimo, ho ritenuto opportuno renderne edotta la S.V. Ill.ma perché si compiaccia disporre nei riguardi del Sanga un opportuno e adeguato servizio di prevenzione e di sorveglianza”. Sanga riparte da Covo per Genova il 24.9.1932, ma già il 26.9.1932 rientra a Covo, alloggiando all’Albergo dell’Agnello (o dell’Angelo) condotto da Rosetta Colombo in Alberti. Sorvegliato dai Cc di Treviglio, consuma i suoi pasti presso la sorella Carlotta, sposata Brambilla, che risiede in via Mottini. Nel gennaio 1934 Sanga è ancora sorvegliato dai Cc di Treviglio, ma è gravemente malato ai polmoni, non riesce a lasciare il letto ed è in pericolo di vita, tanto che il 18.1.1934 i Cc ne propongono la radiazione, negata però dal questore di Bergamo il 20.1.1934, perché Sanga “non ha dato prove di ravvedimento”. Muore a Covo il 5.3.1934. Cpc, b. 4568, 1918-1935. (G. Mangini)
(padre)
Oste, nato a Covo nel 1819, morto a Covo il 10.12.1889.
(madre)
(sorella)
Sposata con Ambrogio Brambilla (nato nel 1871, produttore di latticini), risiede a Covo in via Mottini.
Covo
Lombardia
Italia
(1868 – )
Genova
Liguria
Italia
Covo
Lombardia
Italia
Milano
Lombardia
Italia
(1915 – 1919)
Covo
Lombardia
Italia
(1919 – 1922)
Milano
Lombardia
Italia
via F.lli Bronzetti 35
(1922 – 1925)
Milano
Lombaria
Italia
corso XXII Marzo 29
(1925 – 1928)
Genova
Liguria
Italia
via Zara 4
(1928 – 1932)
Covo
Lombardia
Italia
(1932 – 1934)
1912/07
– 1912/07
Nel luglio 1912 costituisce il Circolo socialista di Covo.
1912/08/25
– 1912/08/25
Il 25.8.1912 a Covo davanti a circa 40 persone tiene una conferenza intitolata ‘Come si spendono i danari del Comune di Covo’.
1913/05/07
– 1913/05/07
Il 7.5.1913, all’oratorio di Covo davanti a circa 500 persone si tiene un pubblico contraddittorio tra il parroco di Covo, don Luciano Canapa, e lo stesso Fabio Sanga.
1913/08
– 1913/08
Nell’agosto 1913 costituisce il Circolo socialista di Antegnate, che aderisce alla Federazione socialista di Bergamo.
1914/04
– 1914/04
Nell’aprile del 1914 il Circolo Socialista di Covo, al quale aderiscono circa 30 soci, lo incarica di rappresentarlo al XIV Congresso Nazionale Socialista di Ancona (26, 27 e 28 aprile 1914).
1915
– 1915
Allo scoppio della prima guerra mondiale Sanga è anti-interventista, ma la maggior parte dei soci del circolo di Covo, durante la guerra, è sotto le armi.
1921/05/15
– 1921/05/15
Si presenta alle elezioni politiche del 15.5.1921 come candidato comunista per il collegio di Bergamo e Brescia, ma non viene eletto.
(sacerdote)
(sacerdote)
(deputato comunista)
ACS, Cpc, b. 3315
Busta
4568,
Fascicolo