Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Sant’Antonio d’Adda (Bg) il 24.4.1895, comunista. La madre vive con il fratello Melchiorre a Sant’ Antonio. Dal maggio al dicembre 1913 si trasferisce per un breve periodo a Davos Dorf (Grigioni, Svizzera) presso la ditta Barattelli per lavorare come manovale. Insieme al fratello Egidio viene arrestato il 5.6.1919 dai Cc di Caprino Bergamasco per omicidio, ma viene assolto dall’accusa avendo agito per legittima difesa. Vedovo, è senza figli. Trasferitosi a Rovereto (Tn), il 20.2.1922 il Tribunale locale lo condanna a 4 mesi di carcere per furto. Dal 24.6.1922 stabilisce la sua residenza nella città trentina, dove lavora presso la calzoleria di Bernardo Foches in via Paganini 5, mentre abita in piazza San Marco 7/1 con Anna Foches, operaia alla Manifattura Tabacchi di Rovereto e sorella del suo datore di lavoro. Iscritto al Pci dal 1923, dalla finestra dalla sua abitazione di Sant’ Antonio (Bg) l’1.5.1924 espone la bandiera rossa. Dal 10 al 19.4.1925 soggiorna a Sant’ Antonio e in quei dieci giorni da Rovereto riceve «L’Unità», manifestando apertamente posizioni comuniste, inneggiando a Lenin e facendo propaganda anche presso i suoi fratelli. Una perquisizione nella casa dei fratelli la notte del 19.4.1925, effettuata quando Rossi è appena ripartito, risulta senza esito. Invece, una perquisizione effettuata nel suo domicilio di Rovereto porta al rinvenimento di materiale documentario e alla “scoperta di tutti i comunisti di quella città con il capo Busatti Giacomo” . Deriva da questo fatto la decisione di sottoporre Rossi a stretta sorveglianza, anche quando dovesse lasciare Rovereto per tornare al paese d’origine. Le segnalazioni periodiche sul suo conto da Rovereto alla Questura di Bergamo si susseguono con regolarità negli anni successivi, ma senza rilievi particolari fino al 18.4.1937, quando viene arrestato dai Cc di Tremosine (Bs) con l’accusa di “propaganda comunista”. Il giorno prima, infatti, dopo aver raggiunto la frazione Campione di Tremosine, in un’osteria del luogo chiede di far funzionare la radio. Di fronte al diniego, si rivolge alla titolare offrendosi di insegnarle a trovare la frequenza di Radio Barcellona, il cui ascolto è per lui “come un nutrimento”. Arrestato, durante il successivo interrogatorio afferma che alla sera a Rovereto si riuniva con amici appunto per ascoltare Radio Barcellona, diffondendone le notizie nella sua bottega di calzolaio. La Commissione Provinciale di Brescia, riunita il 14.5.1937 – davanti alla quale si proclama comunista – lo condanna a 5 anni di confino di polizia. La destinazione scelta dal Ministero dell’Interno è quella delle isole Tremiti, dove giunge il 24.5.1937. Le segnalazioni sul suo conto che periodicamente giungono dal confino non evidenziano rilievi significativi ma nemmeno segnali di ‘ravvedimento’. Grazie ad un’apposita licenza, il 25.6.1939 rientra a Rovereto per sposare Anna Foches, insieme alla quale ottiene il permesso di trasferirsi a Tricarico (Mt) come confinato. Nel 1940 è ancora a Tricarico e la Prefettura di Matera segnala che è dedito al vino. Il 17.4.1942 termina la pena e il 18.4.1942 lascia Tricarico e torna a Rovereto con foglio di via obbligatorio. Nel maggio 1943 viene di nuovo internato a Scipione (Pr) e liberato nell’ottobre successivo. Il 25.11.1943 i Cc di Caprino Bergamasco, comandati dal maresciallo maggiore a piedi Pietrino Murgioni, si recano presso l’abitazione della madre, presso la quale si trova Rossi, per procedere di nuovo al suo arresto ma, alla vista dei militari, fugge da una porta sul retro dell’abitazione e si rende irreperibile. Foto triplice posa e scheda biografica. Cpc, b. 4457, 1926-1943, scheda biografica. (G. Mangini, R. Vittori)