Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bergamo il 28.6.1892, antifascista, sospetto politico, risiede in via Sant’ Alessandro 27, è sposato con Teresa Agazzi e ha 4 figli. Ex volontario di guerra, emigra in Francia e per alcuni anni risiede a Villeneuve-le-Roi (Île-de-France), ma per non far assegnare la cittadinanza francese al figlio rimpatria il 26.2.1936 e lavora come aiuto dispensiere al magazzino generale degli stabilimenti Dalmine. Il 4.10.1938 tra i compagni di lavoro in fabbrica e in refettorio commenta sfavorevolmente l’azione di propaganda svolta nel settembre 1938 da Mussolini in Venezia Giulia per l’eventuale entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania. Il 2.11.1938 la Federazione fascista di Bergamo, con lettera firmata dall’avvocato Erasmo Perani, scrive alla direzione degli stabilimenti di Dalmine denunciando il comportamento di Rigamonti. Questi aveva affermato che il viaggio propagandistico di Mussolini era costato 600 milioni, scaricati però sui salari della classe operaia. Ricevuta la denuncia, l’ufficio personale dell’azienda avvia un’inchiesta interna, che porta alla conferma dell’episodio tramite la testimonianza di due compagni di lavoro del Rigamonti, i cui nomi sono annotati a lapis in calce alla lettera della federazione fascista di Bergamo: Antonio Molteni e Innocente Salvioni. Interrogato a sua volta, Rigamonti non nega le sue dichiarazioni e si giustifica dicendo di averle lette in un giornale, del quale però non ricorda il titolo, trovato in una trattoria di Bergamo. Il 28.11.1938 viene licenziato. Il 25.2.1939 il prefetto di Bergamo, Giuseppe Toffano, chiede al questore informazioni su Rigamonti, che gli si è presentato lamentandosi di essere stato ingiustamente licenziato per ragioni politiche che non gli sono state fornite. Diffidato il 18.4.1939 con l’accusa di aver propagato notizie atte a turbare la serenità degli animi degli operai dello stabilimento di Dalmine, già il 26.4.1939, su indicazione dello stesso prefetto, viene aiutato dal questore di Bergamo a trovare a Milano un’occupazione come fattorino presso la società ‘Voce del Padrone – Columbia – Marconiphone’, che lo assume il 1.5.1939. Da quel momento tutte le settimane si reca a Milano il lunedì mattina, da dove rientra in famiglia a Bergamo il sabato pomeriggio. Il 29.5.1940 si rivolge di nuovo al questore di Bergamo, al quale chiede un certificato da presentare al Comune di Milano per ottenere un alloggio per tutta la famiglia. Il 24.12.1940 trasferisce parte della famiglia a Milano in via Domenichino 14, ma il costo dell’affitto della camera ammobiliata a Milano, dei locali di Bergamo e il trasporto ferroviario rendono le sue condizioni economiche molto precarie, per questo il 24.5.1942 si rivolge ancora al questore di Bergamo perché faccia pressione sul Comune di Milano per l’assegnazione di un alloggio alle case popolari. Era ancora vigilato nel settembre 1942. (G. Mangini)