Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bergamo il 4.5.1877, tipografo, anarchico, già abitante in Borgo Canale n° 40. Per il carattere indocile e ribelle all’autorità paterna, nel 1886 viene rinchiuso nella casa di correzione dell’Istituto Botta, dove non dà segni di ravvedimento, tanto da fuggire nel 1893. A Bergamo frequenta repubblicani, socialisti, anarchici. Pur non avendo conseguito un titolo di studio, frequenta per qualche tempo il Collegio Salesiano. Dopo un breve periodo a Torino, nel 1899 si reca a Roma, dove lavora come tipografo. Frequenta un gruppo di anarchici, insieme ad alcuni dei quali la sera del 1.8.1900 viene arrestato in piazza Colonna con l’accusa di ‘aver emesso grida sediziose ed aggredito alcuni monarchici che stavano facendo una dimostrazione di cordoglio per il recente assassinio di S.M. il Re Umberto’. Il 12.9.1900 viene condannato ad un mese di arresto per grida sediziose, in violazione dell’articolo 3 della legge di Ps, ma non viene proposto per l’ammonizione né per il domicilio coatto perché assolto dal reato di minacce. Il 16.9.1901 il questore Pini di Roma chiede informazioni al prefetto di Bergamo, soprattutto precedenti penali e politici, per poter compilare la sua scheda biografica. Da Roma il 20.12.1901 torna a Bergamo presso la famiglia, mentre il 2.3.1902 si trasferisce a Milano in cerca di lavoro, alloggiando presso lo zio paterno Giuseppe Rigamonti (sposato con Giuseppina Guerinoni, padre di Leone, Angelo, Alfredo, Virginia), che dal 1890 risiede a Milano in via Castaldi 8. Sospettato di essere il gerente dei periodici socialisti milanesi “La Cronaca del Lavoro” e “Critica Sociale”, il 13.3.1902 la Questura di Milano informa quella di Bergamo che il sospetto è infondato perché si tratta di un’omonimia: il gerente è un Rigamonti, ma non Giuseppe Angelo, bensì Giacomo Giuseppe Odoardo (di Carlo e Maria Losi, n. Milano il 30.10.1849). Ritornato a Bergamo nel settembre 1902, chiede il passaporto per recarsi all’estero e dichiara di essere stato occupato a Milano come tipografo presso l’editore Francesco Vallardi, da dove è stato licenziato il 20.9.1902 non per propaganda politica ma per il carattere litigioso e insofferente. Gli viene rilasciato il passaporto ma anziché trasferirsi a Marsiglia, come dichiarato, si reca a Napoli, dove però il 2.11.1902 viene fermato per misure di Ps e tradotto a Bergamo, dove deve rispondere del furto di L. 180 rubate il giorno 11.10.1902 a Stefano Carretto. Processato, il 29.12.1902 è condannato dal Tribunale di Bergamo a 4 mesi di reclusione. Uscito il 1.3.1903 dalle carceri giudiziarie di Bergamo, dichiara di recarsi di nuovo a Milano, trova invece lavoro come tipografo presso la ditta Cerri a Casteggio (Pv), da dove si allontana agli inizi di aprile 1903. Il 5.8.1903 viene arrestato in Val d’Aosta, dove cercava di espatriare. Dopo aver informato dell’arresto la Questura di Bergamo e da questa aver avuto l’indicazione di farlo uscire dall’Italia, la Questura di Aosta la fa accompagnare dai Cc alla frontiera del Gran San Bernardo, dove prosegue per la Svizzera. Rientrato ben presto in Italia, nel corso del 1903 trova lavoro a Genova in una tipografia, dalla quale viene licenziato alla fine del 1903 per aver litigato con un compagno di lavoro. Il 17.6.1904 esce dall’Italia ancora attraverso il Gran San Bernardo diretto in Svizzera, da dove viene espulso nell’agosto 1904 e consegnato alle autorità italiane di confine il 2.9.1904. La Prefettura di Como gli fornisce il foglio di via obbligatorio per Bergamo, dove giunge il 3.9.1904. A Bergamo cerca subito un impiego presso l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche e presso la tipografia Legrenzi, ma in entrambi i casi la risposta è negativa. Il 4 settembre si presenta al parroco di Borgo Canale per chiedere il certificato di nascita, senza successo. Ottiene un piccolo sussidio di disoccupazione dalla Compagnia di Carità e si allontana nuovamente da Bergamo, rientra in Svizzera e alloggia presso l’albergo Sant’ Antonio di Locarno, nello stesso stabile dove si trova anche la locale Camera del lavoro. L’1.11.1905 Rigamonti scrive da Locarno una cartolina postale (conservata nel fascicolo) al commissario di polizia Bartolozzi di Bergamo, chiedendo di spedirgli il passaporto a Locarno, dove ha trovato lavoro, ma il commissario gli risponde di rivolgersi al console locale. Nel novembre 1905 il prefetto di Bergamo chiede informazioni sul conto di Rigamonti al Consolato italiano del Canton Ticino. Il console Luca Levi Palli risponde il 21.11.1905, scrivendo che “finora ha tenuto buona condotta. Ho dato ordine mio informatore di tenermi informato dell’eventuale partenza del Rigamonti”. Riformato definitivamente per insufficienza toracica, il 9.5.1908 si sposa a Voghera con Carolina Sacchi. Il 14.7.1908 trasferisce la sua residenza da Bergamo a Turro Milanese in viale Monza 100 e lavora come tipografo a Milano in via Tadino 51 presso la tipografia Bertieri. A Milano assume la gerenza del periodico “La Difesa delle Lavoratrici” e nel novembre 1913 viene sottoposto a procedimento penale con l’accusa di aver violato la vigente legge sulla stampa per l’articolo Voci dalle officine e dai campi apparso sulla rivista nel n° 15 del 14.9.1913, ma la Corte d’Assise di Milano il 30.4.1914 lo proscioglie dall’imputazione. Continua ad essere vigilato. Nel febbraio 1921 risiede sempre a Milano in via Benedetto Marcello 77 e lavora ancora presso Bertieri, mentre nel febbraio 1924 lavora presso le Industrie Grafiche Celeste Besozzi in corso Porta Nuova 26 e nel marzo 1926 presso la Tipografia Bodoniana di via Broggi 13, dove ancora si trova nel 1928 anche se ha trasferito la sua abitazione in via Pascoli 18, mentre nel 1930 è tornato all’Istituto Grafico Bertieri, dove nel 1933 è capotecnico tipografo. Il 29.10.1937 la Questura di Milano propone la sua cancellazione dall’elenco degli anarchici schedati perché da tempo tiene “regolare condotta morale e politica” e, anche per l’avanzata età, sono venute meno le caratteristiche di pericolosità per le quali nel 1901 era stata redatta la sua scheda biografica. Non avendo mutato posizioni politiche, nei suoi confronti viene però mantenuta una vigilanza generica come per i sovversivi non schedati. L’ultima segnalazione nei suoi confronti risale al 4.9.1941, quando abita a Milano in via Vanvitelli 49 e “continua a mantenere regolare condotta in genere senza dare luogo a rilievi in linea politica. Viene opportunamente vigilato”. Cpc, b. 4321, 1901-1940, scheda biografica. (G. Mangini)