Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Ozieri (Ss) il 8.4.1897, operaio, antifascista, confinato politico. Volontario nella prima guerra mondiale, rientra al centro di mobilitazione del 16° Nattaglione a Verona perché ha contratto la malaria. Il 7.7.1916 si arruola nella Guardia di Finanza, dove rimane fino al 19.1.1920. Dal 1920 al 1922 è domiciliato a Parre (Bg) dove lavora come muratore. É sposato con una donna di Parre, Giovanna Palamini, dalla quale ha due figli. Nel 1922 lascia Parre per la Francia, a Vitry-sur-Seine (dipartimento Valle della Marna, regione Île-de-France), dove rimane fino al 1927, poi si trasferisce in Lussemburgo dove, come segnala il Console italiano, svolge attività antifascista cercando di dissuadere dal presentarsi in patria i giovani italiani emigrati chiamati alle armi. In Lussemburgo si iscrive alla Association d’Anciens Combattants Italo-Luxembourgeois dopo essere stato escluso dal gruppo dei Combattenti della Casa d’Italia di Esch-sur-Alzette per contrasti personali con il presidente della sezione locale. Dal Lussemburgo, il 18.1.1938 e il 30.4.1938 scrive due lettere alla sorella Carmela Pinna in Correddu, residente a Ozieri, nelle quali prende una posizione molto dura contro il regime. Le due lettere, intercettate, lo segnalano come antifascista. Nella prima lettera scrive che “se venissi in Italia potrei avere delle noie perché non sono dei fascisti e sono contrario”. Nella seconda lettera scrive che odia l’Italia perché “non può sfamare la sua popolazione e pretende di essere prolifica, e quando due sposi sono carichi di figli che dolore non poterli nutrire neanche di solo pane, una porcheria simile se la vede soltanto che nell’Italia a terra e guerriera; vuole le genti per fare guerre, conquistare altre terre, fare crepare dal ferro, dal fuoco e persino dalle malattie le povere giovani vite”. Nel 1942 risulta fermato dalla polizia lussemburghese, che gli sequestra 132 ReichsMarken. Rientrato a Parre agli inizi del maggio 1942, la sera del 6.5.1942 viene arrestato. Il 14.7.1942 viene portato davanti alla Commissione Provinciale per il confino di polizia a causa delle sue due lettere del 1938. Pinna si giustifica dicendo che nella prima lettera del gennaio 1938 aveva scritto di non voler venire in Italia perché non fascista, ma aggiunge che si trattava di una scusa per sottrarsi alle continue richieste di aiuto economico da parte della sorella, con una famiglia numerosa da mantenere, mentre la professione di antifascismo contenuta nella lettera del 30.4.1938 era dovuta ad un momento di esaltazione causato dall’aver saputo che il fratello Antonio, militare in Africa, vi aveva contratto malattie per curare le quali gli venivano chiesti denari che Pinna non aveva. Il 17.7.1942 la Commissione Provinciale di Bergamo per il confino di polizia lo condanna a 5 anni perché ritenuto pericoloso per l’ordine pubblico. In attesa della scelta della destinazione da parte del Ministero, il 22.7.1942, ancora detenuto nelle carceri giudiziarie di Bergamo, scrive una lettera di ricorso alla Commissione Centrale di Appello presso il Ministero dell’Interno, dicendosi in torto per aver scritto alla sorella nel 1938 frasi antifasciste, delle quali si dichiara pentito. In seguito a ciò la pena viene ridotta da 5 a 3 anni (fine prevista 19.10.1945). La destinazione del confino è a Pisticci (Mt), dove giunge il 22.8.1942. Nell’ottobre 1942 viene autorizzata la corrispondenza tra Pinna e i suoi figli Leonardo e Francesco Nazzareno, quest’ultimo arruolato nel 5° Battaglione Edolo, richiamato a Merano e Bolzano. L’11.10.1942 viene trasferito al Centro di Lavoro di Castel di Guido (Roma), dove, in particolare, gli viene riconsegnato il denaro che gli era stato sequestrato in Lussemburgo, trasmesso il 9.11.1942 nell’equivalente di 986,90 lire alla Questura di Bergamo tramite l’Ufficio Compensazioni Italo-germanico. In seguito alle vicende del 25.7.1943, viene liberato il 28.7.1943. Il 6.8.1943 giunge a Bergamo, dove viene rimesso in libertà e lo stesso giorno si trasferisce a Roma in via Trionfale 188, presso il fratello Salvatore. Cpc, b. 3985, 1938-1943. (G. Mangini)