Profilo sintetico riassuntivo
Nato ad Albano Sant’Alessandro (Bg) il 16.6.1897, partecipa alla 1a guerra mondiale, manovale, comunista. Emigra nel 1920, prima in Lussemburgo, poi in Francia, di nuovo in Lussemburgo e in Belgio. Il 27.10.1922 il Tribunale di Valenciennes (Francia, regione Nord-passo di Calais) lo condanna a 15 giorni di prigione per lesioni volontarie. L’11.4.1924 sposa civilmente Maria Vismara (n. a Torre de’ Roveri il 16.9.1902), dalla quale ha 4 figli: Angiolina (n. a Bergamo il 2.7.1922), Giordano (n. 22.8.1925), Marino (n. 1927), Marina (n. 2.1.1935). Il 30.11.1925 il tribunale di Lussemburgo lo condanna a 200 franchi di multa per lesioni personali. Nel settembre 1940 viene segnalato come figura di rilievo del movimento comunista di Esch-sur-Alzette (Belgio) anche dopo l’occupazione nazista del Lussemburgo. Su richiesta del Consolato Generale Italiano in Lussemburgo viene arrestato il 22.8.1940 a Esch-sur-Alzette dalla gendarmeria tedesca insieme ad altre 13 persone e accompagnato al Brennero il 7.9.1940. Dal Brennero, con foglio di via obbligatorio, si presenta ad Albano Sant’Alessandro, dove viene perquisita la sua abitazione e dove il 22.9.1940 viene arrestato e tradotto nelle carceri giudiziarie di Bergamo. Al momento dell’arresto dichiara di ignorarne i motivi, che attribuisce all’erronea supposizione di essere ritenuto un miliziano volontario nella guerra di Spagna. Il 17.10.1940 viene visitato in carcere da un medico, che rilascia un certificato in cui si dichiara Pezzotta fisicamente e psichicamente adatto a sopportare il regime di confino. Il 25.10.1940 la Commissione Provinciale si riunisce per giudicare il suo caso. La Commissione è presieduta dal prefetto avvocato Francesco Ballero e composta dal procuratore del re Francesco Calcaterra, dal questore Giuseppe Pumo, dal console della Mvsn cavalier Guglielmo Biondi e dal comandante locale di Cc Giovanni Pontoglio. Nel dibattimento Pezzotta respinge gli addebiti che gli sono rivolti e viene verbalizzata la sua dichiarazione: “Ho riportato alcune condanne lievi all’estero. Non è vero che io abbia mai professato idee sovversive. Durante la mia permanenza all’estero ho pensato solo a lavorare. Letto, confermato, sottoscritto” alla presenza del commissario di Ps Guido Sessa. Al termine, gli vengono inflitti 3 anni al confino perché “pericoloso per l’ordine nazionale” e il 7.11.1940 viene destinato a Ventotene (provincia di Littoria), dove nel dicembre 1940 chiede e ottiene di poter corrispondere con il cognato Isidoro Vismara (n. a Torre de’ Roveri il 25.8.1904, residente a Bergamo in via Ghislandi 18, non iscritto al Pnf). Il 19.1.1941 Ermellina Vismara, cognata di Pezzotta, su incarico di quest’ultimo chiede la restituzione dei documenti personali sequestrati al momento dell’ingresso in Italia. Nel giugno 1942 la figlia chiede clemenza a favore del padre, senza esito. Pezzotta viene liberato alla scadenza dei 3 anni il 21.8.1943 e, passando per Gaeta, rientra a Bergamo il 24.8.1943 prendendo residenza presso il cognato. Il 12.8.1947 gli viene rilasciata la qualifica di confinato politico durante il regime fascista. Cpc, b. 3922, 1940-1943. (G. Mangini)