Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Treviglio (Bg) il 6.8.1882. Emigra a Milano con la famiglia nel 1888, all’età di 6 anni. Viene dichiarato inabile al servizio militare. Calderaio, anarchico, nel 1900 è sospettato di complicità nell’assassinio del Re Umberto I°, ma le indagini non portano a nulla, ‘tuttavia, trattandosi di anarchico e di pregiudicato pericoloso, ritenuto capace di qualsiasi azione delittuosa, è stato compreso nello schedario dei sovversivi ritenuti idonei ad effettuare atti terroristici’. In seguito viene compreso nella categoria delle persone pericolose da arrestare in determinate circostanze. Negli anni successivi la sequenza dei suoi reati è lunga, dato che sono numerose le occasioni in cui viene giudicato e condannato dal Tribunale di Milano: il 6.4.1903 a 4 anni e 7 mesi di reclusione e a un anno di vigilanza speciale per ‘furti qualificati’; il 25.6.1904 a 5 anni di reclusione e a 2 di vigilanza speciale per furto; il 12.10.1912 a un mese e 5 giorni per inosservanza della pena; il 6.2.1913 è assolto dall’imputazione di furto per non provata reità; il 19.6.1913 a 2 mesi e 10 giorni di reclusione per inosservanza della pena e mentite generalità; il 2.5.1914 la Pretura di Milano lo condanna a 100 lire di multa per mentite generalità. Il 15.7.1915 viene assegnato al domicilio coatto per 3 anni per reati comuni e, come pena accessoria, vigilato speciale per reati contro la proprietà. Nel 1920 espatria clandestinamente, prima in Francia e poi in Belgio. La Questura di Milano informa che Pescali non ha appartenuto a gruppi o circoli o associazioni, né ha collaborato a giornali o tenuto conferenze, anche se prima del 1922 partecipava a comizi e ad ‘assembramenti politici’ senza però prendere la parola. Dai documenti conservati nel fascicolo non è possibile stabilire quando rientra in Italia. Tuttavia, il 12.3.1928 viene ammonito per l’insieme dei reati comuni commessi fino a quella data. Una nota della Questura di Milano del 5.6.1933, data nella quale viene aperta la scheda biografica su di lui, lo descrive così: ‘”In pubblico riscuote pessima fama. E’ di carattere irritabile, senza educazione, poca intelligenza, senza cultura. E’ lavoratore fiacco e trae i mezzi di sussistenza dal furto. Frequenta pregiudicati e male femmine”. Nel dicembre dello stesso anno risulta risiedere a Milano in via Copernico 47 presso la madre. L’8.6.1934 viene arrestato in esecuzione di un mandato di cattura nei suoi confronti con l’accusa di lesioni aggravate. Il Tribunale di Milano il 24.7.1934 lo condanna a 8 mesi di reclusione. Il ricorso in appello viene respinto e finisce di scontare la pena l’8.2.1935. Nel settembre 1939 risiede ancora in via Copernico 47, mentre nel dicembre successivo abita in via Paisiello 7 presso la famiglia Zoppi. Agli inizi di luglio del 1940 viene arrestato a Milano. La ragione dell’arresto non è legata ad uno specifico reato, ma ad una considerazione complessiva sulla sua figura, cioè di pregiudicato per reati comuni già compreso nella categoria di persone da arrestare in determinate circostanze. Così scrive infatti il prefetto di Milano, Marziali, al Cpc e al prefetto di Bergamo il 3.7.1940: “L’anarchico schedato in oggetto, compreso nella 1a Cat. delle persone pericolose da arrestare in determinate contingenze, è pregiudicato per reati comuni, si ritiene tuttora elemento pericolosissimo e dato l’attuale momento è necessario il suo internamento in un campo di concentramento per tutto il periodo della guerra. In attesa di determinazioni da parte di codesto Ministero il Pescali è stato fermato ed associato nelle locali Carceri a disposizione della regia Questura”. Pertanto, senza aver compiuto alcunché nella circostanza, viene internato nel campo di concentramento di Colfiorito (Pg), dove giunge il 17.7.1940. Da qui il 14.1.1941 viene trasferito al campo di concentramento di Ariano Irpino (Av), in seguito al fatto che il 21.11.1940 “veniva ripreso severamente, perché insieme con altri due internati, muoveva ingiustificate lagnanze circa il vitto e il trattamento ricevuti al campo”. Trasferito poi al confino politico alle Tremiti, viene liberato l’8.9.1943 con foglio di via obbligatorio per Milano, ma nei giorni successivi né a Milano né a Treviglio se ne hanno notizie. Ancora il 4.1.1944 a Treviglio non se ne aveva traccia. Cpc, b. 3888, 1923-1944. (G. Mangini)