Parma Primo

Parma Primo

Busta
82
Fascicolo
2475
Primo estremo
1941
Secondo estremo
1943
Cognome
Parma
Nome
Primo
Presenza scheda biografica
no
Data di nascita
1882/04/24
Professione

tramviere


rappresentante di commercio

Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato a San Giovanni in Persiceto (Bo) il 24.4.1882, socialista, risiede a Bergamo in via San Bernardino 28, tramviere, poi rappresentante di commercio. Sposato con Luigina (Gina) Sottocornola, ostetrica, da cui ha 5 figli. Partecipa alla prima guerra mondiale e nel primo dopoguerra lavora come controllore della linea tranviaria Bergamo-Monza. Viene licenziato dopo l’avvento del fascismo per la sua attività di propaganda antifascista verso il personale. Nel 1925 si iscrive al Pnf per allontanare da sé la nomea di antifascista, ma l’anno successivo non rinnova la tessera. Tra il 1929 e il 1931 la sua situazione economica è assai precaria, dato che l’1.8.1929 il Tribunale di Bergamo lo dichiara fallito e quello di Brescia il 30.5.1931 lo condanna ad una breve detenzione e alla inabilitazione al commercio per bancarotta semplice, ma la pena è condonata e amnistiata. Durante il 1931 viene sanzionato tre volte con multe per l’emissione ripetuta di assegni a vuoto. È titolare di un’agenzia di rappresentanze commerciali, ma dalla documentazione conservata nel suo fascicolo non emerge quando l’abbia iniziata. Per questa attività si trova spesso in situazioni di contenzioso con i commercianti dei quali assume la rappresentanza. Nel corso del 1941 dice pubblicamente di prevedere la vittoria dell’Inghilterra e dei suoi alleati contro l’alleanza nazi-fascista. Nel fascicolo è conservata una lettera ‘riservata urgente’, scritta il 10.9.1941 dal ‘sansepolcrista’ e segretario federale di Bergamo del Pnf Gino Gallarini al prefetto, al quale Parma viene denunciato quale pericoloso bolscevico e per il quale Gallarini suggerisce il confino di polizia. La denuncia, a sua volta, si basa sulla segnalazione pervenuta a Gallarini da “persona di famiglia”, cioè dalla donna di servizio di Parma, che lo descrive come un pericoloso bolscevico, portando come prova una fotografia dello stesso Parma da lei rinvenuta, conservata nel fascicolo, datata 24.9.1937 e dedicata a Stalin. Sul retro della foto, inoltre, c’è uno scritto autografo che inneggia al bolscevismo sovietico: “Dio non può che benedire la Grande Russia che, sacrificando parzialmente il benessere delle sue Genti, si è assunta l’immane compito di liberare dalla schiavitù (spezzandone le catene) i lavoratori di tutto il mondo, in odio al capitalismo affamatore, fonte di ogni male!! E con questi sentimenti, in me fortemente radicati, faccio voti perché i Rossi di Spagna abbiano a riportare quella Vittoria finale che non può mancare! Vadano pertanto i miei migliori auguri a: Stalin – Kalinin – Woroscilof, e a tutti i grandi dirigenti che sinceramente operano per il trionfo della più umanitaria e grande Causa. Parma Primo (Bergamo – Italia)”. Arrestato il 12.9.1941 e interrogato, dice di essere sempre stato socialista e che le sue convinzioni filo-bolsceviche del 1937 non sono più tali. Il 27.9.1941 la moglie, oltre ad informare dell’arresto di Parma i figli Fernando e Primo, sottufficiali dell’esercito in servizio, scrive al prefetto e al federale di Bergamo per chiedere la liberazione del marito dalle carceri giudiziarie locali ed evitare che la Commissione Provinciale lo condanni al confino, invocando a questo scopo la sua partecipazione alla prima guerra mondiale e l’avere due figli arruolati nell’esercito, combattenti prima in Albania e in quel momento in Africa settentrionale. Tuttavia, il 6.10.1941 Parma viene condannato a un anno di confino di polizia come “pericoloso per l’ordine nazionale” e destinato a Colosimi (Cs). Il giorno successivo alla condanna, i figli di Parma, Fernando (sergente maggiore) e Primo (sergente), scrivono al prefetto di Bergamo dalla zona d’operazioni militari in cui sono impegnati come addetti all’autoreparto, chiedendogli di “essere clemente nella valutazione del fallo, in considerazione delle precarie condizioni fisico-mentali di nostro padre, e della nostra posizione, che di riflesso ne subirebbe conseguenze indelebili”, presentando inoltre la vicenda del padre, “solito a questo”, come una “banale spacconata”. Scritta il 7.10.1941, la lettera dei due figli militari giunge a Bergamo il 14.10.1941, quando Parma è già stato condannato. La scadenza prevista del periodo di confino è l’11.9.1942, ma il 7.6.1942 viene prosciolto condizionalmente e il 15.6.1942 lascia Colosimi, giungendo a Bergamo il 18.6.1942, dove riprende il suo lavoro di rappresentante di commercio. Già a fine giugno 1942, appena rientrato dal confino, riprende una lite giudiziale con la Pasticceria Andrea Guizzetti, la ‘Casa dell’Aromatico’ di via Borgo Palazzo 43 a Bergamo, iniziata alla vigilia del suo arresto, così come con una ditta di Firenze. Il 30.11.1943, richiamando le sue esperienze professionali di contenzioso, scrive una lettera autografa a Piero Pisenti, ministro guardasigilli della Rsi, sulla necessità di istituire nel diritto penale una giuria popolare – composta da un impiegato, un operaio e un contadino – come contrappeso all’operato dei giudici, a garanzia di maggior ‘giustizia’. Analogamente, il 4.12.1943 scrive una lettera autografa (mai giunta perché sequestrata dalla polizia alla posta e ora nel fascicolo) diretta a Fernando Mezzasoma, ministro della cultura popolare. In essa plaude da socialista alle iniziative di ‘socializzazione’ annunciate dal governo repubblicano fascista, nelle quali vede realizzate le proprie ventennali attese di socialista, richiamando in tal senso i nomi di Enrico Ferri, Filippo Turati e Camillo Prampolini, da lui definiti “socialisti di cartello” e suoi ideali punti di riferimento. Agli inizi del dicembre 1943 si reca dal capo della provincia di Bergamo, Emilio Grazioli, lamentando l’aumento dei prezzi dei beni di consumo ai danni dei lavoratori. Scrive poi allo stesso Grazioli il 17.12.1943 denunciando il permanere della stessa situazione e invitando le autorità locali del fascismo repubblicano a sanzionare duramente tutti i commercianti che alzano i prezzi. Nel fascicolo è conservata anche una sua fotografia in triplice posa, eseguita in Questura a Bergamo il 3.11.1941. Cpc, b. 3739, 1941-1942. (G. Mangini)
Familiari
Parma Pier Paolo

(padre)

Roveri Adelaide

(madre)

Sottocornola Luigina, detta Gina

(moglie)

Parma Pietro

(figlio)

Nato a Bergamo il 17.12.1910, fascista.

Parma Fernando

(figlio)

Nato a Bergamo il 25.10.1912, fascista, nel biennio 1933-34 capocenturia dei Giovani Fascisti del gruppo ‘Benedetti’).

Parma Alda

(figlia)

Nata a Bergamo il 4.4.1919, sposata con figli.

Parma Augusto

(figlio)

Nato a Bergamo il 13.6.1929.

Parma Luisa

(figlia)

.Nata a Bergamo il 25.4.1931, studentessa.

Luoghi di residenza

Bergamo

Lombardia

Italia

via San Bernardino 28

Fatti notevoli

1915

– 1918

Partecipa alla prima guerra mondiale.

1925

– 1926

Nel 1925 si iscrive al Pnf per allontanare da sé la nomea di antifascista, ma l’anno successivo non rinnova la tessera.

1941

Nel corso del 1941 dice pubblicamente di prevedere la vittoria dell’Inghilterra e dei suoi alleati contro l’alleanza nazi-fascista.

1937/09/24

– 1937/09/24

Il 24.9.1937 sul retro di una fotografia scrive: “24.9.1937 e dedicata a Stalin. Sul retro della foto, inoltre, c’è uno scritto autografo che inneggia al bolscevismo sovietico: ‘Dio non può che benedire la Grande Russia che, sacrificando parzialmente il benessere delle sue Genti, si è assunta l’immane compito di liberare dalla schiavitù (spezzandone le catene) i lavoratori di tutto il mondo, in odio al capitalismo affamatore, fonte di ogni male!! E con questi sentimenti, in me fortemente radicati, faccio voti perché i Rossi di Spagna abbiano a riportare quella Vittoria finale che non può mancare! Vadano pertanto i miei migliori auguri a: Stalin – Kalinin – Woroscilof, e a tutti i grandi dirigenti che sinceramente operano per il trionfo della più umanitaria e grande Causa. Parma Primo (Bergamo – Italia)”.

Sanzioni subite
arresto

(1941/09/12 – 1941/09/12)

confino politico

(1941/10/06 – 1942/06/15)

Il 6.10.1941 Parma viene condannato a un anno di confino di polizia come ‘pericoloso per l’ordine nazionale’ e destinato a Colosimi (Cs).
La scadenza prevista del periodo di confino è l’11.9.1942, ma il 7.6.1942 viene prosciolto condizionalmente e il 15.6.1942 lascia Colosimi, giungendo a Bergamo il 18.6.1942

In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
no
Esclusione dallo schedario
no
Documentazione allegata

Fotografia con dedica a Stalin


Fotografie scattate dagli organi di polizia

Altre fonti archivistiche
(ACS-CPC) Archivio centrale dello Stato (Roma), Casellario Politico Centrale

Busta

3739,

Fascicolo

Pubblicato in 1941-1950, Anagrafe sovversivi, Arresto, Busta 82, Condanna, Denuncia, Esclusione dallo schedario: no, Foto, Genere maschile, In Bollettino ricerche: no, In Rubrica di frontiera: no, San Giovanni in Persiceto (Bo), socialista, tramviere rappresentante di commercio.