Papini Giuseppe Antonio

Antonio
tramviere
sindacalista
impiegato
sottoprefetto di Treviglio lo propone per l’ammonizione, mentre il comandante dei Cc di Treviglio, capitano Salvatore Capozzi, il 29.11.1926 lo propone per il confino di polizia. Il 12.3.1927 viene arrestato a Milano perché, su informazione confidenziale, viene sorpreso dalla polizia fascista in una riunione segreta con anarchici, comunisti e repubblicani, indetta in via Pastrengo 11 per ricostituire un Comitato di difesa proletaria per aiutare le famiglie dei carcerati politici e fornire i mezzi per far espatriare i compagni colpiti da mandato di cattura o perseguitati da fascismo e polizia. Tutti gli arrestati vengono denunciati al Tribunale Speciale, il quale, ‘per il delitto di cui all’art. 3 della legge speciale per la difesa dello Stato’, con sentenza n° 52 del 26.5.1928, lo condanna a 10 anni di reclusione, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici e a 3 anni di vigilanza speciale di Ps. Anche gli altri arrestati vengono condannati a pesanti pene detentive: il giardiniere anarco-sindacalista Vito Bellaveduta (10 anni); lo scultore comunista Osvaldo Benci (20 anni: nativo di Castellina a Torre, in provincia di Firenze, è ritenuto il principale responsabile del gruppo clandestino; Giovanni Farina (10 anni); l’oste repubblicano Anselmo Galassi (5 anni); l’operaio meccanico comunista Giuseppe Gervasio (2 anni e 6 mesi); l’operaio meccanico anarchico e in seguito comunista Nicola Modugno (15 anni). Al termine del processo Papini viene rinchiuso nel carcere di Pallanza. In seguito a ciò, la figlia maggiore, di 23 anni, si suicida. Il 20.10.1927 la polizia scientifica esegue la riproduzione delle fotografie segnaletiche scattate a Papini a Milano dopo l’arresto. Il 7.8.1928 il figlio Libero, che vive a Treviglio presso il nonno paterno Angelo, scrive a Mussolini chiedendo una riduzione di pena per il padre, del quale dice che “fu sempre, per quanto convinto, di quei socialisti nostrani che vedevano tutto roseo, e che, certamente di testa un po’ ammalata, non hanno saputo comprendere che i tempi si erano cambiati”. Il 29 agosto successivo il Ministero degli Interni si rivolge alla Prefettura di Milano per avere un parere in proposito. Il prefetto di Milano risponde il 19.9.1928 con parere negativo alla riduzione di pena. Il 23.3.1929 anche la madre di Papini scrive a Mussolini chiedendo la grazia per il figlio ‘traviato e sedotto da false dottrine’, ma anche tale richiesta non è accolta. La madre muore a Treviglio il 9.7.1930, e le sorelle di Papini si rivolgono a Mussolini perché gli conceda il permesso di recarsi al funerale, ma il permesso non viene accordato. Nel luglio 1931, proveniente da Regina Coeli, giunge a Pallanza anche Ernesto Rossi e i due stringono un intenso rapporto di amicizia e stima. Scrivendo alla moglie da Pallanza il 28.9.1931, Rossi parla dell’anarchico trevigliese come di un uomo che sta sempre solo per poter studiare di più, che da autodidatta ha studiato matematica, contabilità, ragioneria, che ha imparato molto bene francese e inglese e sta studiando il tedesco: “E’ veramente un buon diavolo: è quattro anni che è dentro e credo ne debba fare altrettanti, e il suo piatto straordinario è la cipolla cruda, che altro non si può permettere, ma è sempre allegro come ho visto ben poche persone”. Il 5.10.1931 ancora Rossi scrive: “Sembra un grosso frate zoccolante: la testa grossa, pelata, le sopracciglia come due accenti circonflessi, appena accennati, in alto, in alto, un nasone e due occhietti piccoli come quelli dell’elefante, che quasi scompaiono in una fitta rete di rughettine quando appena sorride, mostrando i denti a dadi staccati come si fanno in una zucca col coltello. E’ stato contadino, ferroviere, facchino, organizzatore, ma ha una cultura più che discreta. Conosce anche Dante meglio di parecchi nostri universitari. (..) Credo abbia cominciato a fare il sovversivo da quando era lattante. Non mi sembra che abbia idee molto chiare sulle possibilità di riformare la società in modo che possa meglio corrispondere ai suoi ideali di giustizia e libertà, ma ha un cuore grande come uno Zeppelin ed è molto tollerante. E questo è il più”. Il rapporto di amicizia con Rossi ha anche una forte connotazione intellettuale, ma spesso ciò accade più a beneficio di Rossi che di Papini, dato che, grazie alle competenze linguistiche dell’anarchico trevigliese, Rossi può leggere un paio di pagine al giorno, in lingua originale, delle opere di Ricardo, ‘The Works of David Ricardo’ (a cura di J.R. Mc Culloch, London, John Murray 1881), tanto da arrivare ad averne tradotte, prima del trasferimento, circa 80 pagine. Leggono e discutono il libro del 1931 di Nicola Spinelli, ‘Lezioni di terminologia economica e finanziaria inglese’, progettando lavori editoriali in materia economica da realizzare insieme. Il 23.11.1931, giorno prima del trasferimento di Rossi al carcere di Piacenza, Papini confeziona per Rossi un paio di pedalini con la lana bianca che questi aveva acquistato. Una volta giunto a Piacenza, Rossi scrive alla moglie: “Mi è veramente dispiaciuto moltissimo di lasciarlo, ché non avevo mai trovato un uomo del popolo con un senso morale così alto. E la galera consente di conoscere intimamente gli uomini quasi quanto la trincea”. Anche dopo, nelle sue lettere, Rossi parla dell’amico anarchico, come nell’aprile 1932: “Nessun altro «sovversivo» ho trovato che fosse consapevole, così come egli è, che ogni vera rivoluzione deve avere il suo fondamento in una educazione che faccia gli uomini più buoni e faccia loro intendere l’importanza delle questioni di dignità”. Papini a Pallanza sconta anche 2 anni di segregazione cellulare continua, e viene punito con 60 giorni di cella aggravata per aver partecipato ad una protesta collettiva contro le disposizioni della direzione del carcere, e per questo sottoposto al trasferimento al carcere di Fossano (Cn) che avviene l’11.3.1933, dove rimarrà esattamente un anno. Il controllo della posta di e per Rossi è costante. In una lettera inviata ad Ernesto Rossi dalla moglie il 30.4.1933, per esempio, questa informa il marito di aver saputo del trasferimento di Papini dal carcere di Pallanza a quello di Fossano dal fratello di Papini, Gerolamo. Ciò induce la polizia fascista a ipotizzare, nell’attività antifascista, un qualche rapporto dei coniugi Rossi anche con il fratello di Papini, il che determina una perquisizione nella casa di quest’ultimo il 31.5.1933, senza esito. Ancora Rossi, scrivendo alla madre l’8.9.1933, parla dell’opera di rieducazione sociale nelle carceri, si mostra scettico in proposito e ricorda un commento di Papini sul rapporto tra sistema penitenziario e strutture sociali: “La giustizia è uguale per tutti, ma bisogna precisare, per tutti coloro che hanno i piedi scalzi”. A Fossano, con il n° di matricola 8727, rimane fino all’11.3.1934, quando viene liberato per condono di pena: il giorno dopo, infatti, il giudice di sorveglianza di Cuneo concede la libertà vigilata per 3 anni e conferisce la carta d’identità precettiva. Tra gli altri detenuti incontrati nel carcere di Fossano, ce n’è uno che avrà un ruolo notevole nella vita di Papini pochi anni dopo: si tratta di Giovanni Nicola, di Caravaggio (Bg), figura di spicco del partito comunista, che avrà modo di trascorrere un anno in compagnia di Papini. Era infatti giunto a Fossano pochi giorni prima di Papini, il 27.2.1933, e ne sarebbe uscito quasi 5 mesi dopo la liberazione di Papini. Nicola esce infatti il 24.7.1934 per amnistia e nel 1936 si trasferisce in Francia, da dove si metterà di nuovo in contatto con Papini. Questi, dopo l’uscita dal carcere, si trasferisce a Milano, in via Anfiteatro 20, dove il 17.7.1934 Ada Rossi lo incontra e ne riferisce per lettera al marito Ernesto: “Mi ha detto che ora fa il venditore di frutta e che dei giorni guadagna anche 13 lire, ma dei giorni pochi soldi. In principio nel commercio della frutta ci ha rimesso le 1000 lire ereditate dal padre [..] Povero Papini, è ancora sereno e non ha perduto il suo ottimismo nella bontà degli uomini. Vedessi la sua camera che è cucina, salotto e camera da letto, pulitissima, ordinata e con il tavolo pieno di libri”. Nel gennaio 1935 si trasferisce in via Anfiteatro 20. La libertà vigilata, però, il 29.4.1937 viene revocata dal giudice di sorveglianza di Milano. L’8.6.1938 la Commissione Provinciale di Milano (Giuseppe Marzano, prefetto; Federico Mancosu, procuratore del Re; Gaetano Laino, questore; Raffaele Galleani, comandante dei carabinieri; Giuseppe Achilli, console Mvsn) gli infligge 5 anni di confino di polizia per aver partecipato a Milano, nella notte tra il 23 e il 24.4.1938, alla diffusione e all’affissione di manifestini con scritte contrarie alla visita di Hitler in Italia. Insieme a lui, definito “elemento scaltrissimo” dall’ispettore generale di Ps Peruzzi, sono coinvolti il verniciatore anarchico Virgilio Triva, già tra gli accusati dell’attentato al Diana ma poi assolto dall’accusa, il cameriere comunista bresciano Arturo Baronchelli, segretario nazionale della Filam (Federazione Italiana Lavoratori Albergo e Mensa, sorta a Milano nel 1912) e il cuoco della stazione centrale di Milano, Carlo Francesco Denari, comunista. L’iniziativa, però, è del socialista e, dal 1924, comunista di Caravaggio (Bg) Giovanni Nicola, già citato, prima cameriere e poi impiegato, cognato del Denari. Nicola negli anni Venti era stato a sua volta segretario della Federazione Lavoratori Albergo e Mensa. Da Parigi era deciso a riannodare le fila del Pci a Milano. Nelle intenzioni del gruppo c’è anche l’intento di riorganizzare l’opposizione al fascismo e di reclutare e avviare “alla frontiera dei sovversivi diretti alla Spagna rossa”, seguendo la via clandestina sperimentata con successo nel maggio 1937 dal cameriere Cesare Ragni, combattente nella prima guerra mondiale, già militante dell’Uai, divenuto comunista e arruolatosi nelle brigate internazionali grazie all’aiuto di Triva. Ragni, nel contesto della Resistenza, sarà poi partigiano nella 47a Brigata Garibaldi. Nello stesso 1937 Triva aveva aiutato ad espatriare anche il falegname anarchico Alfiero Guerri. L’idea di coinvolgere Papini è appunto di Nicola. Dalla Francia questi fa pervenire a Denari il materiale propagandistico, distribuito tra Baronchelli e Papini e affisso in occasione sia della visita di Hitler che del successivo 1° maggio. Per scontare i 5 anni Papini viene mandato a Ventotene, dove arriva il 4.7.1938. Appena giunto sull’isola chiede di corrispondere con il fratello Gerolamo, con la sorella Maria (sposata con Giacomo Casati e domiciliata a Treviglio in via Mazzini 3), con le sorelle Francesca e Bettina (domiciliate entrambe a Treviglio presso la cascina Moroni, via Canonica 345). A Ventotene, come informa una nota della Prefettura di Littoria del 22.10.1938, ‘si è subito accompagnato agli elementi più pericolosi’. Per la ricorrenza del Natale 1938 viene prosciolto condizionalmente dal confino e il 22.12.1938 parte da Ventotene diretto a Milano e va a risiedere in via Legnano 20, dove risulta residente almeno fino all’aprile 1942, ultima segnalazione della Questura di Milano desumibile dalla scheda biografica. Benché costantemente sorvegliato, le notizie successive su di lui sono pochissime. Il 14.6.1943 la federazione di Bergamo del Pnf rivolge riservatamente alla Questura di Bergamo una richiesta di informazioni su Papini, che risulta essersi trasferito a Treviglio, ma la richiesta è inoltrata ai Cc della stazione di Treviglio, i quali l’8.7.1943 confermano il suo trasferimento da Milano a Treviglio per assumere impiego nella ditta del cognato Casati, marito della sorella Maria. Il 15.11.1943 i Cc di Treviglio alla Questura di Bergamo segnalano come provvisorio il ritorno di Papini da Milano a Treviglio. Nel secondo dopoguerra collabora alla ricostituita Cgil. Muore a Treviglio il 12.10.1955. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia in doppia posa. Cpc, b. 3722, f. 83230, 1925-1942, scheda biografica. (G. Mangini)
(padre)
Nato nel 1857, contadino.
(madre)
Nata nel 1861, contadina.
(sorella)
Nata a Treviglio il 27.6.1883, detta Bettina, contadina, residente a Treviglio presso la Cascina Moroni, via Canonica 345.
(fratello)
Nato a a Treviglio l’1.1.1886.
(sorella)
Nata a Treviglio il 4.6.1888.
(fratello)
Nato a Treviglio il 30.9.1890.
(sorella)
Nata a Treviglio il 24.6.1898, sposata con Giacomo Casati e residente a Treviglio in via Mazzini 3.
(moglie)
Sposata il 1.12.1904.
(figlio)
(seconda moglie)
Nata a Calcio il 15.7.1895.
Treviglio
Lombardia
Italia
(1881 – )
Milano
Lombardia
Italia
via Borsieri 5
(1923 – )
Treviglio
Lombardia
Italia
(1925 – 1926)
Milano
Lombardia
Italia
via Anfiteatro 20
(1926 – 1943)
Treviglio
Lombardia
Italia
(1943 – 1955)
1898
– 1898
Promuove la costituzione di leghe operaie.
1909
– 1909
Fa parte anche del comitato esecutivo del Circolo socialista ‘Scalarini’, da lui fondato a Treviglio, dove nello stesso anno fa parte anche del gruppo anticlericale e antimilitarista ‘Francisco Ferrer’.
1913/02
– 1913/02
Nel febbraio 1913 fa parte del neo-costituito Comitato di propaganda e azione sindacale per la ricostituzione della CdL di Bergamo, in crisi organizzativa dal 1910 e in faticosa ripresa nel 1911.
1913
– 1913
Nell’autunno 1913 aderisce all’Usi.
1914
– 1914
In occasione della settimana rossa tiene numerosi comizi di protesta.
1920
– 1920
Nel corso del 1920 tiene numerosi comizi nel territorio di Treviglio e dei comuni vicini.
1922
– 1922
Nel corso del 1922 viene aggredito due volte dai fascisti: il 25 settembre, a Caravaggio, dal notabile locale e poi deputato fascista Tobia Ceserani, come ritorsione per un articolo di Papini sulla rivista «Azione Proletaria», organo della CdL di Bergamo, e poi il 13 ottobre a Bergamo, da un gruppo di 7 o 8 fascisti nei locali del Caffé Bramati nel centro di Bergamo, insieme all’avvocato socialista Enrico Petro’.
1923
– 1923
Nel 1923 a Milano è membro aggiunto della giunta esecutiva dell’Usi – Unione Sindacale Italiana. Nello stesso anno costituisce ed è segretario del Comitato ‘Profilius’, Comitato pro figli dei carcerati politici d’Italia, con sede a Milano in via Achille Mauri 8.
1924/11
– 1924/11
Nel novembre 1924 si reca clandestinamente a Parigi su incarico della commissione esecutiva dell’Usi, per chiarire la posizione di alcuni emigrati sulla loro permanenza o meno nell’Usi, e per raccogliere materiali a stampa e fondi per la propaganda e per le famiglie dei confinati. Rientra in Italia a dicembre.
1928
– 1935
Viene condannato a 10 anni di reclusione, liberato nel 1935.
1938
– 1940
Nel 1938 viene condannato a 5 anni di confino di polizia a Ventotene, ma liberato nel 1940.
(1925/01/15 – )
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 1301
(anarchico)
ACS, Cpc, b. 1758
(anarchico)
ACS, Cpc, b. 3240
(anarchico)
(anarchico)
ACS, Cpc, b. 1155
(socialista)
ACS, Cpc, b. 5221, f. 012556
(antifascista)
ACS, Cpc, b. 349
(antifascista)
ACS, Cpc, b. 1727
(anarchico)
ASC, Cpc, b. 447
(comunista)
ASC, Cpc, b. 483
(anarchico)
ACS, Cpc, b. 1960
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 2229
(socialista)
ACS, Cpc, b, 2347
(socialista)
ACS, Cc, b. 3328
fotografie scattate dagli organi di polizia
Busta
3722,
Fascicolo
83230
riferimento http://bfscollezionidigitali.org/index.php/Detail/Object/Show/object_id/1676