Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bergamo il 21.1.1879, dal 21.12.1903 domiciliato a Milano in via degli Scipioni 5, operaio legatore di libri, socialista massimalista. Il 27.9.1905 si sposa con Grazia Carolina Milanesi ad Annicco (Cr), dove è nata il 21.6.1880, ha 2 figli, Giuseppina e Domenico, che nel 1936 risultano entrambi sposati. É segnalato alla Questura di Milano come socialista fervente sin dal 1913, quando viene arrestato in occasione dello sciopero generale. Arrestato anche il 9.6.1914, il 24.6.1914 viene condannato a 15 giorni di detenzione e a 85 lire di multa per “attentato alla libertà del lavoro”, cioè per aver impedito agli altri operai di recarsi al lavoro. Nello stesso anno prende parte all’agitazione dei poligrafici e a tutte le manifestazioni del partito socialista. Nel 1915 partecipa a tutte le manifestazioni neutraliste e viene denunciato per affissione di manifestini sovversivi, lo stesso nel 1916, quando viene denunciato per aver fatto stampare quindicimila manifestini contro la guerra e contro la venuta a Milano del primo ministro Boselli. Dal 1916 presta servizio militare nel 40° Reggimento Fanteria e inviato in zona di guerra dove rimane fino al dicembre 1918, congedandosi da soldato. Il 28.2.1928 viene arrestato e deferito al Tribunale Speciale di Roma per propaganda sovversiva, prosciolto il 21.11.1928 per insufficienza di prove. Denunciato come sovversivo alla Commissione Provinciale di Milano, viene diffidato il 29.7.1929. Nel marzo 1932 si trasferisce a Forlì per lavorare nello stabilimento poligrafico Sidac, ma nel novembre 1934 rientra a Milano dopo essere stato licenziato. Su segnalazione del fascista Antonio Tagliarini, che ne ascoltava i discorsi nei giardini di corso Indipendenza a Milano, viene arrestato il 7.9.1936 per aver sostenuto le ragioni della Spagna repubblicana contro la sedizione militare franchista. Secondo la denuncia di Tagliarini, Noris avrebbe affermato che “in Russia ci sono ricchezza e libertà” e, a proposito degli avvenimenti spagnoli, “succede in Spagna tutti questi massacri perché si vuole rovesciare il governo costituito dalla maggioranza di cittadini: è insorta la minoranza la quale vorrebbe arginare il bolscevismo che si propaga dappertutto. Si dovrebbe abolire l’esercito perché importa una grande spesa a carico degli operai. Gli operai dovrebbero essere trattati con i guanti bianchi perché sono essi che producono; si dovrebbero costituire i governi proletari. Invece di spendere nelle gare degli armamenti che servono a distruggere l’umanità, si dovrebbe utilizzare il denaro per assicurare il benessere degli operai. Nessun governo fa pagare tante tasse quante ne fa pagare il governo italiano”. Accompagnato dallo stesso Tagliarini ad un vicino ufficio di Ps, Noris ammette di aver detto che “il governo spagnuolo è regolarmente costituito ed ha diritto di restare al suo posto; biasimo la minoranza costituita dagli insorti i quali, senza ragione, hanno provocato i massacri e le distruzioni che ogni giorno si debbono deplorare. Secondo me tutte le nazioni civili dovrebbero disarmare risparmiando tanti miliardi che andrebbero a beneficio del popolo. In Italia siamo troppo tassati, ed allo sgravio si può arrivare soltanto con il disarmo; riconosco però che l’Italia non si può disarmare, né ridurre gli armamenti se le altre potenze non fanno altrettanto”. Interrogato dalla polizia, Noris ammette di essere in stato di ubriachezza e che le frasi da lui pronunciate non devono essere intese come critica al regime, di cui approva alle Tremiti pienamente l’operato. Il 6.10.1936 viene assegnato dalla Commissione provinciale di Milano a 5 anni di confino, poi ridotti a 3 in appello, come individuo pericoloso per persistente atteggiamento contrario agli ordinamenti politici dello Stato. Viene prosciolto dal confino nel Natale 1937 per atto di clemenza del duce. Nell’ottobre 1939 lavora come magazziniere presso la Tipografia Guido Modiano in via Panizza 7 a Milano. Ancora vigilato nell’ottobre 1942. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia del 1936 in doppia posa. Cpc, b. 3558, 1928-1942. ACS, Confino Politico, b. 716, fasc. 10946. (G. Mangini, R. Vittori)