Martinini Primo
verniciatore ferroviario
a. “aver partecipato d’associazione (comunista) diretta a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre”;
b. “avere – in correità tra loro – compiuti atti idonei diretti, in modo non equivoco, costituire altre associazioni comuniste”;
c. “avere – in correità tra loro – svolta propaganda comunista”.
Il significato di tali imputazioni emerge dal rapporto redatto il 17.11.1936 dall’ispettore generale di Ps di Milano e inviato alla Questura di Bergamo. Secondo tale rapporto, infatti, Martinini “aveva dato ricetto, nella sua abitazione, ad un emissario del partito comunista, pure tratto in arresto ed aveva, come è risultato dalle indagini e dagli interrogatori, in precedenza ospitato altri tre funzionari comunisti che la centrale estera del partito aveva inviato nel Regno per svolgere lavori di propaganda e di organizzazione comunista. Il Martinini, per il motivo di cui sopra e per il fatto che ha cercato, all’atto della perquisizione, di occultare un pacco di stampa comunista e per essere stato rinvenuto nella sua camera da letto il materiale più compromettente dell’emissario comunista, si assume essere comunista (malgrado la tessera del P.N.F. anno 1933, della quale è risultato in possesso) a conoscenza dell’attività e del lavoro che andavano svolgendo gli emissari da lui ospitati”. La sentenza del Tribunale Speciale è del 4.3.1937 e condanna Martinini a 8 anni di reclusione, dei quali due condonati per amnistia, mentre Manetti viene condannato a 18 anni di reclusione da scontare a Pianosa (Li), da dove non sarà liberato nemmeno dopo il 25.7.1943, tanto che nel 1944 verrà preso in consegna dai nazisti e trasferito in carcere a Saluzzo. Martinini invece viene liberato da Pianosa nel 1942 e rientra a Milano, dove già dal 26.1.1938 sua moglie aveva trasferito da Calolziocorte la residenza di famiglia e dove riprende il suo ruolo di funzionario del partito comunista clandestino, svolgendo attività di organizzazione e lotta di fabbrica alla Breda di Sesto S. Giovanni. In particolare, come emerge dal volume curato nel 1981 da Gianfranco Petrillo, La città delle fabbriche. Sesto San Giovanni 1880-1945, verso la fine del 1942 Martinini incontra il militante comunista piemontese Umberto Massola (1904-1978), da Parigi mandato in Italia dalla direzione del partito per ricostituire il centro interno del Pci. In seguito Martinini è attivo nella Resistenza in territorio bergamasco. Cpc, b. 3106, 1937-1939. Una scheda a suo nome è presente anche in Antifascisti nel Casellario Politico Centrale, vol. 12, p. 157. Informazioni ulteriori sulla sua attività dal 1943 al 1945 si trovano nel materiale documentario conservato presso l’ISEC – Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea di Milano e versato nel 1972, che costituisce il Fondo Primo Martinini. Su Cesare Manetti, ucciso dai nazisti il 9.4.1945 sulle colline intorno a Saluzzo, cfr. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/cesare-manetti/ (G. Mangini)
(padre)
(madre)
Calolziocorte
Lombardia
Italia
( – 1936/09/12)
Castelfranco Emilia
Emilia
Italia
(1936/09/12 – 1937/03/24)
Pianosa
Toscana
Italia
(1937/03/24 – 1942)
Milano
Lombardia
Italia
(1942 – )
1936/09/12
– 1937/03/24
Arresto e carcerazione immediata dopo una perquisizione domiciliare effettuata dall’Ovra.
1937/03/24
– 1942
Condanna al confino politico a Pianosa per 8 anni, di cui 2 condonati, da parte del Tribunale Speciale
1942
– 1945
Attività clandestina di organizzazione politica e sindacale antifascista e filocomunista nelle fabbriche Marelli e Breda a Sesto S. Giovanni
1943
– 1945
Resistenza in territorio bergamasco
(1936/09/12 – 1936/09/12)
Il 12.9.1936 subisce perquisizione domiciliare da parte degli uomini dell’OVRA dell’ispettore generale di PS Francesco Nudi, in seguito alla quale, nella stessa data, viene arrestato insieme a Cesare Manetti (1901-1945), nato a Castelfiorentino nel 1901 ed emissario del partito comunista, giunto in Italia dall’Urss per svolgere attività di propaganda e organizzazione per conto del partito.
(1936/09/12 – 1937/03/24)
Incarcerato lo stesso giorno dell’arresto e trasferito nel carcere di Castelfranco Emilia, il 14.11.1936 viene denunciato al Tribunale Speciale, che con sentenza 24.3.1937 lo condanna lui 8 anni di reclusione, dei quali due condonati per amnistia. Liberato nel 1942.
(politici)
ACS, Cpc, b. 2981
ACS, Cpc, b. 3142
Busta
3106,
Fascicolo
Busta
1,
Fascicolo
1-3
riferimento p. 157
riferimento p. 131
riferimento p. 155
riferimento p. 66