Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Cene (Bg) il 3.9.1917, dove risiede con la madre in via S. Giuseppe 13 e dove lavora come garzone di panettiere, poi operaio cartaio. I suoi genitori si sono sposati a Cene il 22.3.1897. Iscritto alla G.I.L. dal 1928. Il 17.1.1936 viene denunciato dai Cc di Gazzaniga alla Pretura di Clusone per danni alla Società Elettrica Valle Seriana e il 23.4.1936 viene condannato a 6 mesi di carcere, con la sospensione condizionale della pena per 5 anni. Nel maggio 1937 la Questura di Bergamo gli concede in passaporto per la Francia, dove si reca insieme alla madre per incontrare i suoi 3 fratelli maggiori (Melchiorre, Giovanni, Martino) che risiedono a Velizy (Seine-et-Oise), noti antifascisti. Essendo in età di leva militare, il passaporto gli viene rilasciato con validità limitata al 30.8.1937, quando rientra in Italia. Il 3.9.1937 rientra in Italia anche la madre Graziosa Bazzana, che al confine franco-italiano viene perquisita. Le vengono trovati numerosi di ritagli del giornale antifascista «La Voce degli Italiani», al quale sono abbonati i suoi figli residenti in Francia. Da questo momento aumenta l’attenzione poliziesca a tutto ciò che riguarda la famiglia Marchi, compreso il controllo postale. Infatti, il 25.2.1938 il Ministero dell’Interno trasmette all’ispettore di Ps di Milano la copia di una lettera diretta a Camillo Marchi, firmata ‘Ceci’. La lettera viene intercettata grazie alla segnalazione di un confidente attivo in Francia e a conoscenza dell’invio, il che consente il controllo della posta proveniente dalla Francia e il reperimento della lettera, effettuato a Genova. Dietro raccomandazione del Ministero dell’Interno, che nel relativo telegramma all’Ispettore Generale di Ps di Milano Peruzzi, scrive ‘prego Vossignoria illustrissima disporre che corrispondenza suddetta abbia regolare corso scopo anche evitare duplice revisione tenendo presente trattarsi nominativo che interessa Ministero’, la lettera viene lasciata giungere a destinazione dopo esser stata copiata per non destare sospetti e non compromettere la segretezza della fonte confidenziale. La copia della lettera, però, non è conservata nel fascicolo. Lo stesso giorno 25.2.1938 il questore di Bergamo si rivolge ai Cc chiedendo di raccogliere tutte le notizie possibili su Camillo Marchi, in particolare se vi sia corrispondenza con un Bianchi. Alcuni mesi dopo, il 26.9.1938, l’ispettore Peruzzi da Milano scrive al Ministero dell’Interno e al prefetto di Bergamo una dettagliata relazione su Camillo Marchi e sulla madre Graziosa Bazzana a proposito del loro viaggio in Francia del 1937: “E’ da ritenere che egli durante la sua breve permanenza in Francia sia stato influenzato in senso sovversivo dagli stessi suoi fratelli, o da altri parenti od amici, ed abbia ad essi promesso di svolgere attività comunista in Italia, tra i suoi commilitoni, qualora fosse stato subito chiamato alle armi, oppure in Spagna fra i nostri legionari, se fosse stata accolta una sua domanda di arruolamento volontario presentata quale giovane fascista. Tutto ciò starebbe a spiegare il contenuto della lettera a firma ‘Ceci’ speditagli nel febbraio scorso, dalla Francia”. Tuttavia Camillo Marchi, al momento della relazione dell’ispettore di Ps, non si è allontanato dal suo paese, non risulta avere svolta attività politica e nemmeno aver ricevuto altre lettere o aver risposto alla lettera in questione. Pertanto, osserva l’ispettore nella sua relazione, “non è improbabile, quindi, che il Marchi Camillo, il quale è soprattutto uno scioperato, abbia promesso per compiacenza o spavalderia, ai suoi conoscenti in Francia, una collaborazione, che in effetti materialmente sapeva non poter dare”. Fermato e interrogato a proposito dei contatti avuti durante il suo viaggio in Francia, Marchi “è stato reticente, limitandosi a dichiarare che solo uno dei suoi fratelli, colà residenti, e precisamente il Giovanni, nutre sentimenti antifascisti. Naturalmente questo ufficio si è ben guardato dall’accennare anche lontanamente alla lettera, da lui ricevuta, a firma ‘Ceci’ per non compromettere la fonte confidenziale”. In attesa della chiamata alle armi, Marchi viene segnalato al Comando militare di appartenenza, in accordo con la questura di Como, che è competente per ragioni territoriali. La conclusione della relazione è che, non essendo emerso nulla di concreto a suo carico, è opportuno rilasciare Marchi dopo averlo diffidato, il che avviene
il 29.9.1938 nei locali della questura di Bergamo ad opera del commissario di Ps Francesco Giongo. In conseguenza di questa vicenda, la Federazione provinciale fascista di Bergamo lo sospende dalla G.I.L. per 6 mesi, al termine dei quali viene riammesso. La relazione dell’ispettore Peruzzi riguarda anche la madre di Camillo Marchi, Graziosa Bazzana, cugina di Giacomo Vittore Bazzana (di Tobia, bracciante, e Luigia Cassera, cucitrice, nato a Cene il 25.1.1888, residente in Francia, socialista, impresario edile; Cpc b. 421), il cui nominativo è in RF, circa la quale “nessun dubbio che essa conoscesse il contenuto e l’importanza dei ritagli di giornale a lei sequestrati, all’atto del suo ritorno nel regno. Evidentemente essa ha avuto tali ritagli dai propri figli residenti in Francia, o dagli amici di costoro, con l’incarico, di consegnarli all’altro figlio Camillo dimorante a Cene, perché li leggesse ed eventualmente li diffondesse fra simpatizzanti, giusta le istruzioni verbali che gli furono date in Francia, durante il suo soggiorno colà”. Per questo, la Bazzana viene ammonita (Cpc, b. 421). Camillo Marchi si iscrive al Pnf il 16.10.1939 (tessera n. 2512819), nel febbraio 1941 è arruolato presso il 77° Reggimento Fanteria e poche settimane dopo viene radiato. (G. Mangini)