Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bisceglie (Ba, ora Bt) il 7.8.1901, falegname, anarchico, sposato con Grazia Bruni e padre di 7 figli: Demetrio, Giovanni, Alva, Ennio, Romano, Giulio, Vittoria. Nel fascicolo è presente la scheda biografica, iniziata dalla Prefettura di Bari e poi aggiornata da quella di Bergamo. A Bisceglie risiede in via Giovanni Bovio 89, ha compiuto gli studi elementari e frequenta gli esponenti anarchici locali e, pur non collaborando a giornali e riviste, legge assiduamente la pubblicistica anarchica. Non ha svolto il servizio militare e ‘ha preso parte a tutte le manifestazioni sovversive verificatesi a Bisceglie dal 1914’. Nell’ottobre 1922 è a Zurigo per ragioni di lavoro ma ne viene espulso dopo 10 giorni. L’1.5.1923 viene arrestato ‘per complotto contro i poteri dello stato e per mancato omicidio in persona del segretario politico del fascio di Bisceglie’, ma poi viene assolto per insufficienza di prove. Probabilmente nel 1925 si trasferisce a Bergamo, dove lavora presso una fabbrica di mobili in via Mai 30 ma risiede a Torre Boldone (Bg) in via Sarzetta. La prima domenica del giugno 1926, in occasione della festa dello Statuto, mentre sul Sentierone nel centro di Bergamo una banda suona la marcia Reale e tutti i presenti si tolgono il cappello, viene visto allontanarsi sia da alcuni presenti che da agenti di Ps. Nello stesso mese il podestà di Torre Boldone si rivolge alla Questura lamentandosi del fatto che Losciale ‘continua a far opera di propaganda subdola antifascista ciò che irrita gli elementi fascisti locali’. Per questo, il 5.7.1926 la Questura incarica i Cc di Torre Boldone di assumere informazioni in proposito. La risposta dei Cc è del 14.7.1926, con la conferma del nome del figlio di Losciale, nato a Torre Boldone il 26.6.1926. L’aver scelto il nome di Spartaco induce i Cc e la Questura fascista a ritenerlo ancora ‘professante teorie anarchiche’. Tuttavia, è un fatto che all’anagrafe non c’è nessuno dei figli di Losciale che abbia il nome di Spartaco. Il 16.3.1927 la squadra politica informa il questore che Losciale non ha precedenti penali, che è stato un militante anarchico da ritenersi pericoloso in caso di moti ma, pur professando apertamente le sue idee ed essendo ostile al regime fascista, al momento si dedica solo al lavoro e “si mantiene calmo e disinteressato da ogni attività”. Nel fascicolo è presente la sua carta d’identità obbligatoria come sospetto politico, rilasciata l’8.5.1928 con foto segnaletica e impronte digitali. I Cc di Bergamo l’8.8.1929 informano la Questura che Losciale è di buona moralità, risiede a Torre Boldone in via Borghetto, Casa Escudi, e non risulta svolgere attività politica né che abbia relazione con altri anarchici. Il 4.1.1930 su richiesta della Questura di Bari viene incluso nell’elenco delle persone da fermare in determinate circostanze. Su richiesta del Cpc del 3.4.1930, la Prefettura di Bergamo il 18.4.1930 invia a Roma due fotografie di Losciale, informando che questi “tiene regolare condotta”. Nel maggio 1930 la Questura di Bari chiede informazioni a quella di Bergamo e il questore G. Guarducci risponde il 6.6.1930 osservando di aver costantemente informato Bari “con i modelli di variazione B inviati periodicamente al Ministero”, inoltre conferma la condotta regolare di Losciale e ricorda che la sua inclusione da parte di Bergamo nell’elenco delle persone da fermare in determinate circostanze, è avvenuta solo su richiesta della stessa Questura di Bari del 4.1.1930, ma “diversamente questo ufficio non avrebbe proceduto a tale inserzione. Tale circostanza costituì impedimento al sub-ingresso della moglie in un esercizio pubblico in comune di Seriate”. Contro il provvedimento Losciale invia un esposto direttamente a Mussolini. Il Ministero dell’Interno, per conoscenza, spedisce l’esposto alla Prefettura di Bergamo, che lo restituisce al Ministero il 15.3.1930. Il questore Guarducci, argomentando il suo dissenso rispetto alla richiesta proveniente da Bari, nella sua risposta del 6.6.1930 osserva inoltre che i ‘precedenti’ di Losciale, quelli cioè che avrebbero legittimato la richiesta di inserire il suo nome nell’elenco delle persone da fermare in determinate circostanze, si riferivano all’epoca precedente il suo trasferimento a Bergamo, per quanto, osserva il questore, “nel 1928 questo ufficio lo abbia designato come “professante teorie anarchiche per il fatto che egli impose ostentatamente il nome libertario di Spartaco al figlio neonato e, richiamato dal sottoscritto, mantenne contegno spavaldo. Ma da parte di questo ufficio nulla osterebbe alla sua radiazione”. Nel frattempo Losciale si è trasferito da Torre Boldone a Bergamo e nel corso del 1930 invia al Ministero dell’Interno anche un esposto per ottenere la radiazione dallo schedario dei sovversivi, allo scopo di ottenere il passaporto per l’estero dove recarsi per lavoro. Il Ministero trasmette alla Prefettura di Bergamo l’esposto in questione per averne indicazioni. La Prefettura risponde il 18.11.1930 riepilogando i precedenti e confermando che la richiesta del passaporto è davvero dovuta a ragioni di lavoro, pertanto chiede al Cpc il nulla osta alla radiazione dallo schedario, pur mantenendolo nell’elenco della categoria A8, cioè quella dei sovversivi, esprimendo parere favorevole al rilascio del passaporto. Nell’ottobre 1931 Losciale trasferisce la sua residenza a Bergamo da via S. Alessandro 3 a via Ponchielli 9. Il 14.1.1932 il brigadiere Jacobazzi della squadra politica informa la Questura che Losciale è impiegato a Bergamo presso un’azienda per la lavorazione del legno in via Cappuccini n. 15 e lo stesso brigadiere il 25.1.1932 riassume per il questore le informazioni acquisite su di lui. Radiato l’11.3.1932. I suoi due figli Demetrio e Giovanni vengono deportati a Dachau come antifascisti e riescono a ritornare. Cpc, b. 2847, 1924-1932, scheda biografica. (G. Mangini, R. Vittori)