Invernizzi Giuseppe Federico

Federico
manovale
“1176 Invernizzi Giuseppe – Invernici – In Ispagna ha fatto parte delle Brigate Internazionali e nei primi mesi che fu al fronte dai documenti risulta che ha tenuto un buon comportamento, da volontario antifascista. In seguito col prolungarsi della guerra in Ispagna, con l’aumento delle difficoltà e con il cambiamento della situazione generale, Invernizzi cadde sotto la influenza di Ciatti (socialisti), si demoralizzò e chiese a più riprese di tornare in Francia, ad ogni costo, sfiduciato e dubitando della vittoria del popolo spagnolo. Il livello di sfiducia dell’Invernizzi arrivò al punto culminante nel maggio 1938 quando disertò dalla unità a cui faceva parte e venne arrestato a Barcellona. In seguito, Invernizzi si oppose a andare al fronte. Fu inviato nella compagnia disciplinaria del battaglione di fortificazione della 45 divisione. [al margine sx a matita ‘1629’ sotto 1176] Pavanin. 22-4-1940”.
Per parte sua, Invernizzi rientra in Italia l’11.4.1941. Il viaggio in treno lo compie insieme ad un altro ex-miliziano della Brigata Garibaldi, il biellese Giuseppe Bagnasacco. Appena varcato in treno il confine italiano a Mentone, viene perquisito e arrestato dalla guardia scelta di Ps Salvatore Accardi essendo iscritto in RF per tale provvedimento. Il giorno dopo, oltre che al Commissariato Servizi di Polizia di Frontiera della zona di Torino e alle Questure di Imperia e Bergamo, il Commissario capo di Ps della polizia di confine N. Sernicola con un telegramma comunica l’avvenuto arresto di Invernizzi anche al comando dei Cc e alla direzione delle carceri di Ventimiglia, dove Invernizzi viene rinchiuso. Tradotto poi a Bergamo, è rinchiuso nelle carceri giudiziarie. Il 3.5.1941 viene portato nell’Ufficio Politico della Questura, dove viene interrogato dal funzionario di Ps Francesco Giongo. Quello che segue è il testo della deposizione di Invernizzi, da lui controfirmata:
“Nel dicembre 1936 mi trovavo a Marsiglia disoccupato, quando, e precisamente il giorno 2 dicembre, venni richiesto da un tale che si faceva chiamare Rischars (sic) se volessi andare a lavorare in Spagna, dove era già scoppiata la guerra civile. Incitato anche da altri compagni di lavoro di nazionalità francese ingaggiati dal predetto Rischars, accettai e partii per la Spagna insieme ad altri ventidue individui, trasportati con autocarri a Perpignano e poi a Figaras (recte: Figueres). Di qui ci fecero proseguire per Barcellona, ove venni incorporato in una compagnia del genio delle milizie rosse, appartenente alla 12a brigata internazionale Garibaldi. La compagnia era adibita alla costruzione di ricoveri nelle città e di trincee nelle posizioni di resistenza ed anche sulla linea del fuoco; fui presente, mentre lavoravo, a parecchi combattimenti, ma non vi partecipai attivamente perché noi addetti ai lavori eravamo disarmati. La compagnia era composta esclusivamente di italiani ed era formata di soli 50 elementi. Eravamo ricompensati con dieci pesetas al giorno oltre il vitto. Nell’aprile 1938, in occasione della ritirata delle milizie rosse dall’Aragona per le vittorie delle truppe di Franco, io mi rifiutati di continuare a lavorare intendendo di essere rinviato in Francia; allora fui passato nella compagnia disciplinare e fui trasportato in località Casteldefei (recte: Castelldefels), nelle vicinanze di Barcellona. Qui nella notte si continuava il lavoro di scavo di trincee e di ricoveri sorvegliati da altri reparti di miliziani armati e nel giorno venivamo rinchiusi nel fabbricato di una ex chiesa. Il 23 settembre successivo, in seguito all’avanzata delle truppe nazionali spagnole, fummo, d’ordine del governo rosso, tolti dalla linea di combattimento e concentrati in una località distante circa 150 chilometri, dove ci spogliarono della divisa, ci diedero abiti borghesi e ci lasciarono in attesa di partire per la Francia, in treno, in convoglio di circa 250 ex miliziani appartenenti ad ogni nazionalità europea; alla frontiera ognuno si diresse alla propria destinazione ed io feci ritorno a Marsiglia. Vi trovai subito lavoro, riprendendo la vita condotta prima di andare in Spagna. Soltanto a Barcellona seppi che il sedicente Rischars era un commissario politico del governo rosso, e dopo il mio arruolamento non ebbi più occasione di vederlo; costui si diceva di nazionalità italiana, ma non posso dire di più sul di lui conto. Non so riferire con precisione i nominativi degli italiani che facevano parte della compagnia, perché ci chiamavamo tutti col paese d’origine o col nome di battesimo; ricordo che vi era tale Gallo, piemontese, ispettore della brigata; Battistelli, caduto combattendo, comandante del 1° battaglione della ‘Garibaldi’; Picelli, ex deputato di Parma, comandante di compagnia della stessa brigata, morto pure in combattimento. Ritornato a Marsiglia non ebbi più alcuna relazione con i compagni della Spagna; soltanto nel ritornare in Italia feci viaggio da Mentone a Ventimiglia con tale Bagnasacco da Pollone di Biella, fermato come me e tradotto a Vercelli perché egli pure fu miliziano della brigata ‘Garibaldi’ come porta-feriti. Non sono in grado di fare altri nominativi. A Marsiglia ero inscritto alla ‘Camera del lavoro’ perché diversamente non avrei potuto avere occupazione; escludo però di aver svolto attività contraria all’Italia e al fascismo. Nego di essere stato inscritto alla sezione di Marsiglia del partito socialista italiano, sia prima che dopo il soggiorno in Spagna. Anteriormente all’espatrio in Francia per lavoro nel febbraio 1923, appartenevo ai Fasci di Combattimento di Bergamo e precisamente alla Sezione Calvi, che allora aveva sede in via S. Orsola; ho partecipato anche al movimento fascista in occasione della marcia su Roma e fui dei reparti che occuparono in Bergamo le Poste, la Centrale Telefonica e la Prefettura. Non possiedo che un unico congiunto, una sorella maritata della quale ignoro il recapito e che aveva il marito in Francia. Ho prestato servizio militare in Italia negli anni 1917 e 1918, quando fui riformato a seguito di polmonite e pleurite sofferte; per queste stesse malattie fui ricoverato anche nell’ospedale di Marsiglia dal maggio al settembre 1939. Non ho altro da aggiungere”.
Il 6.6.1941 sono revocate le iscrizioni del nome di Invernizzi in RF e BR per ‘cessati motivi’. Il 9.7.1941 Alberto Lanoce, capitano dei Cc di Bergamo, in vista della riunione della Commissione provinciale per il confino di polizia per deliberare su Invernizzi, spedisce in proposito un rapporto alla locale Questura:
“Nel 1936, trovandosi a Marsiglia, disoccupato, insieme ad altri 22 sovversivi si arruolò in una compagnia allestita per la Spagna rossa. Prestò servizio, da miliziano, nella 12° brigata internazionale ‘Garibaldi’ e prese parte a combattimenti, finché, in vista dell’avanzata vittoriosa delle truppe falangiste e per sfuggire al suo giusto destino, pensò bene di ritornare in Francia. Ivi, aderendo al movimento dell’internazionale, si iscrisse al partito socialista e partecipò alla propaganda contro l’Italia ed il fascismo. Successivamente, vedendo che anche la Francia diventava un asilo malsicuro, si decise a rientrare nel Regno”. Il capitano Lanoce, proseguendo nel suo rapporto, richiama i due precedenti penali del giovane Invernizzi e conclude il suo rapporto scrivendo:
“In quest’ambiente è ritenuto per elemento socialmente nocivo e pericoloso per gli ordinamenti politici dello Stato, dati i suoi sentimenti avversi al regime e alle patrie istituzioni. Pertanto, questo Comando ravvisa opportuno che venga assegnato al confino di polizia. L’Invernizzi si trova in buone condizioni fisiche ed è in grado di sopportare il disagio del regime coattivo”.
Il 17.7.1941 Invernizzi viene portato davanti alla Commissione Provinciale. Durante il processo, oltre a sostenere di aver preso parte alle prime azioni dei fasci di combattimento, “ha ammesso di aver fatto parte della 12a brigata internazionale Garibaldi, aggiungendo di non aver però partecipato a combattimenti perché addetto ai reparti del genio delle Milizie rosse, incaricati della costruzione di opere difensive. Ha ammesso che ebbe a recarsi in Spagna perché ingaggiato come operaio e che soltanto giunto in luogo gli fu detto quale fosse il vero motivo dell’arruolamento”. La Commissione, composta dal prefetto Francesco Ballero, dal sostituto procuratore del Re Pietro Trombi, dal questore Giuseppe Pumo, dal console Mvsn Ennio De Vecchi e dal colonnello dei Cc Ugo Marchetti, lo condanna a 3 anni di confino come “pericoloso per l’ordine nazionale”. Il 3.7.1941 il Cpc chiede alla Prefettura di Bergamo “di far conoscere i connotati del noto Invernizzi Giuseppe”, che da Bergamo vengono forniti in questi termini: “Statura: m 1.66; corporatura: media; capelli: scuri; viso: tondo; fronte: ampia; sopraciglie: castane; occhi: castani; naso: retto; orecchie: regolari: baffi: rasi; barba: rasa; bocca: regolare; mento: tondo”. L’11.6.1941 la Direzione Generale della Ps comunica di avere destinato Invernizzi all’isola di Ventotene. La comunicazione è indirizzata al comando dei Cc di Bergamo, alla direzione delle carceri giudiziarie di Bergamo, alla direzione della colonia di Ventotene e alla Questura di Littoria, del cui territorio Ventotene fa parte. Il 26.7.1941 Invernizzi viene affidato ai Cc per essere tradotto a Ventotene, dove giunge il 7.8.1941. Invernizzi è celibe, non ha parenti in grado di assumersi il suo mantenimento, non ha mezzi di sostentamento propri, pertanto la sua sussistenza è assunta dall’amministrazione statale. Appena giunto a Ventotene, chiede il permesso di corrispondere con il fratello Gustavo, già residente a Bergamo in via Sant’ Alessandro 18, ma dal 10.9.1927 trasferitosi a Milano con il padre e i fratelli. In seguito alla caduta del fascismo il 25.7.1943, Invernizzi è rimesso in libertà. Il 10.8.1943 viene munito di foglio di via obbligatorio per Bergamo, l’11.8.1943 passa da Gaeta e il 12.8.1943 giunge a Bergamo, dove viene munito di tessere annonarie ma ancora sottoposto a vigilanza da parte della squadra politica della Questura. Prende dimora presso l’Opera Bonomelli. Non risulta la sua partecipazione alle vicende della Resistenza. Il 12.8.1947 viene incluso nell’elenco dei confinati politici durante il regime fascista. Muore a Bergamo il 22.5.1976. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. (G. Mangini)
(padre)
di Giovanni, nato nel 1858, cuoco.
(madre)
Nata a Pumenengo (Bg) il 29.11.1868, cucitrice, morta a Bergamo il 9.7.1905.
(fratello)
Nato a Martinengo (Bg) il 5.7.1890.
(fratello)
Nato a Milano il 17.3.1897, già residente a Bergamo in via S. Alessandro 18, ma dal 10.9.1927 trasferitosi a Milano.
Bergamo
Lombardia
Italia
(1899 – 1932)
Milano
Lombardia
Italia
(1932 – 1936)
Spagna
(1936 – 1939)
Marsiglia
Francia
(1939 – 1941)
Ventotene
Lazio
Italia
(1941 – 1943)
Bergamo
Lombardia
Italia
(1943 – 1976)
1936
– 1939
Partecipa alla guerra di Spagna prima nel Battaglione Dimitrov e poi nelle file della Brigata Garibaldi.
(1941 – 1943)
Condannato al confino politico a Ventotene.
(comunista)
ACAS, Cpc, b. 2830
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 411
(comunista)
ACS, Cpc, b. 3950
(antifascista)
ACS, Cpc, b. 251
fotografie private
Busta
2640,
Fascicolo
Busta
33,
Fascicolo
137
Busta
535,
Fascicolo
8076
Busta
545,
Fascicolo
Op. 6 / D 497
Busta
495,
Fascicolo
Op. 221 / D 2818
riferimento http://www.storia900bivc.it/pagine/editoria/ambrosio396.html