Guerini Alfredo Giuseppe

Giuseppe
contadino
operaio
venditore ambulante
Durante la detenzione successiva all’arresto nelle carceri mandamentali, il 30.11.1925 Guerini rivolge al Commissario di Ps di Treviglio la richiesta di essere liberato:
“Ill.mo Sign. Commissario. Trovandomi rinchiuso innocente e senza alquna (sic) idea di qui sono imputato, assicurandolo alla S.V. e come sarei disposto a dichiararlo di fronte alle più alte personalità, fino ad arrivare a S.E. Onorevole Mussolini ed invito la Spett.le Giustizia di Treviglio, di abbandonare qualsiasi responsabilità verso di me, fra tanti che sono soggetti ad averne, onde in Treviglio trovano Guerini non Colpevole, ne prima ne ora, e mai, e faccio appello alla S.V. perché non mi sia (ed insisto) messo fra le idee in qui oggi mi calunniano. I miei interessi in qualità di commercio, e per salvare di fronte a tanta gente di categoria contadini, il quale hanno coinvolto nel commercio: l’onestà, e moralità, in qui è sempre stata la mia più scrupolosa intenzione. Domando alla S.V. cortesemente di studiare minutamente le mie condizioni, a confronto a quella che oggio (sic) sono sospettato, e contemporaneamente la prego, onde mi conceda la libertà. Non sono uomo malizioso ne ambizioso. Sono semplicemente un disgraziato che cadde in un burrone involontariamente. Speranzoso di essere esaudito ringrazio anticipatamente. Con ossequi firmo Guerini Alfredo”.
Il 17.3.1926 Guerini viene di nuovo interrogato nell’ufficio di Ps di Treviglio dal brigadiere di Ps Gregorio Calabrò. Nel fascicolo non ci sono documenti che giustifichino il suo evidente mutamento di atteggiamento a proposito del proprio ruolo svolto nel partito comunista nell’area di Treviglio, ma di fatto passa dalla sua decisa negazione di un qualsiasi ruolo, come sostiene nel novembre 1925, all’ammissione, appunto nel marzo 1926, del suo coinvolgimento. Forse, come è scritto nel rapporto dell’11.4.1926 della Sotto-prefettura di Treviglio al prefetto di Bergami, è stato lo “stringente interrogatorio” a cui è stato sottoposto. Di fatto, quello che segue è il verbale sottoscritto della sua deposizione, nella quale spiega la sua posizione:
“Nel mese di maggio del 1925, in un giorno imprecisato fui invitato da Ferrandi, Cozzi ed altri miei compagni a intervenire ad una riunione che dovevasi tenere nei pressi della Cascina Vestura di Calvenzano, riunione che doveva tenere un certo di Bergamo che non so chi sia. Vi andai ed eravamo in tutto sei o sette, e quello di Bergamo ci invitò a iscriverci nel partito Comunista, aderimmo alla sua richiesta e ci fornì le tessere in bianco dandoci le istruzioni per riempirle. Non sono stato incaricato mai di fare propaganda e nemmeno fui nominato fiduciario di zona del detto partito, solo incaricato per la corrispondenza. Dai compagni, una sera d’inverno scorso, raccolsi nella trattoria del Papa in via Roma, delle piccole oblazioni per sopperire alle spese di corrispondenza e di soccorso ai compagni stessi più bisognosi. Da circa sei mesi che non mi incarico più del partito, anzi ho scritto già da parecchio alla federazione provinciale di Bergamo, rassegnando le dimissioni dal partito lacerando la tessera. Insisto nel dichiarare che la persona di Bergamo è a me affatto sconosciuta. Letto, confermato e sottoscritto”.
Nel già citato rapporto inviato al prefetto l’11.4.1926, la Sotto-prefettura di Treviglio scrive che “effettivamente il Guerini era a capo di un piccolo nucleo di comunisti che si era costituito a Treviglio e che per qualche mese si mantenne in corrispondenza col noto Ferrari di Bergamo. Ciò ha finito per ammettere anche il Guerini stesso in seguito a nuovo stringente interrogatorio. Egli assicura però che fin dal luglio 1925 abbandonò completamente il partito e non si occupò più affatto di politica. Anzi si sforza ora di farsi credere simpatizzante fascista. Egli non ha attualmente occupazioni di sorta e coadiuva il padre nella lavorazione del piccolo fondo che conduce in affitto. Col pretesto però di commerciare piccole partite di prodotti agricoli, gira sovente in bicicletta e frequenta gli esercizi pubblici. Non cessa perciò di essere un elemento sospetto, e come tale è attivamente sorvegliato”.
Il 22.12.1926 il brigadiere di Ps Gregorio Calabrò si rivolge al suo diretto superiore, il commissario di Ps di Treviglio, proponendo Guerini per il confino di polizia “per evitare che egli continui a fare propaganda sovversiva eliminando un soggetto pericoloso per l’ordine pubblico”. Il 17.2.1927 il Commissariato di Ps di Treviglio sottopone Guerini al rilievo delle impronte digitali (il relativo documento è conservato nel fascicolo). Il 16.12.1927 il questore di Bergamo Guarducci scrive al commissario aggiunto dell’ufficio di Ps di Treviglio, Terenzio Mingione, a proposito di Guerini e Achille Stuani, domiciliato a Caravaggio), chiedendo informazioni su tutti e tre, dato che “vengono segnalati, per la loro irreducibile avversione al regime ed alle istituzioni fascisti, come individui da considerarsi tuttora pericolosi”, aggiungendo che se l‘ufficio di Ps di Treviglio ritiene sia il caso di applicare qualcuno dei provvedimenti previsti dal Testo Unico delle leggi di Ps, verranno valutate eventuali proposte motivate in tal senso, “precisando gli elementi a carico così da metterne in evidenza gli atteggiamenti ed il grado di pericolosità. Per le informazioni su Stuani, che risiede a Caravaggio, autorizzo la S.V. a recarsi colà in trasferta”.
Prima di rispondere alla lettera del questore, il commissario aggiunto Mingione chiede al brigadiere Calabrò una relazione scritta su Guerini. Calabrò la redige il 29.12.1927, il testo qui di seguito riportato ne è la trascrizione anche ortograficamente fedele:
“Dato il tinore di vita politica che conduce il sovversivo in oggetto indicato, si ripete la proposta per la giudiziale ammonizione ho per il confino di polizia, fatta dal sottoscritto a carico di esso in data 22 Dicembre 1926, poiché egli tuttora mantiene salda la sua fede politica, esplicando con intelligenza la propaganda antigovernativa. Si nota di frequente con i compagni, trovati a suo tempo elengati nel partito comunisti, ed il Guerini era il segretario di zona del Circondario di Treviglio; come lo sarà senza alcun dubbio perora, perché come si è detto sopra ancora è assai affiatato ai compagni di fede. Chiamato alle armi il 24-1-1915, ed incorporato nel 63° Fanteria, prese parte alla guerra, quadagnandosi il grato di Sergente, rimanendo anche ferito da una scheggia di granata. Nel 21 fu assunto come manuale avventizio delle ferrovie dello Stato, delle quale fu licenziato per suberanza di personale. Nel 22 venne da varie Ditte licenziato per il suo carattere impulsivo e per poca attitudine al lavoro. Nel 23 venne arrestato da questi Agenti per furto con scasso, di varie damiggiane di olio, e casse di salami, in danno di Ciocca Giuseppe. Ammogliato da circa un’anno con Aresi Regina Lucia di Giovanni di Treviglio. Egli non ha una vera e propria stabilità al lavoro, e pare che vive alle spalle del proprio padre, e della moglie. Dati i cattive precedenti del Guerini, e ritenendolo che possa in avvenire essere di pericolo all’ordine interno della Nazione, il provvedimento preso a suo carico farebbe ottima impressione nell’opinione pubblica”.
Per parte sua, in risposta alla lettera del questore, il 31.12.1927 il commissario Mingione scrive una lunga relazione su Guerini, poi trasmessa dal questore al prefetto nella sua qualità di presidente del nuovo organismo repressivo voluto da Mussolini a coronamento delle cosiddette ‘Leggi fascistissime’, la Commissione provinciale per il confino di polizia, istituita a appunto norma dell’articolo 168 del Testo Unico delle leggi di Ps, approvato con R.D. il 6.11.1926 n. 1848:
“Tra i sovversivi di questa giurisdizione da ritenersi tuttora pericolosi è bene includere il sopraindicato Guerini Alfredo, comunista convinto ed irriducibile avversario del Regime. Di scarsa coltura, ma dotato di una intelligenza abbastanza sveglia, di facilità di parola e di scaltrezza non comune, il Guerini entrò a far parte delle file sovversive fin dall’immediato dopo guerra, mostrandosi di idee estremiste e facendosi notare per la sua perniciosa attività: è stato infatti fiduciario di zona del partito comunista per il Circondario di Treviglio almeno fino al Novembre 1925. Diffidato varie volte da questo Ufficio e da esponenti del fascio locale, il Guerini non ha cessato mai di aver contatto con tutti gli altri elementi sovversivi e di fare propaganda spicciola fra contadini ed operai, ai quali sovente si accompagna per esplicare la sua attività antinazionale. A causa della sua attività e pericolosità il 14 Gennaio 1926 la soppressa Sotto-prefettura di Treviglio compilò nei di lui riguardi la scheda biografica e trasmise a codesto Ufficio il Mod. A; non so se sia stato provveduto per l’inoltro di tale scheda al Ministero. E siccome il Guerini, che risulta essere stato condannato il 30 Settembre 1925 a un anno di reclusione per furto con il beneficio dell’applicazione dell’indulto, lasciava molto a desiderare anche per la sua condotta morale, il 3 Dicembre 1926 fu proposto dalla locale Compagnia dei CC.RR. per il confino di polizia, quale pregiudicato e sovversivo pericoloso per l’ordine nazionale. La Commissione Provinciale di Bergamo, con provvedimento del Maggio u.s., credette di adottare nei di lui confronti la semplice diffida, provvedimento questo adottato, credo direttamente da codesto Ufficio. Malgrado tale diffida, il Guerini, che già il 17 Febbraio 1927 era stato sottoposto da questo Commissariato a rilievi dactiloscopici con ingiunzione di munirsi di carta d’identità ai sensi dell’art. 3 del T.U. delle leggi di P.S., continua a mantenere un contegno ambiguo ed a frequentare ambienti e persone politicamente sospette. Da tutto quanto sopra consegue, per quanto non si possano riferire fatti specifici, che il Guerini, presentando un certo grado di pericolosità, debba essere convenientemente sorvegliato; il che sarebbe possibile e molto più agevole se si limitasse la sua attività con un provvedimento di ammonizione. Segnalo, pertanto, tale necessità alla S.V. Ill/ma nel caso creda proporlo alla Commissione Provinciale perché sia adottato nei di lui confronti tale misura di polizia, assicurando che tale provvedimento, oltre all’essere utile nell’interesse della P.S., sarebbe favorevolmente accolto dalla parte sana di questa cittadinanza e dagli ambienti fascisti, che vedono nel Guerini un oppositore irriducibile del Regime ed un sovversivo pericoloso per l’ordine Nazionale. Nell’assicurare che, comunque, questo Ufficio non tralascia di mantenersi vigilante nei riguardi del Guerini e di tutti gli altri sovversivi del luogo, comunico che il Guerini stesso è conosciuto personalmente da questo Brigadiere Calabrò e dalla Guardia Scelta Litto, non è munito di autorizzazione di polizia, è ammogliato con certa Aresi Regina e vive commerciando in patate, legumi e simili”.
Il 20.1.1928 Guerini viene diffidato dalla Commissione provinciale, “astenendosi pel momento da provvedimento più grave”. Nello stesso periodo, in riferimento al territorio sotto la giurisdizione dell’Ufficio di Ps di Treviglio, oltre a Guerini vengono diffidati Arturo Bianchi e don Luigi Piazza. Nel novembre 1928 lavora ancora come operaio alla ‘Breda’ di Sesto San Giovanni, dove si reca tutti i giorni tornando a casa alla sera. Viene di nuovo licenziato nel 1929. Subito assunto come operaio allo stabilimento Redaelli di Rogoredo (Mi), vi rimane fino al febbraio 1930, quando viene licenziato per le condizioni precarie di salute che lo caratterizzano. Per questo, non essendo più fisicamente in grado di lavorare come operaio all’interno dei grandi complessi industriali, a partire dal 1930 lavora come venditore ambulante di frutta e verdura. Come osserva il nuovo Commissario di Ps di Treviglio, Tito Salvati, il 22.11.1930, “il Guerini in questi ultimi tempi non ha più dato luogo a rimarchi circa la sua condotta politica, essendosi anche appartato dai suoi compagni di fede”. Nel giugno 1931, riprendendo alla lettera il rapporto appena citato, la Prefettura di Bergamo segnala che “vive appartato dai suoi antichi compagni di fede e non si occupa di politica”. Continuamente sorvegliato, una nota di Prefettura del 3.4.1936 rileva che Guerini “partecipa a tutte le manifestazioni di carattere nazionale, si dimostra favorevole al Regime e dà prova di ravvedimento”. Nel 1931 vive a Treviglio in via Zara 6 (già via Vecchia Casirate), lavora come venditore ambulante di polli, uova, frutta e verdura. Sposato con Virginia Aresi (n. 1899), ha due figlie, Giovanna (n. 1927) e Maria José (n. 1934). Viene radiato una prima volta dallo schedario dei sovversivi nell’ottobre 1938, restando però sottoposto ad una generica sorveglianza. Dal 1940 è iscritto al Pnf con anzianità al 3.3.1925 quale ex-combattente. Radiato definitivamente nel novembre 1941 “in quanto ha dato prove di sicuro ravvedimento”. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. Cpc, b. 2571, 1926-1941, scheda biografica. (G. Mangini)
(padre)
Nato nel 1867, contadino.
(madre)
Nata nel 1871, contadina.
(moglie)
Nata nel 1899.
(figlia)
Nata nel 1927.
(figlia)
Nata nel 1934.
(fratello)
Nato a Treviglio il 28.2.1897.
(fratello)
Nato a Treviglio il 30.11.1898.
(sorella)
Nata a Treviglio il 21.11.1900.
Treviglio
Lombardia
Italia
viale Caravaggio 161, Cascina Vestura
Treviglio
Lombardia
Italia
via Zara 6
1915/12/31
Viene ferito da una scheggia di granata.
1925
Capo-zona di Treviglio del Pci.
(1925/11/25 – )
(1927/02/17 – )
(1928/01/20 – )
fotografie private
Busta
2571,
Fascicolo