Grasselli Pietro

Grasselli Pietro

Busta
56
Fascicolo
1675
Primo estremo
1927
Secondo estremo
1939
Cognome
Grasselli
Nome
Pietro
Presenza scheda biografica
no
Luogo di nascita
Data di nascita
1872/06/30
Luogo di morte
Treviglio
Data di morte
1934/10/03
Livello di istruzione
licenza elementare
Professione

mobiliere

Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Treviglio (Bg) il 30.6.1872, “possidente e industriale di mobile”, socialista, residente in viale Filagno 11 a Treviglio, sposato con Maria Assunta Masciocchi e padre di Ada. Nel 1927 rifiuta ai suoi inquilini la riduzione del canone d’affitto imposta dal governo fascista col R.D. Legge n. 948 del 16.6.1927, come emerge dalla testimonianza di Andrea Rozzoni, uno degli inquilini della casa di proprietà di Grasselli a Treviglio in via Mulazzani 19. In una lettera del 2.8.1927, Rozzoni riferisce al segretario politico fascista di Treviglio, L. Alberti, che a sua volta ne riferisce al Commissario di Ps di Treviglio, il contenuto di alcune affermazioni fatte da Grasselli in una discussione con i suoi inquilini:
“I Decreti li fanno loro ma i padroni di casa siamo noi. Mussolini comanda a casa sua e qui il padrone sono io e quando ha bisogno di danari ricorre alle nostre tasche. Vi mando via piuttosto che diminuirvi l’affitto dal 1° luglio”. Commenta il segretario fascista trevigliese: “A questo Direttorio sembra eccessivamente grave la condotta del Grasselli e la sua dichiarazione dimostra come egli sia il prototipo dei padroni di casa che hanno assolutamente sabotato l’opera del Governo nazionale per la rivalutazione monetaria”. Il giorno dopo, 3.8.1927, il Commissario di Ps di Treviglio, Mingione, spedisce un rapporto al questore di Bergamo sulla situazione più generale relativa alla questione del ribasso dei canoni d’affitto, delineando un quadro d’insieme molto interessante:
“A Treviglio, come in tutti gli altri centri d’Italia, il Direttorio della locale Sezione del Partito Nazionale Fascista aveva rivolto un appello ai padroni di casa invitandoli a venire incontro ai bisogni dei propri inquilini col conceder loro le diminuzioni previste dal R.D. Legge 16.6.1927 N. 948. Ed a tal uopo nella sede del Fascio venivano messi a disposizione del pubblico una sala per le conciliazioni e stampati per eventuali ricorsi all’Autorità Giudiziaria. Senonché, salvo poche lodevoli eccezioni, questi padroni di casa hanno voluto mantenere inalterati i canoni d’affitto in corso costringendo in tal modo gli inquilini a rivolgersi alle Autorità Competenti. Si è così constatata che a questa Pretura, per la sola città di Treviglio che conta meno di ventimila abitanti, sono stati presentati circa 1000 ricorsi quasi tutti giustificati. A spiegare tale resistenza da parte dei proprietari sta il fatto che alcuni di essi non solo non hanno voluto attenersi alle disposizioni di legge ma hanno fatto una subdola propaganda per boicottare la legge succitata e per indurre gli inquilini ad accettare riduzioni insignificanti. Fra tali sabotatori della legge è da comprendersi il controindicato Grasselli, il qual non solo non ha voluto concedere diminuzioni ai propri inquilini, ma ha anche profferite minacce di sfratto contro di loro e delle frasi poco benevoli verso il Governo Nazionale in genere e contro S.E. Mussolini in ispecie. Difatti al Direttorio del Fascio ed a questo Ufficio gli inquilini Ciocca Alfredo fu Ambrogio e di Achilli Luigia nato il 17.3.1879 a Treviglio abitante in via Mulazzano n. 19; Cavalli Agostina, maritata Ambivero, fu Ambrogio e fu Monzio Compagnoni Paolina, nata il 27.2.1874 domiciliata al n. 19 della via Mulazzano e Rozzoni Andrea di Giuseppe e fu Mereghetti Maria nato il 7.8.1895 a Treviglio ivi abitante nello stesso stabile, hanno concordemente e separatamente denunziato che il Grasselli, alle loro pacifiche richieste di riduzione degli affitti, si sarebbe in un primo tempo rifiutato e successivamente avrebbe preteso che la diminuzione cominciasse a decorrere dall’11 Novembre p.v. invece che dal 1° Luglio, minacciandoli di sfratto nel caso avessero presentato ricorso all’autorità. Inoltre il Grasselli ai predetti inquilini avrebbe detto che S.E. Mussolini può disporre delle case di sua proprietà e non già di quelle appartenenti al Grasselli e che il Governo in caso di bisogno di danaro ricorre sempre alle tasche dei proprietari i quali, malgrado tutti i decreti, hanno sempre la facoltà di disporre dei propri beni a loro piacimento. Né vi è motivo di dubitare della sincerità delle affermazioni fatte dal Ciocca, dal Rozzoni e dalla Cavalli, sia perché sono concordi, sia perché il Ciocca, che è stato sempre un sovversivo, non avrebbe nessuna ragione politica per denunziare un individuo mostratosi avversario al Regime, sia infine perché il Rozzoni merita ogni fiducia essendo Milite Fascista e decorato al Valor Militare; d’altra parte il Grasselli tempo fa scriveva alla locale Agenzia delle Imposte una lettera in cui affermava di chiudere il suo esercizio di mobigliere, che gestiva insieme al fratello, non essendo disposto a pagare le tasse fissatagli dalla Commissione Mandamentale. Tale precedente, il contegno da lui mantenuto e le frasi profferite stanno a dimostrare come il Grasselli non solo abbia cercato di eludere le leggi dello stato ma sia da considerarsi un irriducibile avversario dell’attuale regime verso il quale si è espresso in termini ingiuriosi. Ed è perciò che, anche per aderire alle proposte fattemi dal direttorio della locale Sezione Fascista, dal Comando dei Carabinieri Reali e dalla Mvsn, proposte che allego in originale, prego la S.V. Ill.ma proporre il Grasselli per l’assegnazione al Confino di Polizia, ai sensi dell’art. 184 del Testo Unico delle Leggi di PS, avendo commessi atti tendenti a contrastare l’azione dei Poteri dello Stato ed essendosi mostrato insofferente di ogni disciplina e solidarietà Nazionale”. Sul primo foglio del rapporto di Mingione, scritto a macchina, a penna viene aggiunto il seguente commento: “6/8.927 Conferito col Sig. Prefetto. La presente proposta sarà portata in Commissione nella sua prossima adunanza, cui sarà invitato, per le discolpe, il Grasselli”. La proposta di Mingione, però, viene di fatto annullata dal Commissario di Ps di Bergamo, A. Fontana, il quale, nella sua successiva nota del 26.8.1927 indirizzata al questore di Bergamo, ribalta completamente i termini della questione posta da Mingione, ridimensionando la portata del significato delle parole di Grasselli, soprattutto attribuendo al Commissario Mingione una posizione del tutto opposta a quella effettivamente espressa :
“Il Signor Alberti, Segretario Politico del fascio di Treviglio, ed il Sig. Castellani, Comandante di quella Centuria (17a) Mvsn, hanno concordemente riconosciuto che le frasi pronunciate dal Grasselli, piuttosto che l’espressione del proprio risentimento contro i provvedimenti del Governo Nazionale per le pigioni, rappresentano l’espressione del risentimento di lui contro i propri inquilini, divenuti alquanto esigenti e sgarbati nel richiedere il riconoscimento dei propri diritti. Forse, pure una inesatta interpretazione delle norme circa la decorrenza dei nuovi fitti. Riconoscono pure che le pigioni percepite sinora dal Grasselli non sono gravose come tante altre imposte in Treviglio stesso. Nello stesso ordine di idee sono il Giudice di quel Mandamento, quel Commissario di PS ed il Tenente Comandante la tenenza dei RR.CC. di Treviglio. Tutti, infine, convengono che non hanno inteso di fare una formale proposta per il provvedimento del confino a carico del Grasselli, ma sibbene di additare costui alla Commissione Provinciale competente per quel provvedimento che questa ritenesse del caso e che potrebbe essere quello della diffida imposta dalla R. Questura a termini di legge”. Di fatto, la Commissione Provinciale per il confino di polizia, riunitasi a proposito della vicenda di Grasselli, il 19.10.1927 dichiara non esservi luogo a procedere. In tutta questa vicenda, chi rimane del tutto tagliato fuori è il Commissario di Ps di Treviglio Mingione. Questi, per parte sua, il 26.3.1928, dopo 5 mesi dalla conclusione anche formale della vicenda, scrivendo di nuovo al questore di Bergamo richiama in modo implicitamente polemico la sua precedente segnalazione e sottolinea il fatto di non averne saputo più nulla, rilevando che Grasselli “il 3 Agosto 1927 fu proposto da questo Ufficio per il confino di polizia per aver cercato di contrastare i poteri dello Stato e di sabotare la legge sugli affitti, e per aver inoltre pronunziate frasi offensive per il Regime: di tale proposta, rimessa con nota N. 743 del 3 Agosto 1927, non è stato mai qui comunicato l’esito”. Inoltre, insiste sulla pericolosità di Grasselli, informando che questi ha 3 precedenti con l’autorità giudiziaria (due multe per lesioni nel 1892 e nel 1911 e una condanna a 15 giorni di carcere per oltraggio nel 1900), aggiungendo che trattandosi di “un tipo impulsivo, deve essere considerato un irriducibile avversario del Regime, per quanto ora mantenga un contegno riservato”. Nelle carte conservate nel fascicolo manca del tutto una risposta formale da parte della questura di Bergamo alle richieste del Commissario Mingione, che poco tempo dopo viene avvicendato a Treviglio. La vigilanza nei confronti di Grasselli, comunque, non viene meno. La questura di Bergamo, nella revisione periodica dell’elenco dei sovversivi, si rivolge ai Cc delle varie stazioni territoriali per chiedere informazioni ed eventualmente radiare dall’elenco coloro che per un po’ di tempo non abbiano dato luogo a segnalazioni. É appunto il caso di Grasselli. Il 14.7.1930, in una nota informativa inviata dai Cc di Treviglio alla questura di Bergamo su richiesta di quest’ultima, in un italiano traballante viene scritto che “in questi ultimi tempi ha tenuto regolare condotta morale anche politica, amante del lavoro e della propria famiglia conduce vita regolare ben visto da questa cittadinanza. Il Grasselli nelle sue idee (socialista) sono sempre ferme (sic), però non è ritenuto persona pericolosa per l’ordine nazionale, non frequenta più i compagni sovversivi né diffamati però se la politica attuale li fosse favorevole senz’altro sarebbe ripresa la sua attività di propaganda socialista per cui non si ritiene meritevole di essere radiato dall’elenco degli affiliati a partiti sovversivi”. Analoga situazione si verifica nell’estate 1933. Alla richiesta di notizie da parte della questura, il nuovo Commissario di Ps di Treviglio, Giannelli (subentrato a Mingione), il 31.7.1933 scrive che Grasselli “non ha più dato luogo a rimarchi con la sua condotta. Il medesimo, però, non ha dato prove sicure di ravvedimento e non è, pertanto, meritevole di essere radiato dallo schedario dei sovversivi”. Grasselli muore a Treviglio il 3.10.1934. Radiato nel 1935. C’è tuttavia un risvolto davvero singolare nella sua vicenda. L’ultimo documento in ordine cronologico conservato nel fascicolo riguarda un breve appunto, indirizzato al Commissario di Ps di Treviglio e redatto dalla guardia di Ps Bucci, che il 6.2.1939, quasi 5 anni dopo la sua morte, scrive che Grasselli “continua a serbare regolare condotta e non si occupa di politica. Treviglio 6.2.939 XVII°”. (G. Mangini)

Familiari
Grasselli Girolamo Giacomo

(padre)

Nato nel 1831, materassaio.

Nicoli Giuseppa

(madre)

Nata nel 1839

Masciocchi Maria Assunta

(moglie)

nata il 12.8.1882 a Bariano, di Angelo e Giuseppa Breda

Grasselli Ada

(figlia)

Nata nel 1906

Luoghi di residenza

Treviglio

Lombardia

Italia

viale Filagno 11

(1872 – )

Fatti notevoli

1927

Proprietario di immobili, è denunciato per essersi rifiutato di abbassare il canone d’affitto imposto dal governo fascista nel 1927.

Relaz. con altri soggetti
Ciocca Alfredo

(anarchico)

ASBg, Sovversivi

Cavalli Agostina

Rozzoni Andrea

In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
no
Esclusione dallo schedario
no
Documentazione allegata

corrispondenza

(Relazione del Commissariato di Ps di Treviglio al questore di Bergamo del 3.8.1927)

Pubblicato in 1921-1930, Anagrafe sovversivi, Busta 56, Carcere, Condanna, Diffida, Esclusione dallo schedario: no, Genere maschile, In Bollettino ricerche: no, In Rubrica di frontiera: no, licenza elementare, mobiliere, socialista, Treviglio (Bg), Vigilanza.