Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Olmo al Brembo (Bg) il 1.10.1874. Quella di Goglio è una vita piena di vicende vissute ai bordi della legalità, soprattutto negli anni giovanili, tanto che una definizione fornita dai Cc di Bergamo, quella di ‘avventuriero’, sintetizza bene molti fatti della sua vita, dai precedenti penali fino all’accusa di avere esercitato lo spionaggio militare. Grazie ad una nota del 15.12.1935 redatta dai Cc di Bergamo Interna e inviata alla Questura di Bergamo e alle informazioni fornite il 10.12.1940 dalla Prefettura di Trieste al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Bergamo, è possibile ricostruire alcune delle vicende di Goglio. Dal 1893 al 1902 accumula 7 condanne penali. Con sentenza del 31.8.1893 da parte del Tribunale Militare di Torino, viene condannato a 2 mesi di carcere militare per appropriazione indebita; con sentenza del 20.5.1894 della Pretura di San Remo, viene condannato a 2 mesi di detenzione per duello; con sentenza del 14.9.1898 del Tribunale di Roma viene condannato a 50 lire di multa per fabbricazione e vendita abusiva di sigarette; con sentenza del 20.10.1899 del Tribunale di Roma viene condannato a 4 mesi di reclusione e a 60 lire di multa per truffa; con sentenza dell’1.6.1901 del Tribunale di Roma viene condannato a 51 lire di multa per contravvenzione alle privative di Stato; con sentenza del 16.6.1902 del Tribunale di Bergamo viene condannato a 2 mesi 2 e 27 giorni di reclusione e a 160 lire di multa per truffa; con sentenza del 14.11.1902 del Tribunale di Bergamo viene condannato a 3 anni, 9 mesi, 15 giorni di carcere e a 350 lire di multa per falso in cambiale e truffa. Ottenuto uno sconto di pena, nel 1904 è a Trieste, dove convive “more uxorio” con Luigia Sossa (di Antonio), da lui conosciuta a Trieste nel 1904, dove Goglio ha soggiornato per circa 2 mesi. Nello stesso anno i due si trasferiscono insieme a Olmo al Brembo e poi in Algeria, dove rimangono fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando rientrano in Italia prendendo alloggio presso il padre di Goglio. Vengono sospettati di spionaggio per aver venduto alla Germania i piani di difesa di Tolone che erano in loro possesso e per questo vengono internati entrambi in Sardegna, a Sassari, dove rimangono per l’intera durata del conflitto e da dove ritorna il solo Goglio. In seguito Sossa si fa viva solo per chiedere indumenti rimasti presso la casa del padre di Goglio, ma non torna più a Bergamo, dirigendosi invece a Trieste, dove il 3.8.1924 si sposa con lo jugoslavo Giorgio Skomrak (di Stefano e Caterina Oresnik, n. Gorica il 20.4.1863, vedovo di Caterina Sticovac, al quale verrà concessa la cittadinanza italiana con D.R. dato a San Rossore il 3.11.1939). Da parte sua, il 20.9.1919 Goglio sposa Antonietta Fantini, diviene padre di 4 figli, Sandra, Sandro, Alcide, Enzo. Con sentenza del 25.3.1927, la Corte d’Appello di Milano lo assolve per insufficienza di prove dall’accusa di falso in cambiale e truffa. Dal 1934 la famiglia è domiciliata in via Quarenghi 31 bis a Bergamo, proveniente da Piazzatorre, e Goglio si reca tutti i giorni a Milano come piazzista di vini e legnami. Con sentenza del 7.12.1934 viene condannato a mesi 8 di reclusione per bancarotta semplice, ma quasi certamente ottiene un atto di clemenza da parte del sovrano. Nel corso del 1935 è impiegato a Milano. Una nota del 15.12.1935 redatta dai Cc di Bergamo Interna e inviata alla Questura di Bergamo traccia un profilo complessivo di Goglio: “Il soprascritto individuo è il vero tipo dell’avventuriero. Non sempre tenne condotta conforme al buon costume. Le sue idee politiche non sono perfettamente note; è sicuramente opportunista. In epoca anteriore alla guerra si arruolò nell’Esercito Coloniale Inglese e prestò servizio nelle Colonie di questa nazione. Prima della guerra fu implicato in Francia in affari di spionaggio che egli esercitava a nostro favore. Durante la guerra fu internato in Sardegna per avere venduto alla Germania piani della difesa di Tolone in suo possesso. E’ astuto. Esercitò vari mestieri, ma sempre senza successo. Attualmente vive in precarie condizioni economiche”. Fino agli inizi del 1935 è piazzista di vini e legnami, recandosi tutti i giorni da Bergamo a Milano, dove lavora per la ditta ‘Bonati e Ferretti’, imprenditori del Canton Ticino, i quali, a causa della recessione economica, non sono in grado di poter continuare a tenere a Milano la rappresentanza di ditte estere, tanto da chiudere la loro sede milanese e rientrare in Svizzera, lasciando Goglio senza lavoro. Dopo di ciò, la famiglia è mandata avanti dalla moglie (domestica a Milano) e dalla figlia Sandra (commessa a Bergamo). Il 2.7.1940 viene arrestato per ordine del Ministro dell’Interno (n° 48566/443 del 1.7.1940) su richiesta dello Stato Maggiore della Marina Militare. Il giorno dopo l’arresto la Prefettura di Bergamo invia alla Direzione Generale di Ps del Ministero degli Interni un rapporto sulla situazione: “Il Goglio Cesare, pur non dando luogo presentemente a rilievi, conduce sempre vita equivoca; sembra che non svolga più l’attività illecita e truffaldina fatta di bassi espedienti da cui in passato traeva esclusivamente i mezzi per vivere. Egli coabita con la famiglia, al cui sostentamento provvedono col proprio lavoro, la moglie e la figlia maggiore. Conduce vita ritirata, anche perché mal visto dal vicinato al quale sono note le sue passate malefatte. (..) E’ individuo assai astuto e perciò la sua apparente indifferenza per le attuali contingenze non può escludere la sua possibile pericolosità, essendo soggetto capace di qualsiasi illecita azione pur di far denaro”. Il 5.7.1940 dalle carceri giudiziarie di Bergamo così Goglio si rivolge alla Questura: “A S.E. il Questore di Bergamo. Il giorno 2 corrente venni arrestato per Vostro ordine mentre mi trovavo al capezzale di mio figlio ammalatissimo da 15 giorni; da allora non ne ho potuto avere più notizie e ciò mi sembra poco umano. Faccio inoltre presente che la lontananza da casa mia in questi momenti costituisce per la mia famiglia una rovina economica per impegni a cui non posso soddisfare, mentre io da tre giorni mi trovo qui senza nemmeno conoscere per quali motivi io sia qui trattenuto e ciò mi sembra poco giusto. Prego quindi vivamente che un provvedimento qualsiasi venga preso sollecitamente a mio riguardo. Con ossequio Goglio Cesare”. Il 17.7.1940 il Ministero dell’Interno – AGR – Sezione III stabilisce che Goglio venga internato alle isole Tremiti (Fg), dove giunge il 26.7.1940, dove chiede e ottiene di poter corrispondere con la moglie. Nel luglio 1941 i figli Sandra (n. Olmo al Brembo il 4.5.1920, commessa) e Sandro (n. Olmo al Brembo il 22.5.1922) hanno il permesso di recarsi per 5 giorni a trovare il padre alle Tremiti. Nel settembre 1941 i due figli sono ancora autorizzati a recarsi, con biglietto di andata e ritorno gratis, a visitare il padre alle Tremiti. Il 31.12.1941 Goglio dovrebbe presentarsi davanti al Giudice Conciliatore di Bergamo per un’udienza, ma evidentemente è impossibilitato a farlo essendo internato. Il 28.4.1942 il Ministero dell’Interno autorizza la moglie e i figli Enzo e Alcide, che ne avevano fatto richiesta il 9.3.1942, a visitare Goglio, ricoverato presso gli Ospedali Riuniti di Foggia. Il viaggio viene effettuato a partire dall’8.5.1942. Poche settimane dopo, il 26.6.1942, la moglie di Goglio invia una lettera dattiloscritta al Ministero degli Interni – Sezione Internati di Guerra – Roma, chiedendo il trasferimento del maritodalle Tremiti ad un comune di terraferma come internato libero: “La scrivente è la moglie di Goglio Cesare fu Alessandro da Bergamo – attualmente internato di guerra a Tremiti S. Domino (prov. di Foggia). Premetto che io conosco ben poco i precedenti militari e politici di mio marito prima del nostro matrimonio, ma so che egli nella guerra mondiale 1916, dopo due mesi d’internamento venne richiamato in servizio militare fino a tutto il 1918, se fosse stato effettivamente pericoloso non sarebbe stato messo in un posto dove poteva conoscere tutti i movimenti delle truppe, se fosse stato di sentimenti antitaliani non sarebbe stato designato dal Colonnello Canessa, morto nel frattempo, a reggere il fiocco al suo carro funebre. Nel 1919 io lo sposai e sono certissima che egli non volle mai sotto nessun titolo sentire parlare di questioni politiche e militari, che gli facevano l’effetto, diceva, del mal di mare, ma dedito a commerci più o meno fortunati, fece tutti i sacrifici possibili per allevare 4 figli da buoni cittadini e veramente Italiani al cento per cento, come oggi io, loro madre, ho l’orgoglio di poter affermare. Il 2 luglio 1940 senza alcuna motivazione precisata, ma semplicemente sotto una presunta possibile pericolosità venne arrestato e mandato come Internato all’isola di Tremiti, la località forse più impervia, più malsana e più incomoda d’Italia, dove si manca di tutto, dai generi alimentari alle medicine, dove in caso di urgenti cure mediche occorre aspettare anche un mese l’arrivo del piroscafo. Mio marito malgrado i suoi 67 anni è robustissimo; a Tremiti si ammalò ed ora (sorvolandone le cause ben poche umane) è uscito dagli Ospedali Riuniti di Foggia dove venne curato per oltre 3 mesi per una paralisi parziale, per acuta bronchite, per miocardite ed operazione d’ernia scrotale. Non aggiungo altro ma anche a nome dei miei figli io prego che mio marito venga trasferito in un paese libero sul continente dove eventualmente possa essere curato e visitato dalla famiglia. Potrei fare appoggiare questa mia domanda di raccomandazioni di alte personalità che ci conoscono e ci stimano, ma preferisco dipendere da nessuno e di affidarmi completamente alla giustizia ed alla considerazione di codesto Onorevole Ministro. Con profondo ossequio Antonietta Fantini maritata Goglio via G. Quarenghi 31 bis”. Lo stesso Giglio, facendo seguito all’istanza della moglie, chiede di essere trasferito dalle Tremiti ad un comune libero di terraferma per motivi di salute. il Min. Int., Il 12.9.1942 il Ministero dell’Interno accoglie la richiesta e dispone il trasferimento di Goglio presso la Questura di Pesaro, che provvederà ad inviarlo in un comune militarmente non rilevante della provincia. Viene scelta la località di Macerata Feltria, dove giunge il 2.11.1942. Il 12.6.1943 il Ministero dell’Interno concede un permesso di 8 giorni al figlio Sandro – reduce dal fronte russo – per visitare il padre internato a Macerata Feltria. La Direzione Generale di Ps – Affari Generali Riservati – Sez. III del Ministero dell’Interno il 6.10.1943, chiedendo informazioni e parere in proposito, scrive alla Prefettura di Bergamo trasmettendo l‘istanza di Goglio per la revoca dell’internamento. La risposta della Prefettura è del 19.10.1943, con la ricostruzione in breve delle vicende pregresse di Goglio e con la dichiarazione di non essere in grado di fornire nessun parere perché il provvedimento restrittivo è stato preso direttamente dallo Stato Maggiore della Marina Militare italiana e quindi fuori dalle competenze della Prefettura di Bergamo. L’ultimo documento conservato nel fascicolo è una nota riservata del 15.4.1944 da Valdagno su carta intestata ‘Ministero dell’Interno – Direzione Generale PS Divisione AGR Sez. III, che durante la Rsi aveva sede appunto a Valdagno: “Questa Direzione Generale, tenuto conto delle informazioni fornite dalla Prefettura di Bergamo e sentito il Ministero delle Forze Armate, non ritiene di accogliere l’istanza del nominato in oggetto, diretta ad ottenere il proscioglimento dall’internamento. Se ne informa in relazione alla lettera n. 09942/14 del 2 settembre e per le opportune comunicazioni da farsi all’interessato”. Muore a Bergamo il 4.8.1949. (L. Citerio, G. Mangini, R. Vittori)