Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bergamo il 3.3.1883, sospetto in linea politica, facchino, ha compiuto la terza elementare, sposato con Clara Gatti, senza figli. Emigrato in Svizzera, rientra in Italia allo scoppio della prima guerra mondiale, svolgendo il servizio militare durante il conflitto. Fatto prigioniero nell’ottobre 1917 (Caporetto?), torna in Italia nel novembre 1918 dopo l’armistizio, anche se in un rapporto dei Cc di Bergamo del 21.6.1938 si dichiara che ha prestato servizio militare nel 78° Reggimento Fanteria ma non ha preso parte alla guerra 1915-1918. Tuttavia, il suo foglio matricolare, conservato presso l’Archivio di Stato di Bergamo con il n° 12170, conferma le affermazioni di Gallizioli e smentisce il rapporto dei Cc: riformato alla visita di leva della classe 1883, viene richiamato alle armi nel 2° Reggimento Fanteria. Si separa dalla moglie nel 1935 perché rimane disoccupato e vive provvisoriamente presso la sorella Maria in via San Bernardino 33. Il 15.6.1938, in stato di ubriachezza, all’incrocio delle Cinque Vie in centro a Bergamo dice pubblicamente “Chi ha ammazzato Matteotti?”, frase udita dal centurione in borghese della Mvsn antiaerea cavalier Achille Rodi (fu Cesare, anni 47) che, essendo stato per qualche tempo suo datore di lavoro, con un carabiniere lo accompagna nella caserma dei Cc di via Masone, dove viene interrogato. Gallizioli ammette di aver pronunciato la frase che gli viene attribuita, ma la imputa all’ubriachezza. I Cc, tuttavia, sono convinti che Gallizioli sia davvero antifascista e pertanto decidono di indagare su di lui. Come scrivono i Cc nel loro rapporto del 21.6.1938 indirizzato alla Questura, “nel corso delle indagini esperite per meglio concretare la figura morale del Gallizioli, si è proceduto all’interrogatorio del fruttivendolo ambulante Castelli Giovanni di Luigi, di anni 37, da Bergamo via S. Bernardino 17 il quale, come risulta dal verbale d’interrogatorio ha dichiarato di conoscere di vista il Gallizioli per averlo incontrato alcune volte sul mercato di Bergamo, ma di non avere con lui relazioni di amicizia perché conosciuto come denigratore del Governo e del Partito fascista. Precisò di averlo più volte sentito dire che il Partito fascista ed il Governo attuale opprimono e fanno morire di fame le categorie di poveri come noi, e che non vedeva il momento di lasciare l’Italia e di andarsene all’estero”. Viene rilasciato il 25.6.1938 e diffidato. Il 24.3.1941 viene aggredito da un impiegato dell’ufficio anagrafe del municipio di Bergamo, che accusa Gallizioli, presentatosi ubriaco allo sportello, di aver detto: “Mio povero padre ha combattuto per unire e salvare l’Italia. Voi fascisti la disfate”. (L. Citerio, G. Mangini, R. Vittori)