Carminati Pietro

Carminati Pietro Giacomo

Busta
27
Fascicolo
813
Primo estremo
1931
Secondo estremo
1943
Cognome
Carminati
Nome
Pietro
Altri nomi

Giacomo

Presenza scheda biografica
no
Luogo di nascita
Data di nascita
1899/09/26
Livello di istruzione
licenza elementare
Professione

boscaiolo


carbonaio

Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato il 26.9.1899 a Blello (Bg), dove risiede in frazione Brevié n. 15, boscaiolo e carbonaio, sovversivo. Partecipa alla prima guerra mondiale come soldato nel genio telegrafista. E’ sposato con Anna Locatelli, nata a Brembilla il 4.10.1904. A partire dal 1921, con la bella stagione ogni anno emigra in Francia per lavoro, rientrando in Italia a fine stagione. Nel periodo dell’emigrazione, Carminati ha con sé i fratelli Battista e Arturo. La sera tardi del 26.11.1931, dopo aver bevuto ma senza essere ubriaco, secondo la testimonianza di Giulio Viscardi, vigile del ‘Corpo di Vigilanza Notturna’ di Bergamo al quale si rivolge, Carminati si aggira nei pressi del caffè dell’albergo ‘Stazione’ a Bergamo e chiede al vigile Viscardi dove poter andare a dormire pur non avendo denaro con sé, aggiungendo: “Bisognerebbe che Mussolini non facesse morir di fame la povera gente; è quello che si è guadagnato quando noi abbiamo fatto la guerra. Come si fa? Mantiene due eserciti…. In Francia i fascisti non ci sono; arrivano solo a Bardonecchia e quando arrivano in Francia le prendono”, aggiungendo poi: “Ecco, Mussolini aiuta i signori e i poveri li lascia morir di fame; se succede un’altea guerra mi lascio uccidere sulla porta di casa mia dai Carabinieri ma in guerra non ci vo”. Portato in Questura, viene arrestato il 27.11.1931 per offese a Mussolini. Il 4.12.1931 il Ministero dell’Interno autorizza la Prefettura di Bergamo a denunciare Carminati all’autorità giudiziaria. Il giorno dopo 5.12.1931, il Commissario di Ps di Bergamo denuncia Carminati alla Procura del Re e, lo stesso giorno, tramite fonogramma informa il direttore delle carceri di Bergamo di mettere Carminati a disposizione della Procura, “dovendo rispondere del reato previsto art° 272, ultimo capoverso Codice Penale”. Dall’inchiesta condotta dai Cc di Bergamo, tuttavia, emerge una situazione penosa. Come scrivono il 16.1.1932 alla Questura ricostruendo la vicenda, “il Carminati nella 2a quindicina del decorso mese di Novembre 1931 rimpatriato dalla Francia, trovò la propria moglie ammalata di malattia venerea e gravida ricoverata all’ospedale di Bergamo. Dopo essersi recato a far visita alla moglie in detta città, la sera del 26 detto mese, uscito da detto ospedale a tarda ora si intrattenne in qualche esercizio pubblico”. Per lui viene richiesto il deferimento al Tribunale Speciale, ma la richiesta è negata direttamente dal Ministero della Giustizia il 3.1.1932. La Questura di Bergamo chiede comunque un provvedimento contro Carminati, scrivendo in tal senso il 7.1.1932 ai Cc di Bergamo e per loro tramite al prefetto. Questi, a sua volta, in qualità di presidente della Commissione Provinciale per il confino di polizia, il 16.1.1932 scrive al Ministero dell’Interno per averne l’autorizzazione ad infliggere l’ammonizione a Carminati. In attesa dell’esito del procedimento, il 25.1.1932 i Cc di Zogno ritirano il passaporto di Carminati. Il Ministero dell’Interno nega anche la richiesta di procedere all’ammonizione di Carminati, indicando invece il provvedimento della diffida, che avviene il 26.2.1932. Scarcerato, Carminati torna a Blello e chiede subito di riottenere il passaporto per poter emigrare per lavoro: è il municipio di Blello che il 19.3.1932 inoltra alla Questura la richiesta della restituzione del passaporto. Secondo l’iter burocratico istituzionale, il 31.3.1932 la Questura si rivolge ai Cc di Zogno per sapere “se da parte di codesto comando nulla osta alla restituzione di detto documento”, i Cc di Zogno forniscono parere favorevole alla restituzione direttamente alla Prefettura, la quale il 7.4.1932 si rivolge all’istanza superiore del Ministero dell’Interno – Cpc, dichiarandosi favorevole alla concessione: “considerato che prima del fatto per cui fu denunciato, il Carminati non aveva dato luogo a rimarchi specie in linea politica. Questo ufficio ritiene che il medesimo non debba considerarsi elemento pericoloso, pertanto nulla osterebbe a che gli venisse restituito il passaporto. Rimango in attesa della decisione di codesto On. Ministero”. La risposta al prefetto da parte del Ministero dell’Interno, favorevole al rilascio del passaporto, è datata 22.4.1932, con la richiesta “di comunicare la data di espatrio e per quale Stato verrà rilasciato il documento”. Il passaporto viene spedito dal questore di Bergamo al podestà di Blello il 27.4.1932. In seguito Carminati viene costantemente sorvegliato, con periodiche richieste di informazioni rivolte dalla Questura al comando dei Cc di Zogno: nel giugno 1932 è segnalato ancora a Blello, lo stesso accade il 3.8.1932. Carminati torna in Francia solo il 4.4.1933, dove si aggrega ai fratelli Battista e Angelo e dove ancora si trova nel giugno 1933. Il 3.7.1933 i Cc di Bergamo informano la Questura che “la di lui moglie ha dichiarato di non avere avuto mai sue notizie siccome in disaccordo da diverso tempo per ragioni di moralità”. Informato di ciò dalla Prefettura, il Ministero dell’Interno il 20.7.1933 chiede allora alla Prefettura di Bergamo di “disporre possibili indagini per conoscere l’attuale dimora all’estero dell’individuo in oggetto, e nel caso si abbia qualche utile notizia, informarne questo Ministero per gli ulteriori accertamenti”. Da quel momento inizia una lunga serie di scambi di corrispondenza tra i vari enti coinvolti, alla ricerca dell’esatto indirizzo della residenza francese di Carminati, con indicazioni confuse ed erronee, derivanti dalla non conoscenza dell’esatta grafia di nomi e luoghi, che compaiono scritti nelle forme più bizzarre. La ricerca è resa ancora più complicata dal fatto che Carminati scrive solo alla madre, ma nella busta della sua lettera alla madre Carminati inserisce anche una busta sulla quale ha già scritto il proprio indirizzo esatto, per evitare che la madre sbagli grafia spedendo in sicurezza la sua risposta al figlio. Così, il questore di Bergamo il 27.8.1933 si rivolge ai Cc chiedendo di intercettare la posta in arrivo per la madre e trascrivere l’indirizzo francese scritto sulla busta allegata per la risposta della madre, “si raccomanda però che l’indagine venga condotta con la massima riservatezza ed in maniera che la famiglia non abbia a sospettare che l’autorità s’interessa del Carminati”. Nel novembre 1933, finalmente, emerge che Carminati risiede a Seyssel (Ain). Nel mese di dicembre 1933 rientra a Blello, dove passerà l’inverno. Nel gennaio 1934 è detenuto in carcere a Zogno per maltrattamenti in famiglia, ma nella documentazione conservata nel fascicolo quest’ultima vicenda non viene ulteriormente specificata. In un rapporto alla Questura di Bergamo del 23.10.1936, firmato dal maresciallo maggiore Giovanni Ponti dei Cc di Zogno, questi scrive che Carminati “non è iscritto al P.N.F., non si associa a persone che militano nello stesso, non partecipa alle manifestazioni patriottiche e non vede di buon occhio le istituzioni del Regime, dando così prove di non avere modificato le sue tendenze, per cui questo comando non ritiene opportuno che egli venga radiato dallo schedario dei sovversivi”. Tuttavia lo stesso maresciallo maggiore Ponti, che nel rapporto alla Questura appena citato aveva espresso parere contrario alla radiazione di Carminati dallo schedario dei sovversivi, nel suo successivo rapporto del 17.2.1939 esprime invece parere favorevole, adducendo motivazioni diverse, alcune vere, una falsa e una dubbia. Le motivazioni vere sono la scarsa cultura di Carminati e quindi la sua altrettanto scarsa pericolosità politica; la sua buona condotta nei periodi di permanenza a Blello; la sua solitudine in quanto separato dalla moglie, che in quel momento risulta residente in Francia; l’assiduità al lavoro, emigrando periodicamente in Francia con regolare passaporto. La motivazione falsa è l’avvenuta iscrizione di Carminati al Pnf, che si verifica in effetti solo l’anno dopo: Carminati nel 1939 può forse averne espresso l’intenzione, ma anche se così fosse il maresciallo dei Cc afferma comunque una cosa non vera. Infine, la motivazione dubbia riguarda il fatto che il maresciallo Ponti, dopo che nel suo rapporto su Carminati del 23.10.1936 aveva scritto che a Blello “le sue condizioni economiche sono ottime perché nel comune suddetto possiede la casa d’abitazione composta di 8 locali e 300 pertiche bergamasche di terreno e viene a Blello ogni anno per sistemare affari di famiglia inerenti alla sua proprietà”, nel rapporto del 17.2.1939 scrive che Carminati è “di misere condizioni finanziarie”. Dato che nel frattempo non c’è stata alcuna cessione di proprietà da parte di Carminati, le due valutazioni non possono essere entrambe contemporaneamente vere. C’è dunque da chiedersi quale sia la ragione del significativo mutamento nel giudizio di Ponti su Carminati. Una possibile chiave di lettura si può trovare in un successivo rapporto di Ponti del 29.3.1940 alla Questura di Bergamo. Il fatto è che il 18.5.1939, come ogni anno, Carminati era partito per la Francia raggiungendo Grenoble per il suo lavoro di carbonaio, ed era rientrato in Italia il 2.9.1939. Nel rapporto del 29.3.1940 Ponti scrive che Carminati, rientrato dalla Francia appunto all’inizio del settembre precedente, è ancora presente a Blello, mentre “sua moglie trovasi in Francia e si ignora il suo recapito perché conduce vita allegra accoppiandosi or con questo or con quello, tanto che il marito sia in Francia che in Italia, vive di fatto separato dalla medesima. (…) Salvo il fatto in conseguenza del quale è stato fino ad oggi vigilato, egli non ha mai dato luogo a rilievi né morali né politici”. Pertanto, “considerando quanto sopra ed il tempo trascorso dal fatto commesso (1931) questo comando propone che egli venga radiato dal novero dei sovversivi”. Carminati, per parte sua, nel 1940 chiede e ottiene l’iscrizione al Pnf presso la sezione di Gerosa (Bg) quale ex-combattente. Ancora il 30.9.1940, il maresciallo Ponti si rivolge alla Questura ribadendo la sua proposta di radiazione dall’elenco dei sovversivi. Nel febbraio 1943 Carminati risulta ancora iscritto al Pnf nella sezione di Gerosa (Bg) e viene radiato solo nell’aprile 1943. Nel fascicolo sono conservate due copie di una fotografia in triplice posa, scattata nel gennaio 1932. Cpc, b. 1097, 1932-1943. (l. Citerio, G. Mangini, R. Vittori)
Familiari
Carminati Angelo

(padre)

Nato nel 1864, contadino

Locatelli Angela Giuditta

(madre)

Contadina

Locatelli Anna

(moglie)

di Giovanni e Domenica Carminati, nata a Brembilla il 4.10.1904

Carminati Giovanni Battista

(fratello)

Nato a Blello il 31.8.1887, legittimato dopo matrimonio tra i genitori il 27.12.1893

Carminati Maria Antonia

(sorella)

Nata a Blello l’8.9.1890, legittimata dopo matrimonio tra i genitori il 27.12.1893

Carminati Antonia

(sorella)

Nata morta a Blello il 3.4.1893

Carminati Maria Antonia

(sorella)

Nata a Blello il 18.8.1894

Carminati Angelo Paolo

(fratello)

Nato a Blello il 15.7.1897

Luoghi di residenza

Blello

Lombardia

Italia

frazione Brevié 15

(1899/09/26 – )

Fatti notevoli

1931/11/26

La sera del 26.11.1931 nei pressi del caffè dell’albergo ‘Stazione’ a Bergamo dice: “Bisognerebbe che Mussolini non facesse morir di fame la povera gente; è quello che si è guadagnato quando noi abbiamo fatto la guerra. Come si fa? Mantiene due eserciti…. In Francia i fascisti non ci sono; arrivano solo a Bardonecchia e quando arrivano in Francia le prendono”, aggiungendo poi: “Ecco, Mussolini aiuta i signori e i poveri li lascia morir di fame; se succede un’altea guerra mi lascio uccidere sulla porta di casa mia dai Carabinieri ma in guerra non ci vo”.

Sanzioni subite
arresto

(1931/11/27 – )

diffida

(1932/02/26 – )

In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
no
Esclusione dallo schedario
Data di esclusione
1943
Documentazione allegata

foto segnaletica polizia

(2 fotografie (triplice posa))

Altre fonti archivistiche
(ACS-CPC) Archivio centrale dello Stato (Roma), Casellario Politico Centrale

Busta

1097,

Fascicolo

Pubblicato in 1931-1940, Ammonizione, Anagrafe sovversivi, Arresto, Blello (Bg), boscaiolo carbonaio, Busta 27, Carcere, Denuncia, Diffida, Esclusione dallo schedario: sì, Escluso nel 1943, Foto, Genere maschile, In Bollettino ricerche: no, In Rubrica di frontiera: no, licenza elementare, Manifestazioni, Sorvegliato, sovversivo, Vigilanza.