Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Cene (Bg) l’1.7.1879, merciaio ambulante, antifascista. Si sposa a Foresto Sparso (Bg) il 26.12.1902 con Felice Belotti. Tra il 1903 (multa per infrazione alla legge sulle privative) e il 1907 (multa per contravvenzione alla vigilanza speciale, determinata dal porto abusivo di armi), subisce 4 lievi condanne, non trascritte nel casellario giudiziale, che al 18.1.1930 non riporta nulla. Si reca spesso in Svizzera per il suo lavoro e per questo sospettato di contrabbando. In seguito al maggior controllo doganale tra l’Italia e la Svizzera, nel 1909 emigra in Argentina con tutta la famiglia, rimanendovi fino al 1920. Al rientro in Italia riprende l’attività di merciaio ambulante. Il 14.1.1930 i Cc di Bergamo redigono per il prefetto un rapporto su di lui, anche se non riescono a definirlo dal punto di vista propriamente politico se non in termini generici. Infatti, viene rilevato che Capitanio “non ha molta istruzione e quindi non può essere un vero e proprio propagandista delle idee estremiste, però è sempre un elemento pericoloso. Fino al 1923, pur non essendo inscritto a partiti, partecipò alle mene e dimostrazioni sovversive, e, data la sua scaltrezza e la sua età, aveva notevole ascendente sui compagni di fede. Dal 1923 fino al Novembre u.s., epoca in cui avvennero i fatti narrati dall’allegato e che qui di seguito si espongono, non aveva più dato sentore delle sue idee. Le stesse Autorità politiche e della Milizia del luogo dichiarano, ancora oggi, che sarebbe difficile classificare, politicamente, il Capitanio”. I ‘fatti’ a cui si allude nel rapporto dei Cc si riferiscono al 18.11.1929, “quando il Capitanio tentava percuotere il compaesano milite della Mvsn”, Giovanni Zucchinelli, che si era rifugiato nella portineria del Cotonificio Valle Seriana, al ponte di Cene, perché Capitanio lo stava inseguendo con un bastone per vendicarsi, secondo quanto lo stesso Capitanio andava gridando, del fatto che la sera precedente avrebbe corso il rischio di essere a sua volta picchiato dai fascisti locali. Il 30.11.1929 l’Ufficio Politico Investigativo della 14° legione della Mvsn di Bergamo invia un rapporto al prefetto di Bergamo, al comando del 1° Raggruppamento Camice Nere di Milano e al comando generale della Mvsn di Roma, che poi è alla base del successivo rapporto del prefetto di Bergamo al Ministero dell’Interno. Il 30.1.1930 il prefetto di Bergamo lo segnala al Ministero dell’Interno per un provvedimento di confino politico, ma l’11.2.1930 il Ministero dell’Interno, Div. AGR – Confino politico risponde rimandando la proposta al mittente, osservando che per tutte le vicende segnalate da Bologna (oltraggi, minacce, tentativi di violenze verso militi Mvsn), avrebbe già dovuto essere sottoposto a procedimento penale, inoltre viene osservato che sul suo conto, “ormai cinquantenne, nulla risulta neppure a questo Casellario politico centrale. Pertanto, siccome i fatti riferiti non possono di per sé dimostrare la pericolosità del Capitanio nei riguardi dell’ordine pubblico si da rendersi necessario il provvedimento del confino politico, veda cotesto Ufficio se non sia invece opportuno di adottare provvedimenti comuni di polizia”. Tale risposta viene però erroneamente indirizzata dal Ministero, anziché al prefetto di Bergamo, a quello Prefetto di Bologna, che il 18.2.1930 risponde segnalando l’errore. Diffidato il 26.2.1930. Radiato il 23.6.1933. (L. Citerio, G. Mangini, R. Vittori)