Calvi Dionisio

Calvi Dionisio

Busta
23
Fascicolo
695
Primo estremo
1942
Secondo estremo
1943
Cognome
Calvi
Nome
Dionisio
Presenza scheda biografica
no
Luogo di nascita
Data di nascita
1888/08/07
Luogo di morte
Albano Sant’Alessandro (Bg)
Data di morte
1965/09/30
Livello di istruzione
diploma
Professione

sacerdote

 

Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Moio de’ Calvi (Bg) il 7.8.1888, sacerdote, antifascista. Nato da un’unione naturale, viene legittimato dopo il matrimonio dei genitori, avvenuto l’11.1.1889. Coadiutore parrocchiale prima a Pizzino (Bg) e poi a Camerata Cornello (Bg), dal 1916 al 1930 è vicedirettore del collegio di Valnegra e presta servizio militare durante la prima guerra mondiale. Nel 1930 è nominato parroco di Spino al Brembo (Bg), dove rimane fino al 1936, mentre nel 1937 viene nominato parroco di Albano Sant’Alessandro (Bg), dove rimane fino alla sua morte. La domenica 25.10.1942 il podestà di Albano Sant’Alessandro, capitano Giovanni Pontoglio, dopo essere stato informato da alcuni fedeli presenti alla messa delle 7 del mattino celebrata da don Calvi, e averne informato i Cc locali, scrive al prefetto di Bergamo riferendo “per testimonianza diretta” alcune parole pronunciate dal sacerdote nel corso dell’omelia, relative alla consegna delle campane prevista per due giorni dopo, martedì 27.10.1942. Queste le parole attribuite a don Calvi: “è doloroso dover consegnare le campane che sono strumenti di pace e di preghiera per farne strumenti di morte; di dover consegnare colla forza quello che è patrimonio intangibile della chiesa. Oggi vi sono due croci l’una contro l’altra: quella di Cristo e quella uncinata; la consegna delle campane è tanto più dolorosa in quanto rappresenta un provvedimento voluto non tanto dal nostro Governo quanto impostogli dalla patria di Lutero”. Appena avuta la notizia, il podestà convoca immediatamente il direttivo del Pnf di Albano Sant’Alessandro per valutare il da farsi. Benché alcuni componenti del Direttivo si mostrino decisi a convocare direttamente il sacerdote per chiedergli conto delle sue parole, prevale l’indicazione del podestà di “riferire l’accaduto alle Autorità competenti, data la necessità di mantenere nella popolazione la calma che, nel suo buon senso, aveva in tale occasione già dimostrata”. Il giorno dopo, 26.10.1942, anche i Cc segnalano al prefetto l’accaduto, confermando l’autenticità delle parole attribuite a don Calvi. Lo stesso giorno, con una lettera su carta intestata ‘Partito Nazionale Fascista – Federazione dei Fasci di Combattimento – Bergamo’, il segretario federale del Pnf di Bergamo, Gino Gallarini, scrive a sua volta al prefetto chiedendo l’immediato arresto di don Calvi, “resosi responsabile di una manifestazione così gravemente disfattista e pericolosamente tendenziosa di fronte ad una popolazione locale che ha dato già alla Guerra dell’Asse il glorioso contributo di 5 morti e di parecchi dispersi, feriti e mutilati, e che è disposta a fare sacrifici ben maggiori di quello della consegna di alcune delle campane esistenti sulla torre della chiesa parrocchiale”. Le parole di don Calvi mettono a rumore non solo l’ambiente fascista locale, ma anche quello nazista, che ha la propria sede a Bergamo in via Tasso 28. Il giorno dopo, 27.10.1042, il giorno della consegna delle campane, su carta intestata ‘Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei – Auslands-Organisation – Ortsgruppe in Bergamo’, il capogruppo del partito nazionalsocialista tedesco di Bergamo Ernst Schwintzer scrive a sua volta al prefetto, stigmatizzando le frasi dette da don Calvi, nelle quali, oltre che verso l’Italia fascista, “è inserita una grave offesa anche nei riguardi della mia Nazione e della bandiera del Reich”. Invocando provvedimenti, Schwintzer aggiunge di avere già informato “le mie dirette superiori gerarchie a Roma”. A stretto giro di posta così risponde la Prefettura di Bergamo: “Questa Prefettura era stata già informata prontamente delle deplorevoli espressioni usate, in una omelia delle ore 7 del 25 corrente, dal Parroco di Albano S. Alessandro. E’ stata disposta inchiesta e si fa riserva di adottare i provvedimenti di legge”. Il 29.10.1942 è il questore Giuseppe Pumo in persona a condurre l’interrogatorio di don Calvi presso la stazione dei Cc di Seriate, dai quali il sacerdote è stato arrestato. Il verbale dell’interrogatorio è conservato manoscritto nel fascicolo. Don Calvi ammette la frase che gli viene imputata e aggiunge: “Come ministro della Chiesa ho dichiarato che tali campane erano patrimonio inalienabile della Chiesa e che pertanto nessuno poteva disporne all’infuori del Sommo Pontefice e del Vescovo. Ho deplorato che ci fossero tolte le nostre campane sacre e consacrate e che avevano partecipato a tutte le nostre feste, i nostri lutti e che rappresentavano per noi la voce divina. Nessun buon bergamasco e nessun buon italiano, da buon cattolico ed affezionato alle sue campane avrebbe proposto un simile provvedimento che ci colpiva nella più viva parte del nostro sentimento. Se si fosse trattato di domandare alla mia popolazione un’offerta anche di parecchie migliaia di lire, io le avrei raccolte, pur di evitare la consegna delle campane. Questo provvedimento si presenta come una triste vittoria della croce nemica della croce di Cristo”. A quest’ultima affermazione il questore chiede a don Calvi di dire esplicitamente cosa intendesse dire quando ha usato l’espressione “Croce nemica”. Il sacerdote risponde: “Per croce nemica intendevo quella uncinata del nazionalsocialismo”. Il giorno dopo, 30.10.1942, i Cc di Seriate raccolgono e formalizzano le dichiarazioni di due testimoni presenti alla predica di don Calvi del 25 ottobre precedente, il ragionier Luigi Fenili (nato a Bergamo il 26.2.1893) e Giacomo Zanga (nato ad Albano Sant’Alessandro il 25.7.1900). In un primo tempo viene citato, tra i testimoni, anche il nome dell’ingegner Camillo Piccinelli (nato il 23.9.1895 a Bergamo, dove ha il proprio studio in via 28 Ottobre 5), ma il suo nome risulta depennato. I due testimoni citati dichiarano “di essere intervenuti alla Messa domenicale delle ore 8 del giorno 25.10.1942.XX° nella chiesa parrocchiale di Albano S. Alessandro e di avere ben udito l’omelia tenuta dal parroco Calvi don Dionisio durante la quale, riferendosi all’obbligo della consegna delle campane avente luogo il martedi successivo 27 c.m., si espresse col seguente concetto: = è doloroso dover consegnare le nostre campane che sono strumenti di pace e di preghiera per farne strumenti di morte; di dover consegnare colla forza quello che è patrimonio intangibile della Chiesa. Oggi vi sono due croci l’una contro l’altra: quella cioè di Cristo e quella uncinata; la consegna delle campane è tanto più dolorosa in quanto imposta dalla patria di Lutero = Albano S. Alessandro 30.10.1942.XX° I dichiaranti Fenili Luigi Zanga Giacomo”. Va qui ricordato che Fenili è stato podestà di Albano Sant’Alessandro dal 1927 al 1935 e che il terzo testimone poi depennato, Camillo Piccinelli, lo era stato dal 1924 al 1926 e lo sarà di nuovo dal 1936 al 1939 e poi ancora a lungo nel secondo dopoguerra, così come a suo tempo lo era stato il padre Daniele.
La vicenda di don Calvi trova anche un’eco giornalistica sovralocale. Il 31.10.1942 il giornale cremonese diretto da Roberto Farinacci, «Il Regime Fascista» (a. XXVIII, n. 260, sabato 31 ottobre 1942), in un trafiletto di cronaca a pagina 4, scrivendo di “Contrasti cattolici” contrappone al cattivo esempio offerto da don Calvi un esempio positivo, quello del discorso tenuto dalla suora superiora dell’Istituto delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Codogno alle proprie allieve ad apertura di anno scolastico, esortate alle preghiere “per i nostri baldi ragazzi”, invocando la benedizione divina sulle armi italiche. Il 9.11.1942 il Ministero dell’Interno telegrafa al prefetto di Bergamo in questi termini: “Disporre che parroco don Calvi Dionisio sia assegnato confino”. Sulla base di questa prescrizione ministeriale, il prefetto, in quanto presidente della Commissione Provinciale per il confino di polizia, incarica il questore di istruire la pratica di don Calvi in modo che la Commissione Provinciale sia messa in grado di giustificare la condanna al confino. Così, il 14.11.1942 il questore Pumo invia al prefetto un rapporto con la denuncia del sacerdote per la sua assegnazione al confino. Tale rapporto, dopo aver richiamato il contenuto dell’omelia di don Calvi, aggiunge che le parole del sacerdote “fecero una pessima impressione nell’elemento fascista rimasto attonito dall’audacia del sacerdote, che così inopportunamente biasimava un provvedimento governativo, dettato da inderogabili necessità di guerra, offendendo nel contempo il sentimento patriottico della popolazione. L’atteggiamento del parroco, tanto più grave in quanto ammesso da lui stesso senza riserve e senza pentimenti ha avuto ripercussione nella colonia germanica bergamasca, che ha manifestato il suo sdegno. La grave manifestazione del parroco attestante i suoi sentimenti antifascisti e antipatriottici, lo appalesa elemento pericoloso per l’ordine pubblico e nazionale, per cui si ritiene necessario ch’egli sia messo in condizione di non poter arrecare danno alla saldezza del fronte interno. Pertanto denunzio il predetto sacerdote a codesta Commissione Provinciale perché venga assegnato al confino di polizia”. Già il giorno dopo, 15.11.1942, il maresciallo Gaetano Bertocchi, comandante della stazione dei Cc di Seriate, consegna a don Calvi l’ingiunzione a presentarsi due giorni dopo davanti alla Commissione Provinciale. Il 16.11.1942 anche il comando della legione dei Cc di Bergamo Interna, a firma del comandante, capitano Remigio Garimberti, invia al questore il proprio rapporto sul sacerdote in vista della riunione del giorno dopo della Commissione Provinciale, concludendo con la richiesta del confino di polizia. In tale rapporto don Calvi viene presentato sotto una luce negativa non solo dal punto di vista politico ma anche da quello umano, osservando che durante la sua permanenza ad Albano Sant’Alessandro il parroco “ha condotto un tenore di vita molto ritirato e quasi ascetico dimostrando carattere chiuso, scontroso e poco comunicativo. Inoltre, le strane manifestazioni del suo carattere, hanno dato la sensazione che il don Calvi fosse poco aderente alle quotidiane realtà della vita, quasi vivesse in un mondo astratto”. Inoltre, il rapporto prosegue osservando che nella predica del 25.10.1942 il sacerdote “ha rivelato assoluta incomprensione del momento politico che la Nazione attraversa e, pertanto, si è reso non più adatto a dirigere spiritualmente la popolazione affidata alla sua cura”. Preceduto da simili giudizi nei suoi confronti, il 17.11.1942 don Dionisio Calvi si presenta davanti alla Commissione Provinciale, composta dal prefetto Luigi Giannitrapani, dal procuratore del Re comm. Angelo Sigurani, dal Questore comm. Giuseppe Pumo, dal comandante della XIV legione Mvsn cav. Carlo Aliata e dal comandante il gruppo dei Cc di Bergamo cav. Ugo Marchetti. Nel verbale della riunione viene riportata solo una sintesi estrema della deposizione di don Calvi: “Ammetto di aver pronunziato, durate una consueta predica domenicale, le frasi che mi si addebitano; in me non c’era alcuno spirito antipatriottico, ma solo dolore per l’asportazione delle campane alle quali sono legato da vincoli spirituali”. La Commissione lo condanna a 3 anni di confino, restando però in attesa di conoscere da parte del Ministero dell’Interno la scelta della destinazione. Appena emessa la sentenza, don Calvi viene fermato negli uffici della Questura di via Mario Bianco. Tradotto poi nelle carceri giudiziarie di Bergamo, viene visitato da un medico per accertare se le sue condizioni sono tali da consentirgli di sostenere la carcerazione, ma il medico rilascia un certificato di sana costituzione fisica. Lo stesso 17.11.1942 il prefetto Giannitrapani scrive “all’Ecc. Mons. Conte Adriano Bernareggi Vescovo di Bergamo” informandolo della sentenza: “La Commissione Provinciale per i provvedimenti di polizia nella seduta odierna ha deliberato l’assegnazione al confino di polizia per anni tre del sacerdote in oggetto. Pertanto il don Calvi è stato associato alle locali Carceri in attesa di raggiungere la residenza di confino che gli verrà assegnata”. Il giorno dopo, 18.11.1942, il prefetto di Bergamo scrive a tre distinti destinatari del Ministero dell’Interno: la Direzione Generale della P.S. Divisione AGS, il Gabinetto e la Direzione generale per il Culto, ai quali comunica la condanna. Nel trasmettere gli atti di rito, aggiunge che “si resta in attesa di conoscere la località dove il don Calvi dovrà essere tradotto per scontare il periodo di confino, proponendo che lo stesso venga destinato in una colonia di terra-ferma. Il predetto don Calvi, che non è un ex-combattente, è nullatenente e non è in grado di provvedere al suo mantenimento”. Su questo testo dei Cc, scritto a macchina, in un secondo momento è stata aggiunta a lapis blu la frase “ad una Casa del Clero”, sovrapponendola alla preesistente frase “in una colonia di terra-ferma”, che quindi viene annullata. Il ricorso contro la sentenza presentato da don Calvi, nel quale il sacerdote fa presente che la Commissione Provinciale gli ha impedito di esporre le sue ragioni, viene indirizzato alla Commissione Centrale d’Appello presso il Ministero degli Interni e trasmesso in copia dalla direzione delle carceri giudiziarie di Bergamo anche alla Questura. Questa viene incaricata dal Ministero di fornire il proprio parere in proposito e la Questura, a sua volta, richiede il parere dei Cc. E’ ancora il capitano dei carabinieri Remigio Garimberti che il 7.12.1942 esprime parere contrario all’accoglimento del ricorso, sia perché “nessuna circostanza nuova emerge dal ricorso stesso”, sia perché, come Garimberti aveva già sottolineato nel suo precedente rapporto, “il fatto commesso da don Calvi va messo in relazione allo stato mentale e spirituale di detto sacerdote. Per elementi di fatto ormai acquisiti è provato che trattasi di soggetto neuropsicopatico con manifestazioni di esaltazione religiosa, tanto da estraniarlo dalle reali necessità contingenti e, come tale, non sempre capace di valutare una determinata circostanza”.
Con il dispaccio ministeriale n. 90456/793/14477 inviato da Roma a Bergamo il 9.12.1942, don Calvi viene destinato a un convento oppure alla Casa del Clero di Brescia, dove in effetti viene accompagnato il giorno dopo, il 10.12.1942. Lo stesso giorno la Questura di Brescia comunica a quella di Bergamo: “Si dichiara di aver ricevuto il confinato politico Calvi don Dionisio destinato da codesta commissione provinciale di polizia a Brescia presso la casa del Clero, a mezzo dell’agente di P.S. Filippini Italo”. Pochi giorni dopo, con la nota n. 018010 del 14.12.1942, la Questura di Brescia si rivolge ancora a quella di Bergamo: “Prego codesto ufficio comunicarmi le prescrizioni cui il predetto sacerdote dovrà essere sottoposto in dipendenza della sua qualità di confinato e se allo stesso debba essere corrisposto o meno il sussidio stabilito per i confinati politici. Gradirò l’urgenza”. Nel frattempo è rimasta pendente la questione del ricorso di don Calvi contro la sua condanna, ma va aggiunto che il parere negativo espresso dal capitano dei Cc Garimberti e da lui inviato il 7.12.1942 alla Questura di Bergamo, viene da questa inoltrato al Ministero solo il 24.12.1942. La Direzione Generale di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno si rivolge alla Prefettura di Bergamo per avere da questa una presa di posizione definitiva sul ricorso: la risposta è del 29.12.1942. In essa, di fatto, il prefetto di Bergamo riprende gli argomenti del capitano Garimberti, ai quali aggiunge quello della cattiva impressione che sul fascismo locale avrebbe fatto l’accoglimento, parziale o totale, del ricorso stesso: “comunicando che nessuna circostanza nuova emerge dal ricorso stesso e, pertanto, questo Ufficio conferma il rapporto n. 011016 in data 31 ottobre u.s. E’ falso completamente che gli sia stato impedito di esporre le proprie giustificazioni; ché anzi il Presidente lo invitò a rivelare la fonte alla quale egli aveva attinto i pensieri manifestati e che avevano dato luogo alla sua denunzia ed egli accennò ad un giornaletto cattolico. Egli è certamente un soggetto in preda a manifestazioni di esaltazione religiosa e, come tale, non sempre è capace di valutare una determinata circostanza. Ad ogni modo in considerazione del breve tempo trascorso dalla adozione del provvedimento, si esprime parere contrario all’accoglimento del ricorso, anche per la pessima impressione che produrrebbe nell’ambiente fascista”. Il 15.3.1943 la Commissione d’Appello riduce il periodo di confino di don Calvi a un anno, pertanto la fine della condanna è anticipata al 24.10.1943. Tale decisione viene comunicata il 19.3.1943 ai prefetti di Brescia e Bergamo da parte del Ministero dell’Interno – Affari Generale e Riservati. Questa notizia, tuttavia, molto probabilmente non deve essere stata divulgata, dato che il podestà di Albano Sant’Alessandro, il già citato capitano Giovanni Pontoglio, il 5.4.1943 si rivolge al prefetto di Bergamo informandolo del fatto che la fascista Teresina Ondei vedova Milesi di Albano Sant’Alessandro ha scritto al segretario federale una lettera firmata da altre 30 donne fasciste “tendente ad ottenere l’immediato ritorno in paese del noto Parroco Calvi Don Dionisio, assegnato nel novembre u.s. al confino per la durata di anni tre”. Dunque, nemmeno il podestà del paese sembra informato della riduzione di pena avuta da don Calvi, dato che cita ancora i tre anni della condanna senza accennare alla riduzione di pena. In ogni caso, il legame tra don Dionisio Calvi e i suoi parrocchiani è forte, tanto da indurre molti di loro a recarsi a Brescia per fargli visita. L’evidente volontà di tutta la comunità parrocchiale di Albano Sant’Alessandro di fare pressione sul potere fascista per ottenere la liberazione del sacerdote, induce il prefetto a scrivere il 12.6.1942 al segretario federale fascista Mario Cionini Visani, informandolo che, d’intesa con il vescovo, ha dato ordine “che da parte dei parrocchiani di Albano S. Alessandro sia osservata rigorosa astensione dal partire per avviarsi e andare in qualsiasi giorno anche festivo, e soli e a gruppi, in Brescia per visitare il Parroco Calvi Don Dionisio, colà confinato per ragioni di P.S. Mi riservo inoltre proporre al Ministero la opportunità di spostare il confinato in località più lontana”. L’ipotesi di un allontanamento da Brescia di don Calvi non può realizzarsi, dato che il 25.7.1943 si verifica la fine del regime fascista e già il 27.7.1943, con il telegramma ministeriale n. 4664 alla Questura di Brescia, viene disposta la liberazione del sacerdote, che avviene il 29.7.1943. Il rientro ad Albano Sant’Alessandro è trionfale. Il 12.8.1947 il nominativo di don Calvi viene incluso con la qualifica di apolitico nell’elenco dei confinati politici durante il regime fascista. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia in triplice posa, scattata in Questura a Bergamo il 26.11.1942. Muore ad Albano Sant’Alessandro il 30.9.1965. Cpc, b. 961, 1943-1943. (G. Mangini, R. Vittori)
Familiari

Calvi Giuseppe

(padre)

Nato nel 1861, fabbro, figlio del possidente Dionisio Calvi,

Balestra Lucia

(madre)

Nata nel 1867, contadina.

Calvi Serafino Dionisio

(fratello)

Nato a Moio de’ Calvi il 4.10.1886.

Calvi Pasquina

(sorella)

Nata a Moio de’ Calvi il 7.4.1890.

Calvi Maddalena

(sorella)

Nata a Moio de’ Calvi il 27.1.1893.

Calvi Geremia

(fratello)

Nato a Moio de’ Calvi il 3.12.1896.

Calvi Candida

(sorella)

Nata a Moio de’ Calvi il 18.5.1898.

Calvi Carlo

(fratello)

Nato a Moio de’ Calvi il 27.5.1900.

Luoghi di residenza

San Martino de’ Calvi

Lombardia

Italia

(1888/08/07 – )

 

Pizzino

Lombardia

Italia

 

Camerata Cornello

Lombardia

Italia

 

Valnegra

Lombardia

Italia

(1916 – 1930)

 

Spino al Brembo

Lombardia

Italia

(1930 – 1936)

 

Albano Sant’ Alessandro

Lombardia

Italia

(1937 – 1965)

 

Fatti notevoli

1942/10/25

– 1942/10/25

Durante l’omelia di domenica 25.10.1942 critica la consegna delle campane per usi bellici.

Sanzioni subite

confino politico

(1942/12/10 – 1943/07/29)

Condannato il 17.11.1942 dalla Commissione provinciale a tre anni di confino a Brescia

In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
no
Esclusione dallo schedario
no
Documentazione allegata

(verbale manoscritto dell’interrogatorio del questore Pumo nei confronti di don Calvi, datato 29.10.1942)

 

(2 fotografie in triplice posa)

 

(copia del giornale «Il Regime Fascista», a. XXVIII, n. 260, sabato 31 ottobre 1942, p. 2)

 

Altre fonti archivistiche
(ACS-CPC) Archivio centrale dello Stato (Roma), Casellario Politico Centrale

Busta

961,

Fascicolo

Riferimenti bibliografici
Ghirardelli 1965
Belotti 1989

riferimento pp. 145-146

Pubblicato in 1941-1950, Anagrafe sovversivi, antifascista, Arresto, Busta 21, Condanna, Confino politico, Denuncia, diploma, Esclusione dallo schedario: no, Foto, Genere maschile, Giornale, In Bollettino ricerche: no, In Rubrica di frontiera: no, Manifestazioni, Moio de' Calvi (Bg), sacerdote.