Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Torre Boldone (Bg) il 20.9.1903, meccanico, antifascista. Il 2.6.1924 da Torre Boldone si trasferisce a Bergamo, dove il 9.8.1929 si sposa con Angelina Gargantini. Il 13.11.1920 viene condannato a 3 giorni di carcere per furto semplice. Il 10.4.1923 il Tribunale Militare di Tripoli lo condanna a 3 mesi di carcere per disobbedienza, mentre il 28.1.1927 viene assolto dal Tribunale di Bergamo per insufficienza di prove dal reato di ricettazione. Il 1.4.1930 viene condannato a 6 mesi di prigione dal Tribunale di Bergamo per bancarotta semplice. Senza la moglie emigra nel febbraio 1930 a Marcinelle (Belgio) dove gestisce un caffé con pensione, il ‘Caffé Verona’, commercia vini per conto di una casa spagnola e convive con Igina Piccoli, nata a Tregnago (Vr) il 27.2.1898 e separata da Daniele Gaeta. Dal R. Consolato di Bruxelles viene segnalato alla Questura di Bergamo e al Cpc come antifascista violento e pregiudicato per reati contro la proprietà. Per qualche tempo risiede a Chatelet, forse anche a Rotterdam. Il 30.12.1932 in seguito ad amnistia viene revocato l’ordine di cattura nei suoi confronti, per cui l’8.9.1933 il Consolato italiano di Charleroi, in Belgio, gli concede il permesso di rimpatrio temporaneo. Moretti rientra in Italia pochi giorni dopo, il 12.9.1933. Subito fermato a Como, viene tradotto a Bergamo. Interrogato in Questura insieme alla moglie Angelina Gargantini, dichiara di essere emigrato per Marcinelle non appena avuto il passaporto, rilasciato il 15.2.1930 dalla questura di Bergamo, perché munito di contratto di lavoro procuratogli dai sindacati fascisti. A Marcinelle ha lasciato in gestione il ‘Caffé Verona’ a Igina Piccoli. Il 22.9.1933 viene ammonito perché ritenuto antifascista. Nella circostanza Moretti afferma che l’imputazione di antifascismo deriva dalle accuse di un trentino, Angelo De Gerardi che, avendo litigato con Moretti a Chatelet per motivi di interesse, aveva giurato di vendicarsi denunciandolo come antifascista alle autorità italiane. Trasferitosi a Marcinelle dopo il litigio con De Gerardi, Moretti nega di essersi mai recato a Rotterdam, afferma di essere venuto in Italia per ragioni di salute e chiede di poter ritornare in Belgio per seguire i suoi interessi. Tre giorni dopo l’ammonizione, il 25.9.1933, il fascista Alessandro Ghisleni di Bergamo, iscritto al Pnf dal 1920 e residente a Bergamo in via S. Orsola 6, dichiara di conoscere personalmente Moretti, il quale “non ha mai agito male nei confronti delle Istituzioni del Regime e fu anzi un ottimo fiduciario dei Sindacati Fascisti degli Edili”. Il 3.10.1933 gli viene rilasciato di nuovo il passaporto, e il 13.10.1933 riparte per Charleroi. Rientra in Italia il 6.2.1934, forse per farsi curare e per indurre la moglie ad unirsi di nuovo a lui raggiungendolo in Belgio. Si reca a Torre Boldone (Bg) anche se risiede in via Longuelo 30 presso Giovanni Rossi, e ritorna il Belgio il 20.2.1934. É di nuovo a Bergamo nei primi giorni del marzo 1934. Alloggia all’albergo Piemontese ma non avverte la moglie della sua presenza e il 12.3.1934 riparte per il Belgio. Nel 1937 presenta domanda di iscrizione ai Fasci all’estero, rifiutata per i suoi trascorsi. Allo scoppio del conflitto mondiale in Belgio chiede al Consolato italiano di Charleroi il visto per il rimpatrio definitivo, concesso il 13.5.1940, e il giorno dopo parte definitivamente per Bergamo, dove abita in via A. Da Rosciate 33 insieme alla moglie. Dal 6.6.1940 è impiegato nella cooperativa Dalmine. Per la sua adesione a tutte le manifestazioni fasciste, nel giugno 1941 ottiene l’iscrizione al Pnf con anzianità dal 3.3.1925 quale ex-combattente e il 28.6.1941 viene radiato al novero dei sovversivi. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. Cpc, b. 3408, 1931-1941. (G. Mangini, R. Vittori)