Ghisleri Arcangelo

geografo
insegnante
giornalista
pubblicista
nascono le gelosie e i ripicchi, i dispetti, quando non è di peggio come necessario corollario della lotta per la vita. Forse, in questi periodi, vive più tranquillamente chi, come l’Amleto, si affida alla… Provvidenza”. Il 19.7.1934 veniva intercettata una lettera scritta da Livorno il 13.9.1934 e inviata dal maestro elementare repubblicano Garibaldo Tevené, figlio dell’insegnante livornese repubblicano Pilade, che spedisce a Ghisleri lo stralcio di un articolo pubblicato sul giornale francese «Echo de Paris». Il 16.8.1934 la Questura di Parma intercettat la corrispondenza di Alfredo Bottai, definito “antifascista repubblicano” domiciliato a Parma ma residente alla Spezia, con una persona che non viene identificata ma che è residente a Bergamo in via Santa Lucia 4 e per questo chiede lumi alla Questura di Bergamo, che provvede subito ad identificare Ghisleri. Sul n° del 5.4.1935 del giornale «Giustizia e Libertà» compare un breve articolo intitolato ‘La magnanimità del Duce’ a proposito dell’ottantesimo compleanno di Ghisleri. Questo il testo: “Ha recentemente compiuti gli ottant’anni il prof. Arcangelo Ghisleri, noto repubblicano e scienziato di valore. Da una lettera da Milano apprendiamo che il mattino del compleanno dell’ottuagenario, un commissario di polizia si presentò a lui, a Bergamo, dove risiede, per comunicargli che la bontà dell’incommensurabile duce aveva disposto che da quel giorno cessasse la vigilanza speciale di cui l’austero vegliardo era stato fatto fino allora oggetto. Magnanimo dittatore, cui Arcangelo Ghisleri non fece paura che sino a quando ebbe 79 anni e 364 giorni!”. Il 12.5.1935 la Prefettura di Milano informa della pubblicazione di tale articolo quella di Bergamo e il Ministero dell’Interno. Il 17.5.1935 il questore di Bergamo scrive al Ministero dell’Interno e al prefetto di Milano dicendo che quanto scritto nell’articolo è completamente falso. Questa vicenda ha un ulteriore risvolto. La settimana dopo, infatti, cioè il 19.5.1935, il maresciallo di 1a classe Salvatore Manganaro, comandante la stazione dei Cc di Bergamo scrive al questore di Bergamo a proposito di una dichiarazione di Ghisleri, che afferma di non avere corrispondenza con l’estero, di non essersi mai accorto di essere vigilato e di non aver mai avuto notifica a casa sua che la vigilanza su di lui era stata tolta. Il 26.6.1935 da Milano l’Ispettore Generale di Ps scrive al questore di Bergamo una lettera riservata, nella quale si esorta al controllo assiduo della corrispondenza di Ghisleri, avendo intercettato una sua lettera del 21.5.1935 all’avvocato repubblicano Ernesto Re, residente a Milano in via Luca Beltrami 2, allegata in copia fotografica, nella quale si sospettano essere presenti riferimenti massonici:
“Berg.o 21/5.35 – Caro Amico, – Mando la sua lettera al Pirolini, ma nel medesimo tempo declino la proposta che il depositario del libretto sia io – ciò ch’è assurdo, essendo io il più vecchio: se io muoio, a chi va? – Di quel lascito io mi sono sempre opposto che si sminuisse e se ne distraesse una parte per altre istituzioni o per mandarlo all’estero – ed auguro che rimanga in Italia. – Nella storia di questo periodo agitato può accadere l’imprevedibile (tre anni fa chi avrebbe preveduta l’attuale amicizia italo-francese?). – Potrà presentarsi, impreveduta, anche una mutazione di rapporti col Vaticano, da offrire l’occasione di far servire quel lascito De Natino a scopi conformi alle intenzioni del testatore. Questo è il mio pensiero: che intanto i denari rimangano a Milano a disposizione dell’imprevedibile. – S’intenda Ella col D.r Veratti, a cui mostrerà questa lettera e che La prego di salutare per me. Un notaio che riceva in deposito condizionato il libretto credo si possa sempre trovare. – Cordiali saluti anche dalle mie figlie anche a’ suoi cari dall’aff.o Ghisleri”.
Subito la DGPS si attiva e il 30.10.1935 comunica ai prefetti di Milano e di Bergamo l’identificazione delle persone nominate nel testo della lettera di Ghisleri, chiedendo di accertare il significato, massonico o meno, del lascito De Natino. Il 16.11.1935 il prefetto di Bergamo, dopo l’indagine dell’agente Sante Jacobazzi, scrive alla Prefettura di Milano e alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza di Roma che Ghisleri non ha mai appartenuto alla disciolta loggia massonica di Bergamo e che, data l’appartenenza repubblicana di Ghisleri, Re e Pirolini, è probabile si tratti di un lascito di un vecchio repubblicano, non di una loggia massonica. La stessa conclusione viene tratta dalla Prefettura di Milano il 24.1.1936. Il 26.10.1936 il brigadiere Calanca, che in precedenza l’aveva consigliata, non ritiene opportuna la radiazione di Ghisleri dallo schedario dei sovversivi. Tra le carte conservate nel fascicolo è presente anche un documento molto interessante. Si tratta di una nota riservata del 5.3.1937, inviata dal Prefetto di Bergamo Giuseppe Toffano al questore, che si riferisce ad un’iniziativa del Ministero per la Stampa e la Propaganda. Si tratta della realizzazione di una vera e propria schedatura professionale e politica dei più noti giornalisti italiani, coinvolgendo per questo tutte le Prefetture, ciascuna delle quali, con l’aiuto delle singole Questure, è chiamata a raccogliere e tenere aggiornate le informazioni non solo sui giornalisti professionisti, ma anche sui praticanti e sui pubblicisti iscritti all’albo professionale, “per avere in evidenza, ai fini di un’immediata consultazione, il ‘curriculum vitae’ di ciascuno, accompagnato da un cenno sulla condotta morale e politica”. Il documento prefettizio specifica poi più precisamente come debba essere realizzata la schedatura: “Agli effetti di questo servizio biografico verrà aperto un fascicolo per ciascun giornalista, contenente due cartelle di indicazioni fondamentali che si completano a vicenda. In una saranno riportati i dati anagrafici e quelli sulla carriera professionale, politica e militare dell’interessato, forniti dalle organizzazioni sindacali dei giornalisti. Nell’altra – di carattere riservatissimo – saranno invece trascritte le informazioni: a) sulla condotta morale e politica; b) sui precedenti politici; c) sulla capacità professionale; d) sugli eventuali incarichi giornalistici e non giornalistici disimpegnati; e) sullo stipendio ed eventuali altri proventi anche extra-professionali di cui ognuno dispone”. La nota della Prefettura sottolinea il fatto che, trattandosi di informazioni delicate, “che possono esercitare un notevole peso nella valutazione dei lavori dei singoli interessati”, le relative informazioni devono essere raccolte in modo scrupoloso “a cura di un funzionario adatto allo scopo”. Oltre a ciò e a scanso di equivoci, la nota fornisce ulteriori criteri ai quali i funzionari di Questura dovranno attenersi:
“nel «giudizio sulla condotta morale e politica» dovrà essere indicata la fede fascista, il tenore di vita, l’eventuale tendenza a contrarre debiti. Nei «precedenti politici», per coloro che ne hanno, dovrà essere segnalato l’atteggiamento assunto in passato nei riguardi del Fascismo con l’indicazione dei partiti politici cui eventualmente l’interessato ha appartenuto. Nel «giudizio sulla capacità professionale» dovrà essere precisata la estimazione che il giornalista gode nell’ambiente professionale. Infine occorre specificare se la persona di cui si tratta ha altri incarichi giornalistici e non giornalistici – stipendio ed altri eventuali introiti ecc. – al fine di poter stabilire se l’interessato ha cumuli di incari hi retribuiti”. I giornalisti della provincia di Bergamo che vengono individuati per la realizzazione delle schede da parte della Questura sono 18, indicati nell’ordine: Pier Mauro Valoti, Umberto Ronchi, Giovanni Battista Pesenti, Giulio Pavoni, Renzo Larco, Carlo De Martino, Aldo Boffa, Ermanno Bersani, Filippo Fighera, Gino Visentini, Ferruccio Vecchi, Ezio Sangiovanni, Luigi Pelandi, Luisa Ferrazzi Passi, Giacinto Gambirasio, Camillo Fumagalli, Giovanni Banfi. Il diciottesimo e ultimo è appunto Arcangelo Ghisleri. Il funzionario di Questura incaricato di predisporre la scheda biografica di Ghisleri è Tito Calanca, che consegna la sua scheda il 20.3.1937 che, con qualche correzione di forma operata dal questore, viene inoltrata al prefetto il 21.3.1937. Questo è quanto viene scritto nella scheda di Ghisleri:
“Ghisleri Prof. Arcangelo, fu Luigi e Lodoli Barbara, nato a Persico il 5 settembre 1855, professore e disegnatore di geografia, qui domiciliato in via S. Lucia n° 4, durante la sua permanenza in questa città ha serbato buona condotta morale senza pregiudizi penali in questi atti. Politicamente è di spiccati sentimenti repubblicani e come tale sottoposto a vigilanza. Pur non dando luogo a speciali rilievi conserva la sua avversione al fascismo. Conduce in tenore di vita molto ritirato e non ha tendenze a contrarre debiti. Ha precedenti politici in questi atti inquantoché il Ghisleri ha militato in passato nel disciolto Partito repubblicano dimostrando un atteggiamento contrario al Fascismo. Egli è professore e disegnatore geografico e come tale è comproprietario della maggior parte delle pubblicazioni geografiche dell’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo con diritto ad una percentuale sulla vendita. E’ molto noto per le sue opere scientifiche e gode una larga estimazione nell’ambiente professionale. Non ha altri incarichi giornalistici o non giornalistici né atri introiti, all’infuori delle percentuali spettantigli sulla vendita delle pubblicazioni geografiche del predetto Istituto”. L’8.9.1937 Ghisleri è a San Pellegrino (Bg) presso la casa di Cura Quarenghi. Il Questore di Bergamo chiede gli venga segnalata la partenza di Ghisleri da San Pellegrino. Il 23.9.1937 i Cc. di Zogno segnalano quanto richiesto e annotano che “qui ha mantenuto buona condotta”, mentre il 27.9.37 l’agente Santovito segnala che “il sovversivo in oggetto è giunto a Bergamo”. Nel fascicolo è presente la copia di un articolo dell’«Eco di Bergamo» del 5.2.1938 sulle onoranze tributate a Ghisleri, in calce al quale un appunto manoscritto della Questura chiede quando e dove si terranno tali onoranze. In un suo rapporto del 15.2.38, Calanca riferisce che avranno luogo nel settembre 1938, in occasione dell’82° compleanno di Ghisleri, con una pubblicazione di studiosi di Geografia, che si recheranno da lui per donargli copia della pubblicazione, ma ciò non avviene, perché il 19.8.1938 Ghisleri muore nella sua casa di Bergamo in via Santa Lucia 4. Nel fascicolo è conservata anche una copia del giornale «La Voce di Bergamo» di sabato 20.8.1938, con l’annuncio della morte avvenuta il giorno precedente. I funerali si tengono la domenica 21.8.1938 partendo dall’abitazione e si svolgono in forma laica. La Questura di Bergamo incarica il brigadiere Luigi Guidolotti di seguire la cerimonia e di riferire sui partecipanti. Il rapporto di Guidolotti (che per intendere ‘estinto’ scrive ‘istinto’) viene redatto lo stesso giorno: “oggi, dalle 11.15 alle ore 11.45, si sono svolti i funerali del defunto Ghisleri Arcangelo, con intervento di circa 100 persone, fra i quali si notavano gli ex massoni Baroni Baronio, Prof. Bizioli, avv. Vaiana, avv. Gennati, avv. Masi e Nosengo, più alcuni amici dell’istinto venuti da altre città, nonché diversi impiegati dell’Istituto Arti Grafiche. Il corteo senza entrare in chiesa e senza alcun prete, per via Santa Lucia, via Statuto, via Garibaldi si è portato alla Rotonda dei Mille, qui il Prof. Spallicci di Milano ha pronunziato parole in memoria dell’istinto. Di qui il corteo scortato da 15 macchine si è diretto al Cimitero unico ove veniva subito cremato. Nessun incidente”. Nel fascicolo sono presenti anche 3 copie della fotografia di Ghisleri: un originale con firma autografa e due copie fatte eseguire alla Questura di Brescia nel dicembre 1933 e restituite alla Questura di Bergamo con l’originale il 16.12.1933. ASCr, Fondo Questura – Sovversivi, b. 66, fasc. 1513. Cpc, b. 2368, 1898-1934, scheda biografica, materiale a stampa. (G. Mangini)
(padre)
di Michele e Rosa Mondini, nato a Persico (Cr) nel 1830, morto a Casalbuttano ed Uniti (Cr) il 18.7.1900.
(madre)
Nata a Genivolta (Cr) nel 1830, morta a Casalbuttano ed Uniti (Cr) in via Naviglio 2 il 16.1.1895
(fratello)
Nato a Polengo di Casalbuttano nel 1863, maestro elementare, socialista, sposato con Edvige Ardigò, dalla quale ha 9 figli. Cpc, b. 2368, 1929-1929.
(sorella)
Nata nel 1864, morta il 29.9.1888.
(sorella)
Nata a Casalbuttano nel 1868, vi muore il 20.8.1887. Il fratello Arcangelo ne scrive un breve necrologio: ‘Luigia Ghisleri. Necrologio’, «Cuore e critica», a. I, n. 8, agosto 1887, p. 160.
(moglie)
Nata nel 1859 a Piario, sposata a Bergamo il 28.8.1881, morta a Bergamo il 5.12.1920.
(figlio)
Nato a Cremona il 2.6.1882, morto pochi mesi dopo a Treviglio, dov’era a balia.
(figlio)
Nato a Cremona il 26.11.1883, morto a Cremona nel 1871.
(figlio)
Nato a Piario (Bg) il 29.12.1884, morto a Matera il 2.4.1887.
(figlia)
Nata a Matera il 2.12.1885, gemella di Ugo, morta a Bergamo nel 1959.
(figlio)
Nato a Matera il 2.12.1885, gemello di Aurora, morto nel gennaio 1888.
(figlio)
Nato a Bergamo il 15.8.1889, morto a Torino nel 1971.
(figlia)
Nata a Bergamo in via Solata 8 il 21.8.1891, morta a Rovetta il 13.7.1893.
(figlia)
Nata a Cremona il 25.3.1893, morta a Bergamo il 28.1.1974.
Casalbuttano
Lombardia
Italia
(1855 – 1879)
Bergamo
Lombardia
Italia
(1879 – 1882)
Napoli
Campania
Italia
(1882 – 1883)
Matera
Basilicata
Italia
(1884 – 1886)
Savona
Liguria
Italia
(1886 – 1888)
Bergamo
Lombardia
Italia
(1888 – 1892)
Cremona
Lombardia
Italia
(1892 – 1898)
Lugano
Canton Ticino
Svizzera
(1898 – 1902)
Bergamo
Lombardia
Italia
(1902 – 1914)
Lugano
Canton Ticino
Svizzera
(1914 – 1921)
Bergamo
Lombardia
Italia
(1921 – 1938)
1928/12/06
– 1928/12/10
La sera del 6.12.1928 durante l’esecuzione della ‘Marcia Reale’ e dell’inno fascista ‘Giovinezza’ al Teatro Nuovo di Bergamo, mentre tutto il pubblico è in piedi, Ghisleri e la figlia Elvezia rimangono seduti. Il 10.12.1928, chiamato a giustificare il suo comportamento, dichiara “che egli era, nel momento in cui suonavano la ‘Marcia Reale’ e l’inno ‘Giovinezza’ completamente assorto ed assente con lo spirito, mentre la figlia, malata, non era in grado, se non con grave incomodo, di alzarsi in piedi. Soggiunse comunque che non ebbero né lui, né sua figlia, minima intenzione di opporsi o protestare contro manifestazioni patriottiche”.
1929/01/29
– 1929/01/29
Il 29.1.1929 la Prefettura di Milano comunica a quella di Bergamo che dall’ufficio milanese di revisione postale è stata sequestrata copia del giornale «Avanguardia», edito a Lugano e la cui direzione è erroneamente attribuita a Ghisleri.
1933/11/12
– 1933/11/12
Viene richiesto dalla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza al Prefetto di Bergamo il ripristino della sorveglianza di Ghisleri dato che nel luglio 1929 si è recato in Svizzera e viene sospettato, in quella occasione, di avere cercato contatti con fuorusciti antifascisti, tra i quali Randolfo Pacciardi, Giobbe Giopp ed Eugenio Chiesa.
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 3631, fasc. 001434
(antifascista)
ACS, Cpc, b. 2419
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 1301
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 4897, b. 063073
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 465
(repubblicana)
ACS, Cpc, b. 5143, fasc. 123814
(repubblicano)
(socialista)
ACS, Cpc, b. 2708
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 5033, fasc. 026162
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 3110
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 5483, fasc. 044737
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 5089, fasc. 064250
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 5089, fasc. 064251
(repubblicano)
ACS. Cpc, b. 790
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 4251
(repubblicano)
ACS, Cpc, b. 4002
foto segnaletica polizia
fotografie scattate dagli organi di polizia
corrispondenza
giornale quotidiano
Busta
2368,
Fascicolo
Busta
66,
Fascicolo
1513
Busta
581,
Fascicolo
riferimento pp. 39-80.
riferimento pp. 37-86.
riferimento pp. 19-58
riferimento pp. 39-94.
riferimento pp. 1-36.