Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bonate Sotto (Bg) il 26.9.1875, sacerdote. Parroco di Tavernola Bergamasca (Bg) della vicarìa di Predore (Bg) dal 1915 al 1932. Allo scoppio della prima guerra mondiale è contrario all’intervento dell’Italia in guerra. Si pone come punto di riferimento per operai e contadini locali ed è sospettato di essere seguace delle posizioni di Romano Cocchi, anche se in una lettera di don Cavagna al vescovo di Bergamo Luigi Maria Marelli, il sacerdote sembra prenderne le distanze. E’ ostile al fascismo fin dal suo nascere e per questo i fascisti di Tavernola, in particolare Antonio Capuani, fanno pressioni sul vescovo perché lo rimuova dal suo incarico, proprio com’era già successo con don Francesco Carminati. Il forte sostegno popolare e l’indiretto sostegno del comando dei Cc di Tavernola consentono a don Cavagna di non avere conseguenze per le sue posizioni, che in una processione del 1927 si manifesta chiaramente, dato che il sacerdote fa innalzare il vessillo delle Leghe bianche, da tempo soppresse dal fascismo. Segnalato come antifascista, nel novembre 1930 le autorità fasciste ne chiedono il confino per aver pronunciato frasi oltraggiose nei confronti del capo del Governo e del fascismo, ma don Cavagna viene soltanto diffidato . Durante le funzioni religiose dell’ 8.12.1930 incita gli operai a non presentarsi al lavoro in quel giorno festivo. Allo stesso modo, in occasione della concomitanza tra la messa solenne e l’anniversario della marcia su Roma, il 28.10.1931 la manifestazione celebrativa fascista si rivela un insuccesso perché la popolazione è a messa e non alla manifestazione. Con provvedimento ecclesiastico del 13.5.1932 viene nominato titolare del Beneficio Parrocchiale di S. Stefano Protomartire di Fara Olivana (Bg), dove sembra assumere posizioni più concilianti con il fascismo. Viene anche nominato Cavaliere della Corona d’Italia. Radiato il 5.7.1933. Nel 1945 pubblica il volume “Fara Olivana. Memorie”, edito dalla Tipografia Vescovile Secomandi di Bergamo, (L. Citerio, G. Mangini, R. Vittori)