Borelli Luigi

operaio meccanico
Al momento dell’arresto Borelli viene perquisito e trovato in possesso di una carta d’identità intestata ad Angelo Borroni, di un distintivo del Pnf e di una chiave per una borsa. Durante il primo interrogatorio, avvenuto il 23.3.1932 nella Questura bolognese, Borelli dichiara di essere funzionario del Pci, ma aggiunge che non intende rivelare le ragioni della sua missione, i propri contatti e l’indirizzo del suo recapito, che la polizia ritiene trovarsi nei pressi del capoluogo emiliano. Nega di avere ricevuto materiale propagandistico da Carlo Rainoldi nell’agosto 1929 perché in quel periodo non era attivo come militante. Gli viene anche chiesto presso quale dei suoi compagni abbia trovato ospitalità quando, nel dicembre 1929 a Milano, era riuscito a sottrarsi all’arresto, e dove sia sua moglie, se a Covo presso i genitori o a Crescenzago, per essere interrogata da funzionari di Ps. Borelli però non fornisce risposte. L’obiettivo degli inquirenti fascisti è quello di ricostruire tutta la rete dei contatti di Borelli, per questo, stante il suo silenzio, perla polizia fascista diviene importante interrogare sua moglie per sapere da lei, tacendole l’avvenuto arresto del marito, almeno i nomi dei suoi compagni di Milano. Le indagini si allargano così anche agli operai ex-compagni di lavoro di Borelli licenziati dopo il gennaio 1930 e trasferiti altrove. Nell’aprile 1932 i Cc di Romano di Lombardia e la Questura di Bergamo comunicano che la moglie risiede a Crescenzago in via Magistretti 8, dove lavora come domestica presso una famiglia di agricoltori in Cascina Faipò. Tuttavia, la Pizzetti deve essere stata informata per tempo dell’arresto del marito e della volontà della polizia fascista di interrogarla, perché, in una vera e propria corsa contro il tempo, si affretta ad affidare il figlio Giacomo ai suoceri e ad allontanarsi dall’Italia, emigrando in Urss grazie ai contatti del Pci, dove giunge nel giugno 1932, sottraendosi in tal modo all’interrogatorio. Dopo essere stato nuovamente interrogato il 28.5.1932, quando conferma le dichiarazioni fornite nel primo interrogatorio, il 13.7.1932 la Commissione Istruttoria, presieduta dal generale di divisione Achille Muscarà, affiancato come giudice relatore da Giacomo Buccafurri, rinvia Borelli davanti al Tribunale Speciale per rispondere di numerose accuse: associazione sovversiva, propaganda sovversiva, organizzazione e direzione di associazione sovversiva, espatrio clandestino a scopo politico, falsificazione di documenti. Il 22.5.1933 il Tribunale Speciale si riunisce per deliberare sulla vicenda di Borelli sotto la presidenza del generale di divisione Augusto Ciacci con il giudice relatore Giovanni Presti. Per i reati che gli vengono attribuiti, Borelli viene condannato a 5 anni di reclusione e al pagamento delle spese accessorie di 300 lire, alla libertà vigilata e al pagamento delle spese processuali. Tuttavia, in virtù di un’amnistia e di un indulto nel frattempo intercorsi con RD del 5.11.1932, 3 dei 5 anni di pena gli vengono condonati. Borelli deve così scontare 2 anni di carcere: detenuto dal 21.3.1932, trascorre di due anni nel carcere di Civitavecchia, da dove viene liberato il 21.3.1934 e tradotto a Crescenzago, dove giunge il 29.3.1934 e sottoposto al regime di libertà vigilata per un anno. La moglie, nel frattempo, è ricoverata in una clinica per malattie neuropatologiche in Urss. Borelli si attiva per favorire il rientro della donna in Italia e si avvale per questo dell’ex-deputato comunista Anselmo Marabini, rifugiato appunto in Urss, che nel novembre 1934 si rivolge all’Ambasciata italiana a Mosca, chiedendo il rilascio di un passaporto utile a far rientrare in Italia la Pizzetti, appena dimessa dalla clinica. Con il parere favorevole del Cpc al rilascio del passaporto, espresso il 15.3.1935, il rientro avviene l’8.4.1935. Nell’ottobre 1935 Borelli è segnalato come irreperibile, perché nel frattempo si è trasferito clandestinamente in Francia. Stando però alla ricostruzione effettuata da Paolo Spriano nel 5° volume della sua Storia del partito comunista italiano, dedicato a I fronti popolari, Stalin, la guerra, ciò è avvenuto prima, dato che già nel marzo 1935, cioè prima del rientro della moglie in Italia, Borelli risulta candidato a far parte della direzione del Centro estero del Pci a Parigi, mentre nel settembre 1936 partecipa alla sessione del Comitato Centrale del Pci. Borelli in Francia usa lo pseudonimo di ‘Via’. Il 10.12.1937 sua moglie da Milano gli scrive una lettera, che però viene intercettata dalla polizia postale fascista e che ora si trova nel fascicolo personale della Pizzetti conservato al Cpc. Nella lettera, citata in un saggio di Patrizia Gabrielli del 2004, Pizzetti formula un giudizio molto duro della situazione italiana sotto il fascismo: “Che la miseria e la disoccupazione aumenta giorno per giorno in questo paese, in questa Italia, famata e imperiale e stop. Hanno preso l’impero; hanno fatto la raccolta dell’oro, hanno spogliato tutti per questa benedetta patria e non si vede nessun benessere nella Nazione anzi si può dire che si fa fame e si soffre tanto perché non possiamo dire la nostra ragione. 15 anni di fascismo e un anno di impero e si mangia il pane nero”. Tra febbraio e marzo 1938 viene arrestato un gruppo di operai della Breda, della Marelli e di altre fabbriche, che facevano riferimento a Luigi Elli, capo reparto Breda, il quale era stato in Francia a prendere contatto con dirigenti del Pci, in particolare con Borelli. Questi partecipa ai lavori del Comitato Centrale del Pci dal 12 al 16.3.1938. Per breve tempo risiede a Nizza in boulevard Carnot 188 sotto il falso nome di Oreste Innocenti, poi rientra a Parigi. Spriano informa anche che, a conclusione dell’inchiesta svolta da Giuseppe Berti all’interno dell’organizzazione comunista per scoprire le lacune e i difetti inerenti le modalità di relazione con l’Italia, viene decisa l’espulsione di Borelli dal partito. Il 14.6.1939 il Tribunale Speciale spicca nei suoi confronti il mandato di cattura n° 123 come imputato di delitti contro la Stato. In BR e RF nel 1939. Nel febbraio 1940 risulta a Montpellier, come risulta dal suo indirizzo scritto su di una sua lettera indirizzata alla moglie e intercettata dalla polizia fascista. Ancora ricercato nel dicembre 1942. La vicenda giudiziaria di Borelli si chiude solo il 27.1.1961 con un’ordinanza del Tribunale Militare Territoriale di Roma, che concede il beneficio dell’amnistia emanata con RDL n. 719 il 17.11.1945 e che dichiara, contemporaneamente, estinto il diritto dell’Erario di recuperare le spese di giustizia. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia in triplice posa del 1932. Cpc, b. 751, 1930-1941. (G. Mangini, R. Vittori)
(padre)
(madre)
(moglie)
Nata a Covo il 6.8.1906, si sposa a Milano l’1.10.1927, morta a Milano il 25.12.1985.
(figlio)
Nato nel 1930.
Covo
Lombardia
Italia
(1902 – 1925)
Crescenzago
Lombardia
Italia
(1925 – 1930)
Parigi
Francia
(1930 – 1931)
Bologna
Emilia
Italia
(1931 – 1932)
Civitavecchia
Lazio
1932
penitenziario
(1934 – )
Crescenzago
Lombardia
Italia
vua Magistretti 8
(1934 – 1935)
Parigi
Francia
(1935 – )
1929/12/14
– 1929/12/14
Due agenti di Ps si presentano nella fabbrica dove lavora Borelli per arrestarlo, ma lui riesce a fuggire e nel febbraio successivo si trasferisce in Francia.
1931
– 1932
Nel corso del 1931 rientra clandestinamente in Italia per contribuire alla riorganizzazione del Partito comunista, fino al suo arresto nel 1932.
1932
– 1934
Trascorre due anni di prigione a Civitavecchia.
1935
Emigra clandestinamente in Francia.
1936
Nella seconda metà degli anni Trenta a Parigi viene espulso dal Partito comunista.
(1932 – 1934)
Condannato a 5 anni di reclusione dal Tribunale Speciale, ottiene un condono di tre anni per amnistia e sconta i residui due anni a Civitavecchia.
(comunista)
ACS, Cpc, b. 4209
(comunista)
ACS, Cpc, b. 2175
(comunista)
ACS, Cpc, b. 2345
(comunista)
ACS, Cpc, b. 3046
(comunista)
ACS, Cpc, b. 3184
(comunista)
ACS, Cpc, b. 2898
(comunista)
(comunista)
(comunista)
ACS, Cpc, b. 5061
(comunista)
fotografia in triplce posa scattata dagli organi di polizia
Busta
751,
Fascicolo
riferimento p. 353
riferimento p. 16
riferimento pp. 49-57
riferimento p. 245
riferimento p. 98
riferimento p. 123